Con l’ultimo attracco della «Aidablu» della flotta Aida, si è chiusa la stagione crocieristica 2025 del porto di Taranto, inserito tra gli scali di riferimento nel Mediterraneo orientale. Un anno di consolidamento, nonostante una flessione nel numero complessivo di passeggeri, dovuta – come spiega la general manager di Taranto Cruise Port, Raffaella Del Prete – «alla decisione di Costa Crociere di accorciare la stagione con riferimento all’itinerario che include la Grecia e quindi Taranto».

Dall’8 aprile, con l’arrivo della «Island Princess» di Princess Cruises, fino al 21 settembre, ultimo scalo della «Fascinosa», sono stati 35 gli approdi di sette compagnie internazionali: Costa Crociere, Princess Cruises, Azamara, Tui Cruises, Windstar, P&O Cruises e Aida. «Il bilancio – afferma Del Prete – è positivo. Siamo cresciuti nella tipologia di navi. Costa, che sposta migliaia di ospiti, ha confermato Taranto come porto di imbarco e sbarco. Abbiamo avuto un buon mix di linee tra Windstar Cruises e compagnie che hanno una disponibilità cabine più ampia come Costa».

Secondo i dati dell’Autorità portuale del Mar Ionio aggiornati a settembre, nei primi nove mesi del 2025 sono transitati 120.925 passeggeri, circa 10mila in meno rispetto al 2024, quando erano stati 131.989 (luglio è stato il mese migliore con un +2,1 per cento, da 30.724 a 30.908 passeggeri). Un calo considerato «fisiologico» per un porto che ha intrapreso la via delle crociere da pochi anni, prima con MSC e poi con Costa.

Tuttavia, Del Prete invita la città a fare di più: «Nelle poche ore di sosta, le città devono dare il meglio di sé. È come un appuntamento: ci si presenta al meglio, belli, freschi e puliti. Città accoglienti, con negozi aperti, strade curate e punti di interesse fruibili. Solo così il crocierista è invogliato a tornare».

La manager lancia un appello concreto al commercio locale: «Molti mi dicono che i crocieristi scendono al mattino e poi non li vediamo più. Ma se i negozi sono chiusi, cosa dovrebbero fare? Tornano a bordo, non per mangiare gratis, ma perché non trovano nulla aperto. Se la nave riparte alle 19, i passeggeri devono essere a bordo un’oretta prima. Se un negozio apre alle 17, chi mai aspetterà due ore davanti alla serranda chiusa? Basta restare aperti nei 35 giorni di scalo, non tutto l’anno. O, in alternativa, organizzare mercatini locali, magari in piazza Garibaldi, con prodotti tipici o artigianato. Per i turisti del Nord Europa la varietà di frutta fresca o di oggetti artigianali è una sorpresa. Mostriamo ciò che abbiamo».

Ma la novità più importante riguarda il futuro del terminal crociere. «Abbiamo già presentato all’Autorità di sistema portuale un progetto per un nuovo terminal permanente, che non sia da smontare e rimontare ogni stagione come accade ora» spiega Del Prete. «Il Falanto non è pronto e, anche se lo fosse, non è adatto al business crocieristico».

Per il Falanto, peraltro, ci sarebbe anche un contenzioso in atto. Il nuovo terminal sarà realizzato «sulla banchina – spiega ancora Del Prete – sulla quale già operiamo. Venerdì scorso c’è stato l’Italian Cruise day a Catania, evento italiano più importante per le crociere. Io non posso spingere per destagionalizzare Taranto perché senza terminal non si può. Ed è un peccato. Speravo di poterlo costruire per essere pronti per la stagione 2026. Continuo a sperare, ma la vedo difficile insomma».

Le crociere, sottolinea Del Prete, sono un volano economico anche oltre l’immediato turismo. «Si pensa spesso alle crociere come un business isolato. Non è così. Molti crocieristi restano in città autonomamente, altri scelgono escursioni organizzate. Ma non è solo questo: le navi si riforniscono di acqua, olio, vino, e conferiscono rifiuti. Ogni arrivo muove 15-20 camion per le forniture. È logistica, movimentazione, lavoro. E poi c’è l’effetto indiretto: gli albergatori mi dicono che gli hotel sono pieni nei giorni precedenti e successivi agli arrivi di Costa. Chi parte da Taranto arriva prima e chi sbarca resta ancora un po’. La crociera genera ricchezza anche quando la nave non c’è più».

C’è anche un ritorno sul lungo periodo: «I dati dicono che la maggior parte dei crocieristi torna da sola, negli anni successivi, nelle città visitate. Le crociere sono un assaggio della destinazione».

Il porto ionico continua a consolidare la collaborazione con Costa Crociere, che ha già confermato Taranto per la stagione 2026, e ha pianificato scali anche nel 2027 e 2028 con la nave «Serena». La «Fascinosa», protagonista anche quest’anno, ha offerto ai viaggiatori itinerari tra Grecia, Malta e Sicilia con partenza e arrivo nel capoluogo ionico.

L’Autorità di sistema portuale, Taranto Cruise Port e Costa Crociere lavorano in sinergia per rafforzare i servizi e la formazione nel comparto. Sono già stati avviati percorsi formativi per creare nuove figure professionali legate al turismo crocieristico.

A salutare la partenza della «Aidablu», un suggestivo spettacolo di luci ha illuminato il porto, simbolo di un arrivederci alla prossima stagione. «È stato un anno di consolidamento – conclude Del Prete – e di nuove prospettive. Taranto ha tutte le carte in regola per crescere ancora, ma serve un impegno collettivo. La crociera non è solo mare, è città, cultura, accoglienza. Tutti dobbiamo essere pronti a fare la nostra parte».

Spettacolo pirotecnico per l’ultima nave da crociera che lascia il porto di Taranto

*foto Aurorità Portuale (1-2) e Paolo Occhinegro (3-4-5)

One Response

  1. Ma quelsanapjzz di sindacuccio si è già arreso alla nave rigassificatrice ,ma insomma sinistri si nasce ,no si può diventare ,essere dannati per l’eternità ,la nave drea ieri era ancora a Taranto , che città di me e di perdenti . Ci state letteralmente prendendo per i fondelli questa città è schiava di questo sistema e sarà sempre la più brutta d’Italia e non solo . Che tristezza gli spartani ,ahhhhh ahhhhh ahhhhh .

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