Ottomila euro lordi in media. È quanto guadagna un consigliere regionale eletto in Puglia. A pensar male si sbaglia ma spesso ci si azzecca. Quella del politico è diventata una vera e propria professione ormai. Anzi, qualcuno prova addirittura a fare il doppio lavoro: consigliere comunale e regionale, così non tornerà per un po’ ad alzarsi al mattino presto e magari a stare per strada.

Accade, dunque che a Taranto, dopo essere stati eletti, appena quattro mesi fa, in consiglio comunale ora si tenti il doppio salto in Regione (si vota il 23 e 24 novembre prossimi). La legge lo permette tranne nel previsto caso di incompatibilità con il ruolo di sindaco e di assessore in relazione a cariche istituzionali, con riferimento al territorio della Regione. Ed in tal caso sia Mattia Giorno (vicesindaco di Taranto con deleghe a progetti, opere e finanziamenti strategici, rapporti internazionali, grandi eventi, innovazione e politiche giovanili ) che Francesco Cosa (assessore alle attività produttive) dovrebbero rinunciare al loro incarico.

“Tradimento dell’elettorato”? Non sia mai proferire questa frase. La politica è al servizio del cittadino (ma anche della poltrona e dell’indennità, aggiungiamo).

Ed allora è tutto un proliferare di “C’è bisogno di una voce diversa in Regione” o “Taranto ha bisogno di far sentire la propria voce”. Si parla di modo diverso di servire la città per tranquillizzare le migliaia di elettori che hanno creduto. Il copyright è di Mattia Giorno, facciamo nomi e cognomi. Tra l’altro uno dei pochi politici preparati dell’ultima generazione e quindi magari gli si potrebbe anche credere.

E poi c’è chi non si presenta ma si espone, aggiungiamo spesso, come Annagrazia Angolano che sembra essere l’unico volto spendibile in un Movimento5Stelle alla ricerca di identità. L’ex giornalista professionista ha inanellato un filotto di candidature in poco tempo: Parlamento europeo, amministrative (candidata sindaca, ora siede in consiglio comunale) e regionali.  Lei “sceglie di continuare la sua battaglia in altre vesti”.

Cosi come il consigliere comunale Giampaolo Vietri, capogruppo FdI al Comune di Taranto, e i consiglieri comunali già consiglieri regionali uscenti Massimiliano Di Cuia e Massimiliano Stellato per Forza Italia, Vincenzo Di Gregorio per il Pd.

La carica degli ex

Per la Lega – che si presenta insieme a Udc, Nuovo Psi e Puglia Popolare, c’è l’ex parlamentare di Martina Franca Gianfranco Chiarelli.. ; Nel Pd figura Mino Borraccino ex consigliere regionale e consigliere del governatore Emiliano per l’attuazione del Piano Taranto. Per Alleanza Verdi e Sinistra, c’è l’ex parlamentare europea Rosa D’Amato. Per Avanti Popolari con Decaro Presidente sono candidati Michele Mazzariello, ex consigliere e assessore comunale di Taranto (che alle recenti amministrative si è candidato nello schieramento opposto a quello di centrosinistra, puntando le sue fiches su Tacente sindaco) e  Giovanna Tomai, ex consigliera e presidente del Consiglio comunale di Leporano. Nella lista «Decaro Presidente» è presente Fabrizio Quarto, ex sindaco di Massafra

I ricandidati

Oltre ai già citati Di Cuia, Stellato e Di Greogorio,ci sono Giacomo Conserva, capogruppo regionale e già vicesindaco di Martina Franca, Renato Perrini (FdI) l’assessore regionale uscente al Turismo, già sindaco di Laterza, Gianfranco Lopane nella civica  «Per la Puglia con Decaro»  e Antonio Scalera, consigliere regionale uscente di Palagiano per Patto Popolare,

Come sempre in campagna elettorale si attende la calata dei big che almeno stando ai primi appuntamenti girano al largo da Taranto, che pure sta vivendo un momento storico di assoluta importanza per quanto riguarda la vicenda del destino del siderurgico ma anche di quello del porto, senza dimenticare i tanti investimenti relativi ai Giochi del Mediterraneo, Pnnr e Just Transition Fund.

Big a rimorchio

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, assente dal capoluogo jonico da 5 anni, è attesa a Bari, mentre  Elly Schlein, numero uno del Pd sarà a Lecce e Giuseppe Conte, leader del M5S, sarà a Foggia.

Intanto, a parte i personalismi, in queste elezioni regionali di programmi e progetti se ne vedono con il lanternino così come si ascoltano con il lanternino gli appelli per far tornare alle urne gli elettori. E se questi appelli ci sono, appaiono poco convinti. Anche perché più gente va a votare e più si alza il range di voti necessari per essere eletti.

Conviene, infatti, a parecchi esponenti di questa nostra classe politica che continui ad astenersi dal voto un elettore su due. È quanto emerge, infatti, dalle percentuali di votanti di tre regioni andate alle urne recentemente: Marche 50,01%, Calabria 43%, Toscana 47.73%.

Si fa finta di allarmarsi pubblicamente per questo allontanamento dalla partecipazione attiva alla politica quando dietro le quinte, invece, in tanti pensano solo alla spartizione delle poltrone.

Se non è così, fateci cambiare idea. Con i fatti…

 

One Response

  1. Le poltrone ci sono e si chiamano seggi nelle istituzioni di governo locale, regionale e nazionale. Chi viene eletto/a ne occupa uno. Cosa c’è di sbagliato in questo? Poi ci sono le maggioranze e le minoranze come deciso da chi si prende la briga di votare. Chi governa male sarà giudicato male. Chi ha una condotta non coerente perderà consensi. È la democrazia e chi non vota fa esattamente il gioco di meno capaci e dei venditori di fumo o se si preferisce di tappeti. Poi, certo si può discutere delle indennità, la qualità delle proposte dei progetti portati avanti, ma questo per rafforzare la partecipazione e il controllo da parte dei cittadini, che, tanto per dire, sono in parte quelli che evadono il fisco, non pagano la TARI e buttano spazzatura in ogni dove, parcheggiano in doppia fila, etc. Domando e chiudo: può essere che a pesare male si indovina, ma non è a pensare male ci si auto assolve?

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