Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato lo scorso 10 ottobre, la verifica amministrativa della documentazione per l’eventuale futura Valutazione d’impatto Ambientale (VIA) sul progetto presentato dalla società Terminale di rigassificazione GNL Taranto s.r.l. Il Ministero ha avuto tempo sino allo scorso 25 ottobre per valutare la completezza della documentazione, e adesso procederà con la richiesta di eventuali integrazioni. Una volta avviata la procedura di VIA saranno pubblicate le carte relative alla documentazione soggetta a Valutazione Ambientale. Solo allora gli enti interessati, le associazioni e i cittadini potranno presentare osservazioni in questa fase.

Il progetto di realizzare un rigassificatore GNL nell’area portuale di Taranto non è nuovo. Il 12 gennaio del 2011, la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale VIA/VAS del ministero dell’Ambiente aveva espresso un pronunciamento interlocutorio negativo in merito alla compatibilità ambientale di un progetto per la realizzazione di un Terminale di Ricezione e Rigassificazione di Gas Naturale Liquefatto (GNL). Poi, il 6 settembre 2012 il ministero dell’Ambiente archiviò il procedimento di valutazione di impatto ambientale del terminale GNL e delle relative opere marine proposti dalla società Gas Natural.

Presentato nel 2004 dalla gasNatural Internacional SDG SA, soggetto proponente dell’opera, società del Gruppo gasNatural SDG SA., prevedeva la realizzazione di un Terminale di Ricezione e Rigassificazione di Gas Naturale Liquefatto (GNL), con capacità produttiva di gas naturale (GN) pari a 8,0 miliardi di Sm3 all’anno. L’investimento necessario per la realizzazione del progetto era stimato in 439.250.000 di euro. Stima basata su costi di mercato riferiti al quarto trimestre 2005, considerando che la realizzazione dell’impianto avvenisse istantaneamente, con un’attendibilità del 20%.

Il progetto venne bocciato per una lunga serie di lacune e di criticità messe in evidenza dalla commissione tecnica del ministero dell’Ambiente (chi vuole può rileggersi l’articolo linkato in fondo alla pagina).

La vicenda ritornò all’attenzione della Commissione bilancio e programmazione della Regione Puglia, presieduta da Fabiano Amati, il 7 marzo del 2022. In quell’occasione l’ex presidente dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio, Sergio Prete, relazionò su una serie di opzioni di produzioni energetiche con attenzione alle rinnovabili e carburanti alternativi, ricordando come già all’epoca sul GNL ci fosse un forte interesse a dotarsene da parte di molti porti italiani, su cui si stava lavorando, vista l’esistenza di navi alimentate con gas oltre alle verifiche all’epoca in corso sulla fattibilità di iniziare con piccoli impianti retroportuali.

Per ciò che riguardava il porto di Taranto, lo stesso Prete ricordò che Taranto ebbe già una proposta nel 2008, che però venne bocciata alla luce del nuovo impulso dato al porto, collocato all’interno della strategia regionale per l’impianto offshore eolico che ha immesso in rete un certo numero di megawatt per lo sviluppo di capacità produttiva da fonti rinnovabili. Oltre ai progetti riguardanti la realizzazione di una stazione di servizio utilizzando le condotte esistenti per poter rifornire i camion e i mezzi che lavorano all’interno del porto e piccole imbarcazioni. Sulla fornitura alle navi ancora il ragionamento era ancora embrionale, ma si era propensi a creare impianti da fonti rinnovabili all’interno del porto.

Dal marzo 2022 però, tante cose sono cambiate. E’ cambiato lo scenario internazionale con la guerra russo-ucraina e con esso la necessità per l’Italia di trovare nuove fonti di approvvigionamento del gas. Così come è cambiata, in peggio, la situazione dell’ex Ilva che si vuole traghettare verso una decarbonizzazione dell’attività produttiva dove il gas dovrebbe avere un ruolo centrale.

Lo scorso 7 agosto l’amministratore della società Terminale di rigassificazione Gnl Taranto s.r.l., Alberto Leopizzi, ha inviato una lettera a Comune, Regione e Ministero delle imprese e del made in Italy per comunicare l’avvio dell’iter autorizzativo col deposito presso la Direzione regionale dei Vigili del fuoco della relazione specialistica per il rilascio del Nof (nulla osta di fattibilità).

Il progetto di terminale è per un rigassificatore onshore, ancorché sito alla testa del Molo Polisettoriale, che recupererebbe parte dell’operatività, dato che, secondo l’autore, esso verserebbe “in stato di abbandono”. Parliamo della testa del Molo Polisettoriale, all’incirca 20 ettari sui 100 coperti dall’intera struttura portuale, inutilizzata già ai tempi di Evergreen.

Nella lettera viene anche spiegato che l’investimento ammonterebbe a 600 milioni di euro e la capacità sarebbe di 12 miliardi di metri cubi l’anno, comunicando anche disponibilità della società ad aprire al Comune per una partecipazione degli utili del Terminale.

Sempre secondo quanto illustrato nel documento, l’impianto dovrebbe sorgere a 6,5 chilometri dal centro urbano, 3,5 dal deposito Agip e 1,5 dalla linea di costa, distanze che – a detta della società – garantirebbero la sicurezza per le persone e per le cose. L’azienda sottolinea inoltre che il terminale non comporterà emissioni in atmosfera, utilizzerà acqua di mare nel rispetto ambientale e non interferirà con le operazioni portuali.

Di questo progetto si era parlato nel 2023, quando il quotidiano ‘La Verità’ riportò la notizia di come la francese Belenergia, società del cui board era stato membro Claudio Stefanazzi (ex portavoce del governatore Michele Emiliano e oggi deputato), dopo aver avviato il progetto del parco eolico Beleolico proprio nel porto di Taranto poi realizzato dalla Renexia del gruppo Toto, avesse acquistato una quota del 15% di Terminale di rigassificazione Gnl Taranto s.r.l. Lo scorso mese di luglio, come riportano anche alcuni siti di settore, ci sarebbe stata una mutazione della compagine azionaria, perché non solo Belenergia ha ceduto un 10% di quella quota, ma anche i due fondatori, Leopizzi e l’ex manager Eni Giuseppe Ciccarelli, avrebbero venduto le loro due tranche paritetiche alla società anonima svizzera Denali Gas Trading, che oggi quindi detiene il 95% del capitale.

Denali avrebbe a Ginevra solo una sede legale (dove hanno sede quasi tutte le società che nel mondo gestiscono il GNL) presso lo studio legale Croce & Associés, ma secondo alcune ricostruzioni formulate sulle stesse testate di settore, la testa sembrerebbe essere quella di Denali Investment & Energy Resources, gruppo africano avente sede fra Ciad e Nigeria. In Africa, del resto, ha operato per anni nel settore energetico la Medea Development, la società, anch’essa svizzera, di Ciccarelli, cui faceva capo anche una società omonima con sede alle Virgin Island, dove pure erano residenti diverse entità intermediate dallo studio Croce, come evidenziato dalle ricostruzioni sulle società offshore effettuate dall’Icj – International consortium of investigative journalist. Mentre Rina Consulting non ha dato riscontro alla notizia, circolata su stampa locale, della sua partecipazione alla redazione del progetto.

Dai 12 miliardi di metri cubi annui previsti dal progetto, si comprende che questo impianto non sarebbe solo a disposizione di una transizione a gas dell’Ilva (che nella lettera viene citato come “funzionale alle forniture del gas per la decarbonizzazione dell’ex ILVA e per ii territorio di Taranto”), ma anche perché “rivestirebbe un’importanza strategica per la sicurezza energetica nazionale ed europea”. “La realizzazione di un rigassificatore a Taranto si ritiene accettabile solo se soddisfa due parametri di base: ii volume di gas con forniture continue ed affidabili, e ii prezzo del gas; per soddisfare i due parametri fondamentali e necessario realizzare un impianto di rigassificazione a terra. Solo un Terminale on-shore consente di raggiungere questi obiettivi” si legge ancora nella lettera della società.

E’ infatti prevista la realizzazione di tre serbatoi di GNL per avere sino a 6 miliardi di metri cubi di gas per la decarbonizzazione del siderurgico, mentre il resto andrà verso il Nord Italia e il Nord Europa attraverso il nodo Snam di Palagiano.

Detto ciò, è chiaro che l’iter burocratico del progetto (qualora dovesse essere avviata la procedura di VIA) durerà diversi anni. Né è chiara al momento la consistenza reale di tale iniziativa. La sensazione è che molto dipenderà in primis dal futuro del siderurgico ex Ilva. Inoltre, bisognerà capire la fattibilità di un progetto simile visto che sorgerebbe in un’area fortemente industrializzata (dove sono già presenti impianti sottoposti alla direttiva Seveso) e la ricaduta ambientale e sanitaria dello stesso. Senza tralasciare l’aspetto politico, visto che l’attuale classe dirigente del nostro territorio lascia alquanto a desiderare in termini di competenza su tematiche così complesse. Già ancora prima di iniziare insomma, i dubbi sembrano molti di più delle certezze.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/07/rigassificatore-a-taranto-si-no-forse/)

5 Responses

  1. Buongiorno
    Sig Leone e Sig.ri lettori.
    Sig Bitetti Sindaco di Taranto
    Sig ri presunti ambientalisti
    Vi consiglio di leggere RID di novembre 2025.
    Hanno pubblicato un articolo a firma Claudio Boccalatte “Il ruolo dei rigassificatori per la sicurezza energetica dell’ Italia”.
    Ebbene una rivista dedicata alla difesa e alle forze armate ha ritenuto opportuno pubblicare questo articolo proprio perché la sicurezza energetica è parte integrante della sicurezza dell’ Italia.
    La necessità di diversificare le fonti di approvigionamento di gas naturale ci costringe ad aumentare la capacità complessiva di rigassificazione del paese .
    A Taranto serve la nave rigassificatrice per risolvere il problema della decarbonizzazione della Ex Ilva e per aumentare la capacità complessiva del paese.
    Leggete questo articolo e vedrete che altri cittadini italiani convivono serenamente con i rigassificatori.
    Saluti
    Vecchione Giulio

  2. Mamma mia che gente che c’è a Taranto,ragazzi miei siete troppo ignavi ,troppo rammolliti ,ma ci rendiamo conto che brutta città siamo diventati,smantelliamo amianto e nessuno vuole farlo ,facciamo acciaio al carbonio che nessuno ha mai voluto fare ,raffiniamo il petrolio ,facevamo il refrattario ,la marina ,l’arsenale ,discariche ,oltre quelle a cielo aperto ,ora il dissalatore ,il rigassificatore che si farà ,veramente uno schifo uno scempio di città,anzi il paesotto più ridicolo d’Italia siamo ,ce me ne futte a mmme direbbe il tarantino medio ,immaginiamo tra dieci anni Taranto una fogna a cielo aperto; adesso considerando i maledettissimi sinistri ,che sperperano denaro pubblico per fare i referendum ,ne chiediamo uno e che sia il popolo ,diviso tra ignavi e non ,a decidere se fare o non fare altra me a Taranto ,siamo veramente stanchi .. dateci le infrastrutture piuttosto vogliamo scappare da questo scempio non c’è via d’uscita .

  3. Ah beh, quindi prendiamo atto che lido azzurro non esiste.. Gli abitanti di lido azzurro, circa 2000 persone, non esistono. Starebbero a circa 300 m… Leone Leone…

  4. Io credo che leone sia troppo dettagliato e fondamentale per il giornale ,spesso mi piacerebbe litigare , ma spesso si limita a fare il giornalista e ci ripenso ,Taranto sei una fogna della Puglia e dell’Italia ,svegliati

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