Il 10 novembre prossimo l’altoforno 4 dell’ex Ilva di Taranto sarà fermato temporaneamente per permettere l’esecuzione di manutenzioni programmate sull’impianto. Così come avvenuto nelle scorse ore.

A comunicarlo è la stessa Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. “In conformità a quanto previsto dalle autorizzazioni e disposizioni vigenti, l’azienda ha provveduto, al riguardo, a informare preventivamente tutti gli Enti competenti”, si legge in una nota, nella quale si aggiunge che “durante tutte le fasi della fermata e del successivo riavvio dell’impianto, tutti i sistemi di processo a tutela dell’ambiente, nonché quelli di monitoraggio, prescritti nell’Autorizzazione integrata ambientale e già operativi, resteranno attivi. L’applicazione, anche in questa circostanza e come da prassi, delle procedure stabilite dall’autorizzazione garantirà la corretta esecuzione delle manutenzioni previste e minimizzerà, come di consueto, le ricadute ambientali di tali operazioni” assicurano dall’azienda.

L’altoforno 4 è attualmente il solo in funzione presso lo stabilimento siderurgico di Taranto, con una produzione giornaliera di 4.500 tonnellate di ghisa.

“La Costituzione italiana non prevede la possibilità di nazionalizzare un impianto siderurgico”. E’ quanto ha ribadito il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo a margine dell’inaugurazione della Casa del Made in Italy di Bari, soffermandosi sulla situazione dello stabilimento ex Ilva di Taranto.

“La nostra Carta costituzionale non consente la nazionalizzazione di un impianto siderurgico – ha spiegato Urso -. I padri costituenti stabilirono che ciò fosse possibile solo in tre circostanze: quando si tratta di imprese di produzione energetica, come avvenne effettivamente in passato, di attività che operano in regime di monopolio o di servizi pubblici essenziali. Nessuna di queste condizioni riguarda lo stabilimento di Taranto.” Con queste parole, il ministro ha di fatto escluso la possibilità di un ritorno sotto controllo pubblico diretto dell’acciaieria ionica, confermando la linea del governo che punta su interventi di rilancio e tutela ambientale, ma nel rispetto delle norme costituzionali che regolano la proprietà industriale.

“Altra cosa – ha spiegato – è che lo Stato attraverso suoi strumenti finanziari partecipi alla gara e faccia un’offerta migliore di quella fatta eventualmente da privati. Peraltro era quello che tentavano di fare nella precedente gara, quando vi furono due cordate una delle quali vedeva come parte significativa essenziale proprio Cassa depositi e prestiti, ma fu assegnata all’altra cordata guidata da Mittal”.

“Questa è l’unica via – ha spiegato – per prendere eventualmente sotto controllo pubblico un impianto siderurgico sotto amministrazione straordinaria”. Urso ha inoltre detto che “martedì 11 novembre saremo in condizioni di presentare in maniera compiuta sia lo stato dei negoziati con coloro che hanno manifestato interesse ad acquisire gli impianti sia lo stato di realizzazione del Dri che vogliamo fare a Taranto, sia le modalità di approvvigionamento di gas che servono per gli impianti del Dri e per gli impianti dei forni elettrici”.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

One Response

  1. Buongiorno
    Sono solo parole.
    Per il resto aria fritta.
    La verità è che il Ministro non sa che pesci prendere .
    E comunque va risolto in primis il problema giudiziario del sequestro del 2012 e resta inoltre aperto ill sequestro di Afo 1 del maggio 2025.
    Se non si esce dalle grinfie della Magistratura difficilmente si troverà un acquirente serio
    Inoltre abbiamo il problema del gas e della nave rigassificatrice, necessaria per la decarbonizzazione della Ex Ilva.
    Ci aspetta un Natale nerissimo,.
    Saluti
    Vecchione Giulio

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