A volte basterebbe soltanto un pò di buon senso. Al di là dei freddi numeri che pure contano eccome nel bilancio di una società in amministrazione straordinaria. O di dati ambientali che raccontano una realtà diversa rispetto a quella di 13 anni fa, per una serie di motivazioni che non staremo qui a ripetere nuovamente.
Perché l’aver estromesso dal Parere Istruttorio Conclusivo (PIC) e quindi dall’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata ad Acciaierie d’Italia lo scorso luglio, la prescrizione che sin dal 2012 prescriveva “di attuare i servizi di sanificazione delle aree esterne per i plessi scolastici del Quartiere Tamburi maggiormente esposti all’azione degli inquinanti ed in particolare al deposito delle polveri che provengono dallo Stabilimento ILVA S.p.A.”, non va nella direzione auspicata e promessa a più voci dai vari ministeri (dell’Ambiente e della Salute in particolare sino al ministero delle Imprese) ed evidenziata e prescritta a più riprese dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) così come dagli enti di controllo ambientale e sanitario (ISPRA, ARPA Puglia e ASL Taranto). Ovvero la più ampia ed estesa protezione possibile per l’ambiente e la salute di lavoratori e cittadini.
Certo, corrisponde a verità il fatto che quella prescrizione venne inserita all’interno della prima revisione dell’AIA concessa all’ex Ilva nel lontano agosto 2011 e che il fondamento della stessa poggiava sul fatto che all’epoca tutti i parchi primari e secondari del siderurgico, così come i nastri trasportatori esterni interni al perimetro aziendale e i vari edifici non erano stati ancora chiusi o coperti. E che una volta attuate tutte le prescrizioni che prevedevano quegli interventi previsti anche nel Piano Ambientale scaduto nell’agosto 2023, l’azienda abbia conseguentemente avanzato richiesta di sospensione della stessa, interpretando l’emergenza oramai superata.
E’ altrettanto vero però, che lo spolverio sul rione Tamburi e in particolare sulle aree limitrofe al siderurgico (dove sorgono anche diverse scuole oltre che abitazioni ed esercizi commerciali) non si è mai realmente arrestato. Così come quello che ricopre la statale 106 all’altezza del nastro trasportatore che dalla calata IV porta il minerale all’interno del siderurgico: nastro sì chiuso come previsto dalle prescrizioni AIA attraverso una modalità che pur rispondendo ai criteri previsti, non riesce però a trattenere interamente le polveri di minerale dando vita all’oramai tristemente famoso paesaggio rosso Marte.
Ecco perché sarebbe stato giusto e doveroso mantenere in atto quella prescrizione, visto che parliamo di un rione abitato da migliaia di persone che ha a ridosso il più grande siderurgico d’Europa grande due volte e mezzo l’intera città, che anche con le migliori tecnologie disponibili e attuate ha nel suo dna l’impossibilità di non inquinare immettendo nell’aria diverse sostanze oltre che sollevare notevoli quantità di polveri (pur rientrando all’interno di tutti i parametri di legge previsti in entrambi i casi), visto il processo produttivo a ciclo integrale e vista la mole di impianti, strade, mezzi e materiale che ogni giorno muove al suo interno.
Tra l’altro, durante la riunione della Conferenza dei Servizi dello scorso 17 aprile all’interno della procedura di riesame AIA, venne acquisita la nota del Comune di Taranto del giorno precedente (16 aprile) nella quale lo stesso esprimeva parere favorevole alla richiesta dell’azienda di cassare la prescrizione in questione, a condizione che venisse prescritto al gestore degli impianti “di garantire il ristoro al Comune degli oneri derivanti dalla pulizia delle strade prospicienti lo stabilimento e di tutte le aree pubbliche nel quartiere Tamburi”.
Richiesta poi reiterata nel parere di dissenso motivato del sindaco Bitetti, in occasione della riunione della Conferenza dei Servizi dello scorso 17 luglio, al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (che conteneva le prescrizioni presenti nel Parere Istruttorio Conclusivo), quando al punto 5 in relazione al ristoro ambientale il primo cittadino scriveva e ribadiva che “si prescrive al gestore di garantire il ristoro al Comune degli oneri derivanti dalla pulizia delle strade prospicienti lo stabilimento e di tutte le aree pubbliche nel quartiere Tamburi”.
Ma quel parere negativo il MASE non l’ha recepito (così come quelli espressi da Regione Puglia, Provincia di Taranto e Comune di Statte) “perché riferiti principalmente a questioni che non costituiscono oggetto della Conferenza dei Servizi in quanto attinenti all’assenza di un programma che assicuri la progressiva e completa decarbonizzazione del sito produttivo”.
Servizio che è stato eseguito sino allo scorso 28 febbraio dalla società Holding Service S.R.L., nonostante la scadenza del contratto al 31 maggio 2024, grazie a due proroghe dello stesso. Successivamente, il 21.05.2024, il Comune autorizzava l’avvio degli adempimenti per l’indizione della procedura per l’affidamento del servizio denominato “Servizio di pulizia e sanificazione delle aree esterne dei plessi scolastici del quartiere Tamburi maggiormente esposti all’azione degli inquinanti ed in particolare al deposito delle polveri che provengono dallo stabilimento ILVA per la durata di due anni”. Procedura che si concludeva con la determina del 18 marzo scorso con la quale si affidava l’appalto dal 01.04.2025 al 31.03.2027 all’operatore economico Parente Service srl (con sede legale a Caserta) per un importo complessivo di aggiudicazione pari a 778.553,91 euro.
Risorse economiche che come si legge nella determina, il Comune ha messo in previsione nei bilanci 2025-2026-2027 “quale ristoro da parte di Acciaierie d’Italia”. Lo scorso 31 ottobre però, l’assessorato all’Ambiente ha comunicato l’avvio del procedimento di revoca dell’appalto attualmente in essere, che tra l’altro impiega 13 lavoratori. Decisione che ha destato tensione nei lavoratori dell’azienda impegnata nel servizio di pulizia oltre che rabbia e incredulità negli abitanti del rione Tamburi.
“I Cobas Lavoro Privato Confederazione Cobas denunciano un gravissimo atto compiuto dal Comune di Taranto. L’assessorato all’Ambiente con nota del 31.10.2025 ha comunicato l’avvio del procedimento di revoca dell’appalto attualmente in essere delle pulizie straordinarie delle polveri inquinanti e nocive emesse dall’Ilva, pulizie da effettuare nelle scuole dei Tamburi a sostegno della salute chi frequenta le scuole in qualità di studenti, di docenti, di personale non docente e delle famiglie che accompagnano i propri figli a scuola – afferma il sindacalista Salvatore Stasi -. L’estrema gravità sta nel fatto che questo servizio è iniziato nel 2012 ed è a difesa della salute di chi frequenta le scuole dei Tamburi, scuola che è luogo di cura non solo da un punto di vista di crescita come cittadini ma anche di cura della salute degli stessi e che fra asilo, scuole elementari e scuole medie inferiori sono ben 1486 (!) senza contare, come detto, il personale docente e non docente nonché i familiari che accompagnano i propri figli a scuola, che già devono sorbirsi le polveri dell’Ilva del rione Tamburi quotidianamente, e non se lo devono sorbire anche nelle scuole!”.
“Insieme a questo e di pari importanza c’è che ben 13 lavoratori che operano in questo servizio con le loro famiglie sarebbero buttati come stracci vecchi nonostante da ben 13 anni consentono di andare a scuola e a lavorare in un ambiente più salubre con un lavoro perfetto e riconosciuto come validissimo dallo stesso Comune e da tutti gli organi di controllo – dichiara ancora Stasi -. Non appena venuti a conoscenza di questa situazione abbiamo chiesto tre giorni fa incontro urgentissimo al Sindaco e all’Assessora all’Ambiente ma finora non è stata convocata e questo è un atto gravissimo. Per questo abbiamo tenuto presso il Comune di Taranto un presidio dei lavoratori, mentre già si stanno mobilitando sia il personale scolastico che i familiari dei bambini con una sola parola d’ordine: questo servizio deve continuare!”.
La questione sarà nuovamente affrontata nei prossimi giorni. Crediamo che sia doveroso da parte dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria, dei ministeri coinvolti e della politica locale, provinciale e regionale trovare le risorse per continuare a garantire un servizio a tutela dei cittadini e la continuità di reddito per i lavoratori coinvolti. Ottocentomila euro non possono mai rappresentare un ostacolo insormontabile per la garanzia e il rispetto di diritti inalienabili e inviolabili.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)
