Piazza Ramellini, nel cuore di Taranto, rappresenta uno di quei luoghi che raccontano la storia di intere generazioni. Un angolo urbano che conserva, seppur nel suo stato di decadenza, i ricordi di una città che è cambiata nel corso dei decenni.

Fino a qualche decennio fa, la piazzetta tra via Mazzini e via Cesare Battisti era un punto di ritrovo per i tarantini, che si raccoglievano attorno ai negozi storici come la Standa, Fiusco e la trattoria “Gesù Cristo”, luoghi che hanno fatto parte della vita quotidiana di tante famiglie.

Oggi, però, quella stessa piazza è segnata dal tempo e da un progressivo abbandono. La vivacità di un tempo sembra scomparsa sotto l‘ombra di un degrado che riguarda non solo la manutenzione ma anche la sicurezza.

Le poche panchine superstiti, una volta erano simbolo di socialità e incontro, rappresentano oggi una piazza che fatica a riprendersi. Il bagno pubblico, un’infrastruttura necessaria, è stato realizzato a discapito di due alberi, contribuendo a creare un ambiente poco accogliente.

La scarsa illuminazione e la carenza di controlli hanno reso la piazza, soprattutto nelle ore serali, un luogo poco sicuro, con numerosi cittadini che la evitano per il timore di situazioni spiacevoli.

La piazza, oggi, presenta aiuole troppo spesso devastate dalla spazzatura e cassonetti per la raccolta differenziata che invadono il marciapiede. Un triste contrasto tra ciò che era e ciò che è diventata, simbolo della lenta disgregazione di un’area urbana un tempo vivace e amata.

In un periodo in cui le città italiane si confrontano sempre più spesso sulle tematiche legate alla qualità della vita, Taranto continuare a mostrare l’immagine di una città che sta soffrendo anche per la carenza di verde urbano e di spazi sicuri e fruibili per tutte le fasce della popolazione, in particolare per gli anziani, che rappresentano una fetta sempre più ampia della società locale.

In questo quadro gli spazi pubblici, come Piazza Ramellini, dovrebbero tornare a rivestire il ruolo di luoghi di socializzazione e incontro, ma oggi risultano poco attraenti e scarsamente funzionali, tanto per i residenti quanto per i turisti.

L’attuale amministrazione sembra avere in merito le idee chiare: pochi giorni fa, infatti, la Direzione Lavori Pubblici avrebbe affidato l’incarico di riprogettare l’area attraverso interventi di sistemazione della viabilità carrabile, dell’arredo urbano e della valorizzazione del verde pubblico, al fine di “garantire una corretta fruizione degli spazi da parte della cittadinanza”. I fondi stanziati ammonterebbero, includendo anche le altre aree ricomprese nell’intervento, a 466mila euro, ottenuti tramite “richiesta di diverso utilizzo delle somme non erogate di mutui già contratti” dal Comune.

Nell’ottica di questi (si spera) imminenti interventi, appare chiaro che la riqualificazione di piazza Ramellini debba mirare, prima di tutto, a implementare il verde urbano, creando aree che non solo migliorino l’estetica, ma anche la qualità dell’aria e il benessere dei cittadini. Alberi, aiuole, piante e fiori potrebbero restituire colore e freschezza a una zona che oggi appare grigia e spoglia, a tutto beneficio anche della salute mentale e fisica dei tarantini, che potrebbero godere di uno spazio pubblico più accogliente.

Inoltre, sarebbe fondamentale rivedere la distribuzione degli arredi urbani, con l’aggiunta di nuove panchine, dando così maggiore opportunità agli anziani di socializzare e trascorrere del tempo all’aperto in sicurezza. Il tutto senza prescindere da una maggiore attenzione alla sicurezza e alla pulizia, insieme all’installazione di sistemi di videosorveglianza, che renderebbero la piazza un luogo più vivibile e fruibile a tutte le ore del giorno.

Fondamentale, come appare ovvio, la collaborazione dei cittadini nel preservare posti ricchi di storia e potenziale come questo e molti altri.

Piazza Ramellini, con la sua storia e la sua tradizione, merita di tornare a essere un simbolo di vivacità e di incontro per la città di Taranto, grazie ad interventi di restyling urbano che costituiscano anche un passo fondamentale verso una città più accogliente e vivibile.

È sicuramente doveroso prendere atto, al netto della nostalgia per i tempi d’oro, che la società ha cambiato composizione, persino etnia, nel corso degli anni ma questo non deve sbarrare la strada alla costruzione di un tessuto inclusivo, né permettere che degrado e abbandono continuino a dominare luoghi simbolici della nostra memoria collettiva.

 

5 Responses

  1. Non so quanti abbia la dottoressa Paletta, ma evidentemente è molto giovane per scrivere di Piazza Rammellini che nella nostra memoria, di età avanzata, non ha mai avuto verde. Infatti l’attuale sistemazione risale a meno di 30 anni fa, mentre in precedenza non ha mai avuto panchine nè piante, mentre addirittura c’era una stazione di rifornimento carburanti all’angolo di via D. Peluso. Spesso la piazza veniva usata per partite di calcio dei ragazzi di zona anche in notturna. Accanto c’era la pescheria poi usata a ristorante abusivo nell’atrio del palazzo e modernizzata negli anni 80. Non mancava qualche bottega di frutta anch’essa abusiva, una macelleria e il bar “tre caravelle” poi ribattezzato Niente che ci faccia sognare un ritorno al passato se non le parolacce con le quali Maria detta la Madonna accoglieva i clienti. Lei la madre del figlio Peppino detto Gesù Cristo da cui prese il nome il ristorante. La piazza era un luogo caotico e di transito e di numerosi bus che conducevano i viaggiatori, per lo più studenti, nella zona orientale della provincia. Noi ragazzi del luogo avevamo creato un ritornello sfottente a loro dedicato che intonava su queste parole:” paisanielli che tutt l matine pigghjt u pullman a piazza Rammellini….”

    1. Probabilmente, signor Cataldo, ho qualche anno più di lei, perché anni ’50/60 la pavimentazione della piazza era ancora fatta con i sanpietrini (in ricordo dei tram); al centro c’era una colonnina lampeggiante che indicava ai rari automobilisti di fare attenzione all’incrocio con via Otranto (a quel tempo si percorrevano le strade nei due sensi di marcia); all’angolo con via Cesare Battisti c’era il capannone di Augenti, articoli da regalo (crollato negli anni Sessanta); dal lato del benzinaio, gestito da un signore che aveva perso l’uso delle gambe, c’erano, oltre alla pescheria e al fruttivendolo, un negozio di macchine utensili (Piano-Mac) e subito dopo il cinema Arena Corallo e, a seguire il bar Tre gazzelle. Dal lato via Diego Peluso, oltre al negozio di Fiusco, c’era un localetto che vendeva bibite e granite di limone in estate e poi c’era la ferramenta di Recchia. Dubito che vi sia mai stata la Standa; gli alberi, nelle rispettive aiuole, furono piantumati dall’Amministrazione Cito negli anni ’90. Fu installata anche una fontanella di acqua potabile poi eliminata.

  2. Giusto signor Mino concordo e adesso ricordo meglio. Sicuramente abbiamo visto gli stessi film all’arena Corallo. Siamo più o meno della stessa età

  3. Forse la PALETTA avrà confuso la UPIM con la STANDA che era ubicata in PIAZZA IMMACOLATA poi credo che tutti ricorderanno la ” PETTOLATA ” che segnava l’ inizio delle feste natalizie.

  4. Non ricordo bene cosa ci fosse in questa piazza, ma ricordo bene che prima degli anni 90 c’era l’Upim al posto della Lidl che ora e da diverso tempo è diventata un ricettacolo di varie estrazioni sociali, ma anche un luogo di inciviltà e degrado con persone che hanno poco rispetto per la merce e gli altri consumatori. Non so quali progressi si potranno fare in questa piazza aggiungendo cose belle e comode, ma per prima cosa bisognerebbe cambiare la mentalità del Tarantino, anche se poi le varie etnie ci mettono pure del loro a guastare e rovinare.

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