Giovani a rischio. I social network non dormono mai e ogni giorno inventano un nuovo trend. L’ultima moda? Le challenge pericolose, sfide che mettono a rischio l’incolumità dei ragazzi ma che promettono in cambio popolarità e applausi virtuali .
Adolescenti di tutto il mondo si trasformano in stuntman improvvisati: c’è chi prova a trattenere il respiro fino allo svenimento, chi si arrampica su torri di casse instabili e chi corre accanto ai treni come in un film d’azione.
Tutto rigorosamente ripreso con lo smartphone e condiviso online, perché senza video non c’è gloria.
Il meccanismo è semplice: più la sfida è estrema, più cresce la possibilità di diventare virali. Ogni like è un trofeo, ogni follower un fan in più. E così il pericolo diventa un gioco, la paura un brivido, la prudenza un optional.
Questo preoccupante fenomeno, secondo gli ultimi dati italiani disponibili, interessa i preadolescenti e gli adolescenti a partire dagli 8-10 anni, anche se l’incidenza maggiore si verifica tra i 12 e i 17 anni, mentre la fascia di età 18-34 anni costituisce il gruppo demografico più vasto sulle piattaforme. Il dato preoccupante è che il 6% della fascia dei più giovani dichiara di aver partecipato almeno una volta a una sfida rischiosa.
Gli esperti lanciano l’allarme: dietro l’apparente divertimento si nasconde un fenomeno che sfrutta la voglia di appartenenza, la ricerca di emozioni forti e la pressione del gruppo.
Chi lo fa non pensa ai rischi ma solo per divertimento, sfida e popolarità, piattaforme come YouTube , Instagram e Tik Tok hanno contribuito ad ampliare questo fenomeno ed in particolare l’algoritmo della piattaforma Tik Tok è stato criticato per aver esposto in particolare gli utenti più giovani a contenuti dannosi.
Intanto i social continuano a premiare chi osa di più, trasformando il rischio in spettacolo e lo spettacolo in moda. Tra le challenge virali sui social questa estate è spopolata la carrot challenge, che consiste nel mangiare carote per favorire l’abbronzatura, grazie all’alto contenuto di betacarotene, ma un eccesso di betacarotene ha provocato in molti casi un’intossicazione.
La planking challenge, nata come trend innocuo ha, invece, subito una pericolosa escalation quando alcuni utenti hanno iniziato a praticarla in mezzo alle strade trafficate, sui tetti di grattacieli o sui binari ferroviari. La sfida consiste nel mantenere la posizione più a lungo possibile nei luoghi più rischiosi immaginabili. Ma la versione estrema ha aggiunto elementi di rischio che trasformano un innocuo ballo di gruppo in una potenziale trappola mortale.
La blue whale challenge: ai bambini viene chiesto di completare una serie di compiti. Il primo consiste nell’incidere una balena blu sul braccio. Ogni giorno si susseguono altri compiti. L’ultimo dei cinquanta compiti è quello di uccidersi e chiunque si rifiuti viene minacciato con l’uccisione di familiari o amici.
Sun burning challenge ha l’obiettivo di mostrare l’abbronzatura o la bruciatura più estrema, senza preoccuparsi dei rischi per la salute della pelle. Tra i rischi c’è quello del melanoma, un cancro della pelle.
Train surfing challenge consiste nel camminare sul tetto dei vagoni di un treno e, in alcuni casi, anche saltare, stare fermi sui binari e resistere fino a quando un convoglio ferroviario non arriva a pochi centimetri, restare appesi all’ultimo vagone per decine di chilometri prima di sganciarsi e lanciarsi giù.
La knock out challenge prevede un comportamento con la videoregistrazione di una aggressione fisica che consiste nel colpire violentemente qualcuno in un luogo pubblico. I video hanno lo scopo di ottenere il massimo numero di voti o commenti.
La black out challenge comprende il rischio di strangolarsi fino a svenire. Una sfida che spinge a privarsi dell’ossigeno per periodi sempre più prolungati. Può essere praticata da soli o in compagnia usando corde, sciarpe o le braccia di un amico strette attorno al collo. Lo scopo è provare il proprio coraggio ma anche la sensazione di euforia da asfissia.
La vodka eyeballing è il nome assurdo di un trend già in voga da qualche anno ma ancora duro a morire, che minaccia la vista degli utenti che lo mettono in campo con la complicità degli amici e a favore di telecamera ovviamente. La sfida consiste nel versare la vodka negli occhi, direttamente dalla bottiglia.
La cicatrice francese consiste nel pinzarsi il volto o darsi forti pizzicotti fino a lasciare un livido violaceo sul viso. L’atto può comportare diversi rischi, come la rottura di capillari e conseguenti ematomi che possono perdurare per molto tempo.
Le conseguenze di queste tendenze includono rischi come lesioni fisiche, danni alla salute mentale con conseguenti disturbi psicologici, forme di autolesionismo, esposizione a cyberbullismo, ansia e depressione, pressione sociale e insoddisfazione corporea fino a conseguenze estreme come il suicidio e la morte.
Purtroppo ad oggi non ci sono conseguenze sociali e legali che riguardano la responsabilità delle piattaforme nel moderare i contenuti e proteggere gli utenti più vulnerabili, in particolare i minori.
La Scuola Media Martellotta ha condotto un’indagine attraverso un questionario anonimo somministrato in due classi terze su un campione totale di 37 alunni ed è emerso, fortunatamente, che solo il 2% ha partecipato a una challenge pericolosa (ad esempio, bere tanta acqua sino a vomitare, passarsi lo slime tra i capelli come se fosse gelatina oppure girare trenta volta con la testa poggiata su un bastone cercando di non cadere).
Alla domanda perché queste challenge sono così virali tra i ragazzi, oltre il 50% ha risposto perché divertono e fanno raggiungere fama e followers.
Il 95% ha dichiarato che se vedesse un amico partecipare ad un trend pericoloso cercherebbe di fermarlo. Infine il 70% dei ragazzi reputa che un maggior controllo dei genitori sull’uso dei social potrebbe ridurre la diffusione di questi trend.
I trend pericolosi non spariranno da soli perché fanno parte della dinamica dei social, dove la ricerca di visibilità e appartenenza spinge i giovani a sperimentare.
La vera risposta non è la censura totale ma un approccio multilivello che coinvolga le famiglie, la scuola e i gestori delle piattaforme.
Occorre promuovere l’educazione e la consapevolezza sui rischi associati alle challenge pericolose, offrire supporto e ascolto ai ragazzi che potrebbero essere influenzati da questi trend, puntare sull’Educazione digitale, introducendo nei programmi scolastici attività che insegnino a riconoscere i rischi online, proporre alternative positive e sicure che possano soddisfare l’esigenza di sfida ed espressione dei ragazzi.
Infine ci vuole una maggiore assunzione di responsabilità delle piattaforme: TikTok, Instagram e simili devono rafforzare i sistemi di moderazione e segnalazione, rendendo più difficile la diffusione di contenuti pericolosi.
Le challenge non sono soltanto un gioco, ma il riflesso di una società che misura il valore dei ragazzi in like e visualizzazioni. Dietro l’apparente divertimento si nasconde un fenomeno che può trasformarsi in tragedia. La vera sfida, oggi, non è quella lanciata da TikTok, ma quella di educare, informare e proteggere: perché nessun applauso digitale dovrebbe mai valere più della sicurezza e della vita reale.


