La caccia allo slogan perfetto. Un gioco di specchi, parole e immagini per dare un po’ di brio a una campagna elettorale che, al netto delle passioni di partito, rischiava di sembrare sonnolenta come un pomeriggio d’agosto. Anche perché i sondaggi – quelli che ormai scorrono come un mantra nei comitati – danno Antonio Decaro in orbita: oltre il 60% delle preferenze, una distanza che pare più un altopiano che un distacco.

E allora, da sinistra a destra, ogni candidato ha scelto la propria arma: c’è chi rispolvera vecchie battaglie, chi punta sul populismo, chi si affida ai social come a un’amica fidata e chi, più tradizionalista, continua a confidare nel vecchio, gigantesco 6×3.

Intanto, nel centrodestra, dove i pronostici dipingono scenari in salita, Luigi Lobuono attraversa la Puglia «in lungo e in largo», un mantra che suona più come un atto di fede che come una strategia. Il miracolo, dicono i suoi, è sempre possibile. Di contorno, ma non invisibili,

Sabino Mangano (Alleanza Civica per la Puglia) e Ada Donno (Puglia Pacifista e Popolare) provano a tenere viva la pluralità della partita. Quanto ai big: Schlein ha messo la bandierina a Taranto, Meloni si è fermata a Bari. Dopodiché, ognuno è tornato alla propria agenda nazionale.

Citiamo alcuni esempi significativi. Nel Pd si viaggia tra nostalgia musicale e identità politica. Mattia Giorno rispolvera Pino Daniele con un “Tutta un’altra storia” che sembra voler scuotere l’elettorato con un pizzico di blues partenopeo. Anna Filippetti immagina “La Puglia ideale”, quasi un programma in due parole. Donato Pentassuglia vira sul civismo orgoglioso: “Tra la gente… con orgoglio e coerenza”. Enzo Di Gregorio punta invece sul dinamismo: “Un altro passo”. Maria Grazia Guglielmi ribadisce una promessa di fedeltà politica: “Sempre dalla stessa parte, la tua”.

Nel Movimento Cinque Stelle si gioca tutto tra attivismo e autenticità: lo slogan collettivo “Chi vota lotta, vota chi lotta” mira a riaccendere il fuoco originario. Annagrazia Angolano, invece, rovescia il cliché: “Non mi presento, mi espongo”. Ed è subito effetto contrasto.

Alleanza Verdi Sinistra va di minimalismo etico: “Se ami la Puglia difendi la tua terra. Fai la scelta giusta”. Poche parole, nette, come una cartolina ecologista.

Nella costellazione «Decaro Presidente» regna il tono concreto. Egidio Albanese non fa giri: “Il mio impegno per Taranto, per la Puglia”. Fabrizio Quarto evoca radici e responsabilità: “La nostra terra è di chi se ne prende cura”.

Per la civica “Per la Puglia con Decaro”, Gianfranco Lopane guarda alla continuità: “La Puglia cresce da qui”. Francesco Cosa sceglie la metafora del viaggio: “Una sola direzione, insieme”.

Più tradizionale l’universo “Avanti Popolari”: niente slogan nuovi, ma Michele Mazzariello torna al suo storico “tra la gente, per la gente” e, con un tocco autoironico, invita a non votare “la solita minestra”.

Fratelli d’Italia prova a parlare di futuro e appartenenza. Giampaolo Vietri promette: “Per chi crede nel domani, per chi ama questa terra”. Renato Perrini insiste sull’idea di costruzione condivisa: “Continuiamo a costruire insieme il domani”. Matilde Percolla rivendica una città da rilanciare: “Il mio impegno per una Taranto protagonista”.

In Forza Italia si vola di hashtag. Il capogruppo Di Cuia spinge su #Tarantomerita, mentre Massimiliano Stellato sorprende: campagna “silenziosa”, niente slogan roboanti. Una scelta che, in mezzo a tanto rumore di fondale, fa quasi più rumore degli altri.

La Lega – insieme a Udc, Nuovo Psi e Puglia Popolare – gioca su tre concetti base. Giacomo Conserva: “Coerenza, impegno, risultati”. Antonio Scalera vira sul merito: “Scegli il merito, cambia la Puglia”. Gianfranco Chiarelli immagina una rivoluzione controllata: “Costruiamo il cambiamento che meritiamo”.

Per Noi Moderati, Luigi Morgante si tiene sul solco dei risultati: “Per continuare a far bene”.


Slogan, hashtag, citazioni musicali, appelli identitari. Ogni candidato spera che la propria frase, stampata su un manifesto o rilanciata su Instagram, possa scalfire l’inerzia dei pronostici.

Ma al momento, il vento soffia sempre dalla stessa parte: quella del governatore uscente. Mentre la regione si avvicina al voto del 23 e 24 novembre, resta da vedere se a spostare un elettore sarà un programma o anche una buona frase, arrivata al momento giusto.

 

 

 

One Response

  1. Buongiorno
    Manca il candidato Cetto Laqualunque e poi siamo al completo.
    Vi consiglio di rivedere qualche filmato per riconoscere le manie dei nostri candidati alle Regionali 2025.
    Saluti
    Vecchione Giulio

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