Il bando comunale per le iniziative natalizie, inserito nella rassegna «Il Natale più lungo d’Italia», doveva essere l’occasione per sostenere la creatività delle associazioni del territorio. Invece, ha generato una coda di malumori.
L’avviso, approvato a inizio settembre e dotato di 100mila euro, prevedeva l’ammissione delle proposte che superavano la soglia dei 60 punti. Su 56 progetti presentati, solo tre sono stati esclusi. Ma il problema – hanno denunciato diverse associazioni con prese di posizione ufficiali e con post sui social – è un altro: i contributi effettivamente assegnati risultano spesso troppo bassi per coprire i costi.
Emblematico il caso dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, che si è vista riconoscere appena 138 euro. Il Teatro Orfeo, con 6.890 euro, è risultato il soggetto più finanziato. Nel documento ufficiale compaiono anche alcune Srl, fatto che ha ulteriormente spinto una parte del mondo associativo a ritenere incoerente l’impianto del bando.
L’amministrazione ha replicato che le risorse erano limitate e che per questo il sindaco e gli assessori hanno invitato le associazioni di categoria a proporre eventi autofinanziati. Le luminarie saranno sostenute da fondi regionali e gli operatori economici hanno presentato progetti destinati, in parte, a svolgersi senza contributi pubblici. Intanto sui social il Comune ha rilanciato il messaggio di entusiasmo: «Natale a Taranto: dal 22 novembre al 6 gennaio, la città si prepara a luci, musica e tradizioni. Restate sintonizzati: Taranto è pronta alla sua festa più attesa».
Dietro questo annuncio, però, cresce il dissenso. Luigi Calabrese, presidente de «La Bottega delle Idee», parla senza mezzi termini di una gestione che genera «amara delusione». Secondo lui, l’assegnazione di «qualche centinaio di euro» dopo mesi di lavoro è un segnale distorto: «Il problema non è “meglio poco che niente”. Il problema è come si arriva a una simile attribuzione e quali criteri guidano la mano di chi valuta». Nei suoi rilievi, Calabrese denuncia «scelte discutibili» e l’assenza di una visione culturale capace di premiare progetti strutturati: «Taranto non può più accontentarsi di una distribuzione di “spiccioli culturali”. La cultura non è un evento spot, né una sagra ribrandizzata come iniziativa sociale. La cultura è un processo: richiede tempo, continuità, visione politica e responsabilità».
Critiche anche da Tiziana Magrì dell’associazione Contaminazioni, che spiega le ragioni della scelta di non partecipare al bando. Le risorse, sostiene, non erano adeguate e «le tempistiche attuali rischiano di compromettere la qualità delle proposte. È necessario porre le condizioni adeguate alla concretizzazione efficace degli obiettivi sociali, culturali e ricreativi legati al territorio. E queste condizioni sono mancate». Per Magrì, il problema è anche istituzionale: «Manca un interlocutore diretto per le realtà associative e culturali. È indispensabile la nomina di un assessore alla Cultura. Manca, ad oggi, un anello di congiunzione fra le associazioni e le istituzioni e ciò non favorisce un dialogo mirato davvero alla crescita della città».
Dello stesso avviso Rosa Cacace di A.C.Liberarte-Art of free souls, costretta a rinunciare al progetto “Il Carnevale dei bambini” pensato per i più piccoli: «La Commissione aggiudicatrice – ha spiegato – ci ha riconosciuto una cifra molto più bassa che non ci permette di affrontare neanche in minima parte le spese».
Molto dura anche la posizione di Gianni Raimondi (Afo6), che definisce la distribuzione dei fondi «mangime per le galline», aggiungendo: «A noi, su un cartellone di 11 eventi gratuiti con 20mila euro di spese, ne sono stati assegnati 1900, quindi il 10% dell’importo previsto. Ci si riempie la bocca con la parola cultura, ma quando si deve passare ai fatti le associazioni vengono trattate con superficialità». Raimondi lamenta tempi impossibili: «Non è ammissibile che un bando che prevede eventi a fine novembre venga chiuso a metà novembre. Noi la nostra rassegna la faremo, il nostro Jingle Bells rock animerà anche quest’anno Porta Napoli. Certo, dovremo rivedere qualcosa, fare tutti eventi gratuiti diventa un po’ complicato».
A sfilarsi è stato anche l’attore e regista teatrale Massimo Cimaglia: «Noi abbiamo rifiutato l’assegnazione, a tutto c’è un limite. Sono anni che dico che vanno rivisti i criteri. La cultura è una cosa bella e seria. Bisogna crederci e mettere risorse».
A ricordare che il problema non è nuovo interviene l’ex assessore alla Cultura Angelica Lussoso: le risorse «erano là pronte da febbraio 2025», dunque il bando «poteva essere fatto da prima». Per Lussoso serve rivedere il regolamento dei finanziamenti, superando la logica di «accontentare tutti».
Chiude il quadro la riflessione dell’operatrice culturale Silvia Quero: «Non solo manca un assessore alla cultura, manca proprio una cabina di regia. Non è che mancano i soldi, manca la volontà (o la capacità) di andare ad intercettare i finanziamenti».
Un mosaico di posizioni che restituisce il malessere di un intero settore. E mentre la città si prepara alle sue luci natalizie, la discussione sulla gestione dei fondi culturali promette di restare accesa a lungo.
*foto di repertorio Paolo Occhinegro