«La prospettiva è questa: contiamo per luglio dell’anno prossimo di iniziare a portare i primi pazienti al San Cataldo». A ribadire la data cerchiata di rosso sul calendario è stato il commissario straordinario dell’Asl Taranto, Vito Gregorio Colacicco, a margine della Conferenza dei sindaci che si è svolta per la prima volta all’interno del nuovo ospedale. Parole pronunciate davanti ai 29 sindaci della provincia mentre la luce filtrava dalle grandi vetrate della mega struttura che dovrà cambiare la geografia sanitaria ionica.

Il colpo d’occhio del San Cataldo non tradisce le ambizioni: 26 ettari, 723 posti letto, 21 sale operatorie. E soprattutto un cantiere che ora, dopo anni di attese, si muove come un organismo complesso pronto allo sprint finale. Colacicco lo ha ricordato con tono netto, spiegando che la Conferenza dei sindaci – presieduta dal sindaco del comune più popoloso, quindi Taranto – non è una passerella istituzionale, ma il primo vero momento di condivisione del nuovo corso: «È un incontro che serve a misurare integrazione socio-sanitaria e programmazione. Oggi diamo la possibilità ai sindaci di metabolizzare un’opera che vuole essere un punto di riferimento in termini di sicurezza sociale non solo per la città di Taranto ma per tutta la provincia, aspettando anche un incremento di quella mobilità attiva che viene anche dalla Basilicata e dalla Calabria. E soprattutto guardando al grande Salento».

Il commissario non ha evitato i nodi: alcune autorizzazioni si sono rallentate durante la fase di commissariamento del Comune, tra agibilità parziali e cessioni di suoli. Ma il quadro, ora, è chiaro. L’avvio dei reparti coincide con una rivoluzione silenziosa.

Colacicco ha ribadito la data di luglio 2026 per l’accoglienza dei primi pazienti al San Cataldo e l’avvio del «trasferimento dal Santissima Annunziata, dal Moscati e anche una parte di Grottaglie. Naturalmente – ha precisato – queste strutture verranno riconvertite. Per il Ss. Annunziata, nella programmazione del Pnrr, in due case di comunità e un ospedale di comunità. Il Moscati continuerà a essere riferimento per l’oncologia e la diagnostica ma verrà riconvertito in ospedale di primo livello, così da mantenere i livelli di sicurezza previsti dal DM 70 del 2015 e garantire un secondo pronto soccorso a Taranto. Infine, Grottaglie sarà riconvertito in Ppa, presidio di post acuzie».

Nuovi reparti – come la cardiochirurgia, la neuropsichiatria infantile, il maxillo-facciale e l’odontoiatria – accompagneranno la trasformazione in polo universitario. «Abbiamo in corso le clinicizzazioni con l’Università – ha rammentato Colacicco – che vanno di pari passo con la crescita della facoltà di Medicina. Quest’anno ci sono stati i primi laureati e quindi gli studenti potranno fare i tirocini in loco, coniugando assistenza, formazione e ricerca».

Sul fronte del personale, il commissario non nasconde che serviranno rinforzi. Reparti con équipe intere saranno trasferiti, ma le nuove discipline hanno bisogno di medici, tecnici, Oss e operatori di Sanità Service. La Regione ha già chiesto al governo un ampliamento delle dotazioni. E nel frattempo, un altro fronte avanza: i collaudi. «Non può esserci un reparto non collaudato», ha ribadito. E per un ospedale che integra gas medicali, terapie intensive e sistemi predittivi, ogni verifica è una piccola ingegneria di precisione.

Per il Pronto Soccorso, ha chiarito il commissario Asl, «ci sarà un accordo con gli ospedali vicini e anche con quelli delle province confinanti. Un ruolo importante lo avrà il privato accreditato»

Poi è toccato a Piero Bitetti. Il sindaco non ha usato giri di parole: «La nostra è una zona penalizzata rispetto ad altre zone geografiche della Puglia, perché paga un disequilibrio numerico del personale sanitario. Ovviamente faccio riferimento a medici, personale infermieristico, sanitario. Questo gap va necessariamente recuperato perchè i tarantini della provincia ionica hanno gli stessi diritti di essere curati rispetto agli altri territori pugliesi».

Bitetti ha voluto dare un segnale politico, scegliendo di riunire i sindaci proprio nel futuro ospedale come per dire: il tempo degli annunci è finito. «C’è un tema – ha osservato – che va trattato con il governo centrale perché abbiamo bisogno di superare alcuni limiti previsti dalle norme. Norme che ci impediscono di potenziare, per esempio, il pronto soccorso e quindi di pensare a due pronto soccorso. Abbiamo scelto di fare la Conferenza al San Cataldo per dimostrare che siamo sul pezzo, che non molliamo di una virgola, che ci teniamo che il cantiere proceda speditamente e che nel più breve tempo possibile questa struttura sanitaria sia messa a disposizione dell’utenza». Ed ancora: «Puntiamo che la stessa diventi un Policlinico perché vogliamo certamente agganciare il discorso dell’Università, del corso di Medicina. Sappiamo bene che la clinicizzazione richiede spazi e strumenti, richiede organizzazione del personale dipendente che va potenziato. Questo insieme non solo garantirà una sanità migliore ai tarantini ma allo stesso tempo genererà percorsi di ricerca, percorsi di studio, di approfondimento, di occupazione e, perché no, di attrattività in una città che vuole garantire determinati servizi affinchè sia maggiormente ospitale e accogliente».

Il sindaco ha confermato la data indicata da Colacicco: luglio 2026 non è più un’ipotesi, ma un impegno. Lo ha sostenuto ricordando i sopralluoghi recenti, i collaudi degli impianti e l’arrivo delle prime grandi apparecchiature. E non è mancato uno sguardo alla mobilità: il prolungamento della linea Brt fino al San Cataldo è ritenuto un tassello essenziale per rendere la struttura davvero accessibile.

Il resto della seduta è stato un viaggio nella macchina tecnica che sta accompagnando la nascita del nuovo ospedale. L’ingegnere Paolo Moschettini, responsabile unico del procedimento, ha spiegato la corsa alle installazioni: Tac, risonanze, angiografi, trenta gare pubbliche e una rete di ditte che lavora in parallelo. L’estate 2026 è il traguardo per allestimenti e collaudi.

Infine l’ingegnere clinico Armida Traversa ha aperto una finestra sul futuro tecnologico: apparecchi predittivi, risonanze da 3 tesla, app per orientare i pazienti come un navigatore, sale operatorie “touchless” che reagiranno allo sguardo dei chirurghi.

Ed è qui che si chiude il racconto: tra collaudi che avanzano e una città che prova a rialzarsi, luglio 2026 non è solo una data. È la promessa – questa volta pronunciata dentro l’ospedale – che il San Cataldo diventerà davvero la nuova casa della sanità ionica.

 

 

 

 

One Response

  1. Staremo proprio a vedere ,guarda un po’ sempre le stesse promesse per Taranto in piena campagna elettorale,che schifo …

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