Sarà l’assemblea unitaria dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto, indetta da Fim, Fiom e Uilm e Usb, a fare il punto sulla vertenza e valutare eventuali forme di mobilitazione dopo la rottura del confronto tra governo e sindacati. I sindacati hanno spiegato che l’assemblea servirà a informare i lavoratori sull’esito degli ultimi tavoli istituzionali e sulle prospettive produttive e occupazionali del sito, alla luce delle ultime decisioni comunicate dall’esecutivo.
Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno ribadito la necessità di “una risposta collettiva a tutela dei livelli occupazionali e della continuità industriale del polo siderurgico. Durante l’assemblea saranno discusse anche le modalità di una possibile mobilitazione unitaria”.
Fim, Fiom e Uilm hanno tenuto una nuova conferenza stampa all’indomani dell’ultimo incontro sull’ex Ilva a Palazzo Chigi.
“L’ex Ilva perde 3 milioni al giorno producendo un milione di tonnellate di acciaio. Ma se ora fermeranno la verticalizzazione tra Genova e Novi, perderanno ancora di più. Noi invece pensiamo che ci sono le condizioni per produrre 6 milioni di tonnellate e quindi spingere sulla verticalizzazione, perché a Taranto c’è l’altoforno 4, il 2 è quasi pronto e l’1 prima o poi verrà dissequestrato. Ma se questo non lo fanno, se questo nel piano del Governo non c’è, è perché non hanno più le risorse” hanno detto i segretari generali De Palma, Palombella e Uliano. “Il ministro Urso – hanno aggiunto – fa finta di non comprendere le nostre richieste. Urso ci deve spiegare perché lui ogni volta che ci ha incontrato, ha cambiato opinione”.
“Abbiamo detto al Governo: fermatevi. Togliete la guida di mano al ministro Urso, che rischia di portare a schiantare l’ex Ilva e l’industria di questo Paese”. Così il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, durante il suo intervento in conferenza stampa congiunta con gli altri leader dei sindacati metalmeccanici. “A giugno il ministro Urso aveva detto che ci sarebbe stata la conclusione del bando di gara e il passaggio dell’azienda dall’amministrazione alla proprietà privata. Siamo arrivati a novembre e siamo ancora al fatto che non si capisce chi siano” i potenziali acquirenti, “perché ci sono alcuni che chiari, altri che non sappiamo chi siano. Quelli che partecipano al bando di gara e che dicono di aver offerto un euro ma chiedono risorse pubbliche per potersi prendere gli impianti. Contemporaneamente deduciamo un piano che prevede seimila esuberi nell’immediato e poi a marzo la fermata complessiva di tutti quanti gli impianti. E quindi la messa in cassa integrazione di tutti i lavoratori: questo è quello che capiamo”.
“Una cosa deve essere chiara a tutti: che c’è unità da parte delle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici nell’affrontare questa delicata vertenza” ha sottolineato il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano. “Abbiamo invitato il Governo a dare delle risposte chiare rispetto al fatto di costruire un progetto in cui le partecipate dello Stato si facciano carico insieme al Governo di un rilancio, di una ripartenza, basandosi sul piano industriale che abbiamo condiviso, non sulla dismissione delle attività. Mentre qua si fa il contrario: prima si chiudono gli impianti, si vede di mettere in condizione i lavoratori di non operare e nello stesso tempo si presenta l’opportunità di scegliere quale tipo di realtà industriale utilizzare in futuro. E’ chiaro che rispetto a queste prese di posizione da parte del Governo, noi abbiamo ribadito con forza la necessità di ritirare questo piano, che costruisce le condizioni per arrivare al fermo degli stabilimenti del gruppo Ilva”.
Quello presentato ieri al tavolo sull’ex Ilva a Palazzo Chigi “è un piano morto” ha sottolineato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella “E’ un piano di morte non perché lo dico io, ma perché c’è scritto. Dal primo di marzo gli stabilimenti saranno chiusi tutti. Nessuno escluso“. “Il titolo è piano di decarbonizzazione ma all’interno contiene un piano di chiusura”, ha denunciato Palombella. “Quando abbiamo chiesto: che succederà dal primo di marzo? Quanti saranno i lavoratori in cassa integrazione? Quanti lavoreranno? Non ci hanno risposto. Il ministro ha detto che doveva essere il commissario a dirlo, il commissario stava zitto, insomma c’è stato questo rimpallo. Alla fine è venuto fuori il dramma che nessuno di noi mai voleva ascoltare”. A Taranto stamattina la direzione ex Ilva era cinturata, c’erano più vigilanti che dipendenti. Ma i lavoratori non fanno atti di intolleranza. I lavoratori difendono i posti di lavoro. E agli ambientalisti dico: non c’è bonifica con una fabbrica spenta. Non lo dico per uno spauracchio. È la realtà. Verificate a Taranto cosa sono Sanac e Cementir”. Lo ha detto Rocco Palombella segretario generale Uilm sull’ex Ilva.
E’ invece durata pochi minuti l’assemblea dei lavoratori dell’ex Ilva a Genova in sciopero che hanno scelto di occupare lo stabilimento e la strada della mobilitazione per protestare “contro il blocco degli impianti del nord e il piano che prevede l’aumento della cassa integrazione straordinaria fino a 6mila unità”. I lavoratori con i mezzi si sono mossi in corteo verso la stazione ferroviaria di Genova Cornigliano, dove si terrà un presidio ad oltranza. “Sono mille i posti di lavoro a rischio a Genova”, denunciano i sindacati.
Il corteo dei lavoratori dell’ex Ilva a Genova ha bloccato il traffico lungo la strada Guido Rossa arrivando nella piazza antistante la stazione ferroviaria di Genova Cornigliano, dove hanno posizionato i mezzi e montato un gazebo per coordinare il presidio ad oltranza. “Il quadro della situazione è molto semplice, con la conferma dell’annuncio del Governo si produce poco acciaio a Taranto e quel poco che si produce si vende subito a Taranto per fare cassa – dichiara il coordinatore della rsu Fiom Cgil Nicola Apicella -. Ovviamente gli stabilimenti del Nord, Genova in primis, poi Novi Ligure, eccetera, non avranno più prodotto da lavorare e quindi chiudono. Vuol dire che a Genova si perdono mille posti di lavoro”. “Chiediamo agli enti locali, al Comune di Genova e alla Regione Liguria, di sospendere ogni attività come segno di solidarietà e di cominciare a trovare soluzioni serie per i mille posti di lavoro a rischio – continua -. Quindi non è più un problema del cassintegrato in più o cassintegrato in meno. Qua stanno chiudendo la siderurgia italiana”.
I metalmeccanici dell’ex Ilva di Genova questa notte dormiranno in strada, preoccupati per il loro futuro occupazionale e intenzionati a non far chiudere la loro fabbrica. E’ quanto comunica la Fiom-Cgil di Genova, specificando che, in via Cornigliano, nel cuore del quartiere dove si trova lo stabilimento ex Ilva, sono state allestite tende da campo per ospitare i manifestanti. Al presidio si sono recati il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e la sindaca del Comune di Genova, Silvia Salis.
“L’unica soluzione oggi è l’intervento del Governo – conclude il sindacalista -. L’intervento del Governo è doveroso. Noi ieri siamo rimasti sbalorditi del niente di fatto che hanno dichiarato, praticamente la chiusura dei siti nel Nord Italia. Taranto potrà comunque produrre un minimo di materiale col ciclo corto da vendere e fare un minimo di cassa. Ma questo significa la chiusura totale degli impianti siderurgici nel Nord Italia. Noi siamo preoccupati, abbiamo deciso di occupare la fabbrica e di scendere in piazza con tutti i lavoratori del sito di Genova, anche Novi Ligure in questo momento sciopera e aspettiamo anche la mobilitazione di tutti gli altri siti d’Italia”.
“Quello che abbiamo comunicato ieri e con cui ci siamo confrontati con i sindacati e poi certificato nel comunicato ufficiale di Palazzo Chigi è che non c’è alcun aumento di cassa integrazione, c’è un forte e significativo investimento sulla formazione” ha ribadito il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, sull’ex Ilva e sul confronto di ieri con i sindacati, a margine del 3 Forum Space&Blue. “Una filiera italiana per la sovranità tecnologica nazionale. La nostra intenzione – ha aggiunto Urso – è di concentrare le risorse proprio sulla manutenzione degli impianti ai fini della maggiore tutela come è doveroso dei nostri lavoratori, che nel contempo dovranno seguire, ce lo auguriamo dei corsi di formazione per essere meglio preparati anche professionalmente alle nuove tecnologie green che si intendono installare”.
Sulla vendita della ex Ilva “il negoziato è in corso all’interno di una procedura di gara internazionale e accanto ai due soggetti che hanno manifestato sin dall’inizio la loro intenzione di acquisire l’intero asset, si sono aggiunti, come la gara prescrive, altri che stanno manifestando lo stesso interesse” ha proseguito il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. “Una filiera italiana per la sovranità tecnologica nazionale. “Si tratta di una gara internazionale – ha aggiunto Urso – che risponde alle norme europee e nazionali e che ovviamente ha bisogno di tempo per potersi al meglio esplicare con una condizione che è quella che ha posto nella sua competenza il Comune di Taranto nel documento approvato dal Consiglio in cui è scritto, tra l’altro in maniera inoppugnabile, che non è consentito l’approdo della nave rigassificatrice, che occorre entro cinque anni chiudere gli altoforni e che a suo giudizio occorre eventualmente operare, verso una transizione green, con tre forni elettrici e un Dri”.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)
