La Puglia si prepara ad andare alle urne domenica 23 e lunedì 24 novembre per eleggere il nuovo Presidente della Giunta regionale e rinnovare il Consiglio regionale.
Si tratta di una tornata molto attesa, perché segna la fine del mandato dell’attuale governatore Michele Emiliano e probabilmente di un’era e l’apertura di un nuovo capitolo politico per la regione.

Stando ai recenti sondaggi, non ultimo quello di Pagnoncelli, il candidato del centrosinistra Antonio Decaro sarebbe in netto vantaggio anche se l’avversario più temuto in questa competizione elettorale è l’astensionismo che gode di percentuali molto alte (1 pugliese su 2 potrebbe decidere di non andare a votare).

Il corriereditaranto.it, dopo aver intervistato il candidato del centrodestra, Luigi Lobuono, ha posto le sue domande anche all’ex sindaco di Bari ed attuale parlamentare europeo del Pd.

I sondaggi favorevoli pensa abbiano influenzato in qualche modo la sua campagna elettorale, rendendola più in discesa del previsto?
“Io non sono mai stato attento ai sondaggi, cerco di ascoltare più quello che dicono le persone per strada. Sono stato anche a bordo di un treno per ascoltare dalla viva voce dei passeggeri quali sono i loro problemi e le loro aspettative per i prossimi anni relativamente ai mezzi che utilizzano ogni giorno. Così come abbiamo cercato di ascoltare quanti più cittadini possibili durante gli incontri per scrivere il programma. Abbiamo incontrato le associazioni di categoria, i sindacati, le università, le associazioni studentesche, gli operatori culturali. La loro opinione per me vale molto di più di un sondaggio”.

In cosa pensa di dare continuità alla governance Emiliano e in cosa, invece, pensa di aprire ad altre strade?
“La Puglia è cresciuta tantissimo negli ultimi vent’anni. Ci sono dati che certificano questa crescita su economia, occupazione, presenze turistiche, persino sulla sanità. Dati certificati da ministeri e enti terzi che anche la premier Meloni ha più volte citato nei suoi interventi. Questa crescita non è certamente il frutto di coincidenze fortunata ma il risultato di un lavoro che i governi di Michele Emiliano e di Nichi Vendola prima hanno portato avanti e su cui noi proseguiremo.

Oggi ci sono però anche domande nuove che arrivano, criticità che si sono sedimentate negli ultimi tempi a cui noi cercheremo di dare risposte. Penso alla crisi idrica, alla transizione ecologica che sta determinando anche una transizione industriale, alle politiche abitative, all’erosione della costa. Io non mi sono candidato per dire va tutto bene ma per provare a risolvere le nuove emergenze e le cose che ancora non funzionano”.

Come pensa di gestire i rapporti ondivaghi con il Movimento 5 Stelle visto che, ad esempio, in Regione sono vostri alleati ed in alcuni Comuni, come Taranto, sono all’opposizione?
“La coalizione progressista che si candida a guidare la Regione Puglia nei prossimi cinque anni è unita su un programma che abbiamo scritto insieme. Su quello saremo chiamati a lavorare e su quello dimostreremo di essere uniti”.

Ha pensato a delle misure per combattere l’inverno demografico e l’impoverimento della popolazione che ormai sta divorando una classe, quella cosiddetta media, che non riesce più ad arrivare a fine mese?

“Sì. Il nostro programma affronta insieme le questioni dell’inverno demografico e dell’impoverimento della classe media.Lo facciamo con tre leve: più lavoro stabile e ben pagato, più case accessibili e più servizi alle famiglie. Investiamo nelle filiere produttive per creare lavoro di qualità, metteremo a disposizione 1500 nuovi alloggi popolari e introduciamo garanzie e contributi per affitti e prima casa per i giovani, rafforziamo nidi, tempo pieno, welfare di prossimità e servizi 0–6 anni.
La Puglia che vogliamo è un luogo dove è possibile mettere su famiglia e vivere con dignità”.

Turismo e collegamenti: la Puglia deve fare un ulteriore step. Crede che sia necessario investire di più su alcune province, come Taranto, per portarle al passo delle altre e farle uscire da un certo isolamento? E’ favorevole all’apertura dell’aeroporto di Grottaglie, ad esempio?
“Certamente il tema dei collegamenti sarà strategico nei prossimi anni per Taranto così come per tutta la Puglia. Per l’aeroporto di Grottaglie al momento è stato trovata una direzione che è quella dello sviluppo della logistica con un interessante esperimento di spazioporto e su quello certamente continueremo a lavorare. Verificheremo anche altre possibilità di utilizzo”.

Qual’è in generale la sua visione per Taranto?
“Nel programma che abbiamo presentato in queste settimane in tutte le province pugliesi esiste una pagina dedicata esclusivamente dedicata a Taranto, frutto di una lunga fase di ascolto e confronto con i diversi attori protagonisti delle politiche per la città.

Vogliamo lavorare per fare di Taranto un modello di riconversione produttiva, ambientale e sociale, fondato su innovazione, energia pulita e dignità del lavoro. Lo sviluppo di Taranto non può essere legato unicamente al futuro dell’ILVA ma deve passare dallo sviluppo di nuove filiere produttive basate su economia circolare, investimenti su tecnologia, idrogeno e logistica sostenibile.

E poi c’è un lavoro da fare insieme in questa città che ha un centro storico e un mare bellissimi, e noi dobbiamo lavorare affinché questa bellezza sia riconosciuta da tutto il mondo. Il mio impegno sarà lavorare per rilanciare questa città e per questo sono pronto a collaborare con tutti gli attori in campo: cittadini, associazioni, istituzioni e partner economici”.

Lei ha spesso ripetuto negli ultimi giorni che l’unica strada percorribile per salvare l’ex Ilva è la nazionalizzazione. Potrebbe spiegare meglio con quali strumenti normativi e legislativi secondo lei il governo italiano dovrebbe operare investendo diversi miliardi di euro, senza finire sotto la lente dell’Unione Europea degli aiuti di Stato?

“Quello che sta accadendo in questi giorni ci spaventa tutti. Il Governo deve riaprire le trattative con i sindacati. L’ILVA é un tema enorme con cui tutti dobbiamo fare i conti perché rischia di diventare una bomba sociale e una bomba ecologica.Ho detto piu’ volte che l’unica soluzione oggi è la proprietà pubblica, anche temporanea, per procedere con la decarbonizzazione.
Lo Stato ha portato l’Italsider a Taranto negli anni ’60 e lo Stato deve farsene carico se l’acciaio è considerato un settore strategico per il nostro Paese. Succede con altri settori strategici che sono gestiti da aziende statali.
Altrimenti vanno fatti grandi investimenti portando nell’area di Taranto grandi aziende capaci di garantire l’occupazione tenendo presente che occorrerà preoccuparsi della bonifica di un’area grande dieci volte quella di Bagnoli”.

In questi anni più volte si è detto che il rilancio economico-produttivo di Taranto dovesse passare dal porto. Lo ha detto anche lei quando è venuto a Taranto a fine ottobre. In che modo ciò dovrebbe avvenire?

“Dobbiamo lavorare con il ministero e l’Autorità di sistema portuale per incrementare il traffico crocieristico, attrarre nuovi investimenti di compagnie che lavorano nel settore di traffico merci partendo da quelle interessate a realizzare all’interno del porto di Taranto un polo del freddo per l’industria alimentare”.

La rinascita sociale e culturale di Taranto passa anche attraverso eventi come il Medimex. Darà continuità all’operato del suo predecessore investendo nel capoluogo jonico anche su altre iniziative?
“Taranto è una città straordinaria che merita una nuova narrazione fondata sulla sua arte, sulla sua storia e sulla sua bellezza. La sua rinascita passa anche dalla capacità di attivare una forte diversificazione produttiva, tutelando insieme ambiente, lavoro e salute. In questo percorso si inseriscono iniziative come il Medimex, che contribuiscono a rafforzare l’identità culturale del territorio e a proiettarlo in una dimensione nuova così come lo saranno i Giochi del Mediterraneo che potranno rappresentare un’occasione unica per il rilancio della capitale jonica”.

Probabilmente anche in questa tornata elettorale si registrerà un’emorragia di elettori. Pensa che voi politici stiate facendo abbastanza per arginare l’astensionismo?
“L’astensionismo è il vero avversario di questa campagna elettorale. Un avversario comune che tutti dovremmo impegnarci a contrastare cercando di coinvolgere quanti più cittadini possibili. Esiste una disaffezione alla politica e una sfiducia nella possibilità di incidere veramente attraverso il voto nei processi decisionali che riguardano tutti. Io nel mio piccolo sto cercando di chiedere ai cittadini il voto solo sulla base di un programma concreto e misurabile, senza prendere impegni che non potrò mantenere, senza parlare di cose che non conosco. Per chiedere ai cittadini di scegliere bisogna dimostrarsi credibili. Questo è lo sforzo che tutti quanti dobbiamo fare se vogliamo che le persone tornino a sentirsi parte attiva non di un corpo elettorale ma del futuro della terra dove vivono”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *