Rilancio, diversificazione, sostenibilità. Sono queste le parole che scandiscono l’avvio del mandato di Giovanni Gugliotti, fresco di nomina alla guida dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, che davanti ai giornalisti ha tracciato la rotta del porto di Taranto tra criticità, prospettive e scelte non più rinviabili. Un quadro complesso, segnato dal calo dei traffici, dalla crisi dell’ex Ilva e da un riposizionamento strategico che punta a trasformare lo scalo da porto industriale a piattaforma polifunzionale.

Sulle polemiche legate alle nomine dei presidenti delle Authority, Gugliotti ha detto candidamente: «Noi siamo sempre sotto il cielo, se dovessero arrivare ci difenderemo». Intanto, restano da completare altri due tasselli. Il primo è quello del nuovo segretario generale, ruolo attualmente ricoperto da Alessandra Ladiana in qualità di facente funzioni. «Non posso dirvi oggi – ha osservato qual è il nome, dobbiamo parlarne con un po’ più di calma». Poi deve essere «ricostituito – ha fatto rilevare Gugliotti – l’organismo di Partenariato della Risorsa Mare e lo faremo in tempi abbasta celeri. Abbiamo chiesto a tutti i soggetti previsti per legge di indicarci i nomi dei nuovi referenti o confermarci gli stessi».

Il nuovo Comitato di Gestione, presieduto da Gugliotti, è composto dal contrammiraglio Donato De Carolis, dal capitano di vascello Leonardo Deri, dall’avv. Arnaldo Sala e dall’avv. Carla Mellea. Un gruppo chiamato a guidare la trasformazione di uno scalo che, come ha ricordato il presidente, vive una fase complessa.

Il presidente ha, quindi, illustrato alcuni assi strategici di sviluppo, a partire dal rafforzamento del ruolo del porto di Taranto come hub nazionale per le energie rinnovabili, anche alla luce del recente Decreto Interministeriale n. 167 del Mase, che individua lo scalo jonico tra i porti di riferimento prioritari per l’eolico offshore galleggiante. «Ci sarà bisogno – ha ammesso Gugliotti – di una banchina in grado di sopportare carichi pesanti. Puntiamo molto sul traffico offshore per creare un hub energetico poggiato sul fotovoltaico o sull’idrogeno e diventare un punto di riferimento nel settore delle rinnovabili. Qualcuno già si è fatto avanti con manifestazioni d’interesse».

Gugliotti ha richiamato l’urgenza di imprimere una svolta: «I traffici sono in calo e la contrazione è legata soprattutto ai problemi dell’ex Ilva che, per continuare a funzionare, dovrà essere completamente decarbonizzata. L’obiettivo è svincolare il porto dalla sua funzione di porto solo industriale trasformandolo in uno polifunzionale ma c’è tanto lavoro da fare».

Una trasformazione che passa anche dal rapporto con Yilport e dal tema dei dragaggi: «Da impegni assunti avrebbero già dovuto garantire nel primo anno 120mila containers e nel secondo 245mila. Non hanno portato né i 120mila né i 245mila». Ma, ha chiarito, «anche noi come Autorità siamo inadempienti sui dragaggi: è il cane che si morde la coda. L’intesa è che come noi abbiamo il via libera ai dragaggi loro prenotano l’acquisto della gru. Penso che sia recuperabile il rapporto con l’operatore, ma se procediamo con i dragaggi non si fanno più sconti. Se i containers arrivano così come previsto in convenzione bene, altrimenti se ne vanno. Non per essere bruschi, ma perché lo prevede la convenzione».

Sul futuro dell’area Ilva il messaggio è netto: «Quello che non serve non lo lasceremo inutilizzato». Gugliotti guarda a nuovi cicli produttivi e a una riconversione degli spazi: «Mi auguro che la fabbrica continui a produrre con un nuovo ciclo, con i forni elettrici. Questo comporterebbe una riduzione delle aree necessarie per l’attività perché non arriverebbe più il minerale di ferro da trasformare. Evidentemente ci sarà necessità da parte della grande industria di meno aree. Su questo già mi sono confrontato con il ministro Urso perché ci sono progetti, ora in fase embrionale. Ci sono diverse manifestazioni di interesse da parte di alcuni operatori che sarebbero interessati a gestire delle aree oggi date in concessione ad Ilva».

Al centro della strategia c’è anche il lavoro. «Con i sindacati ci siamo già visti ad agosto. Ho chiesto un incontro al Ministero per capire come possiamo procedere sull’agenzia», ha detto riferendosi alla Taranto Port Workers Agency (TPWA). «Da un lato – ha aggiunto – l’obiettivo è di far aumentare le attività nel porto perché possano essere utilizzati questi lavoratori, dall’altro ci sono delle scelte da prendere di natura giuridica ed economica e necessariamente dobbiamo interloquire con il Ministero».

In seguito sono stati richiamati sia i progetti infrastrutturali in corso – tra cui la cassa di colmata, i dragaggi al Molo Polisettoriale prima richiamati, il Falanto e l’arretramento del Varco Est – sia le iniziative di pianificazione delle aree portuali dedicate alle rinnovabili, sviluppate attraverso un gruppo di lavoro che coinvolge università, centri di ricerca e partner istituzionali e industriali.

«Ci auguriamo – ha puntualizzato il numero uno dell’Authority – di avere la quadra con tutto quello che sarà necessario fare per la riparazione e il successivo collaudo della cassa di colmata in tempi abbastanza brevi, così come per l’immobile del Falanto noi dobbiamo occuparci del suo completamento per aprirlo agli stakeholders e al territorio. Rispetto a questo abbiamo dato incarico per la progettazione di questa parte minima».

Nel corso dell’incontro non è mancato il riferimento al segmento crocieristico, indicato come leva strategica per lo sviluppo turistico e commerciale del porto e del territorio. Il progetto di un nuovo terminal crociere, i risultati positivi della stagione 2025 e le prospettive di crescita per il 2026, con la conferma di primarie compagnie internazionali, sono stati indicati come elementi chiave per consolidare il posizionamento di Taranto nel contesto crocieristico del Mediterraneo.

Quanto al Terminal, «dobbiamo risolvere – ha affermato – il problema perché i turisti non possono essere accolti in una tenda, una partita questa che vorrei chiudere nel giro di un mese. Il nostro terminalista Global port holding, tra i più grandi operatori mondiali, ha manifestato la volontà di realizzare un terminal ad hoc per poter ospitare i crocieristi in partenza e in arrivo. Evidentemente questa loro volontà è stata accolta di buon grado dall’Autorità di sistema portuale e ci stiamo confrontando sulle modalità affinchè si possa realizzare. Quindi, stiamo ragionando sull’allungamento della concessione».

E sul fronte ambientale: «Entro questo mese dovrebbero essere consegnati i lavori per la realizzazione del cold ironing, cioè di elettrificazione del porto, e si partirà dalla banchina pubblica per poi passare al molo polisettoriale. Un investimento importante rispetto al quale abbiamo voluto un’accelerazione non solo perché i tempi dei finanziamenti ce lo richiedono ma soprattutto perché ci serve per aumentare l’appeal del porto».

Infine, lo sguardo geopolitico: «Il porto di Taranto è stato individuato dal governo come avamposto dell’Italia verso il nord Africa e noi ci impegniamo a rappresentare questa volontà esplicitata nel piano Mattei, quel progetto di condivisione e collaborazione culturale, economica e di sinergia di imprese. E vorremmo tornare a fare anche in tema di cantieristica navale per tutta una serie di iniziative che sono state presentate qui. È vero che alcuni operatori hanno deciso di investire da altre parti, come Ferretti, ma è anche vero che ce ne sono diversi altri che invece si sono detti disponibili a investire nel porto di Taranto».

Le sfide, ha concluso Gugliotti, «sono ambiziose. Se remiamo tutti nella stessa direzione e se riusciamo a trovare le giuste sinergie con governo, gli uffici e gli attori del territorio, io penso che il porto possa giocare il ruolo importante che questo territorio merita».

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