Una crisi idrica di livello massimo, che a breve rischia di sfociare in emergenza e di portare al razionamento dell’acqua.
È quanto sta accadendo nella nostra regione e le cause sono molteplici: la siccità derivante dai cambiamenti climatici, sicuramente, ma anche invasi condivisi con Campania e Basilicata e da cui l’acqua viene prelevata per usi molteplici (potabile, ma anche industriale e irriguo per l’agricoltura).
Acquedotto Pugliese, infatti, attinge circa il 58% di acqua da 5 invasi (Sinni, Pertusillo, Conza, Occhito e Locone) che servono anche l’agricoltura e, in alcuni casi, l’industria, il 28% dalle sorgenti irpine, che servono anche altri gestori del SII (Servizio Idrico Integrato, ndr) diversi da AQP, e il 14%, da 169 pozzi dislocati soprattutto nella parte meridionale della Puglia e dedicati esclusivamente all’uso potabile.
Il 50% circa dell’acqua derivante dagli invasi ad uso plurimo è destinata a usi irrigui, il 45% circa al potabile e il 5% circa all’industria. AQP si occupa del ciclo potabile, mentre il servizio idrico per agricoltura e industria è gestito da soggetti diversi, con reti di distribuzione dedicate e acque con un grado di trattamento diverso.
Per non parlare della dispersione dell’acqua lungo le condutture, attualmente al 38,4% e dell’uso decisamente poco consapevole di questo bene così prezioso da parte di tanti (ancora troppi) cittadini.
Per far fronte alla carenza sempre più critica di acqua, l’Acquedotto Pugliese ha ridotto la pressione su tutta la rete idrica regionale dal 20 ottobre. Il risultato è che, nella sola città di Taranto, alcuni cittadini sono letteralmente senz’acqua, in particolare nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Città Vecchia, dove non sempre le case sono dotate di impianti di autoclave o cisterne adeguate.
Insomma, tra chi continua a sprecare acqua come prima e chi è costretto a fare la spola tra le fontane pubbliche e lavarsi con l’acqua gelida delle bottiglie comprate al supermercato, la questione rischia di assumere una valenza sociale: l’acqua a chi si può permettere case con gli impianti necessari a tamponare la diminuzione di pressione, per gli altri condizioni da Quarto Mondo.
Ma fino a quando sarà mantenuta questa misura e quali soluzioni prospetta l’Acquedotto Pugliese? Ne abbiamo parlato con il dott. Nicola Notarnicola, Manager della Struttura Territoriale Operativa di Taranto.
Dottor Notarnicola, alcuni tarantini sono senz’acqua, altri continuano ad usarla esattamente come prima: ha senso questa riduzione di pressione sull’intera rete idrica?
“Si tratta, in linea generale, di una best practice raccomandata per il benessere della rete. C’è da aggiungere che la pressione attuale non è talmente ridotta da essere considerata misura di emergenza. Lo scopo è quello di preservare la risorsa idrica ed evitare le turnazioni, perché la mancanza di piogge sugli invasi e nei pressi delle sorgenti sta riducendo notevolmente la disponibilità dell’acqua.
È necessario, a prescindere, dotarsi di autoclavi o cisterne situate a piano terra, in modo da non rimanere a secco in casa. Possiamo garantire che, nonostante la situazione sia estremamente critica, la riduzione della pressione sta rallentando il momento in cui dovremo arrivare ad un razionamento”.
C’è, tuttavia, da considerare che questa soluzione non è sempre attuabile, sia per motivi di spazio che economici. Non sarebbe stato più efficace per risolvere il problema, nonché più equo per i cittadini, iniziare con una turnazione?
“La turnazione crea disagi importantissimi e necessita di attività molto articolate per la riattivazione della rete. Insomma, mantenere acqua costante nelle condutture è preferibile, rispetto al chiudere i rubinetti per diverse ore della giornata”.
Quindi la riduzione della pressione sarà mantenuta ancora a lungo?
“Assolutamente sì. Il perdurare della siccità porterà alla necessità di ricorrere alle turnazioni ed è un’eventualità, come detto prima, che non auspichiamo in alcun modo. In definitiva, stiamo cercando di guadagnare tempo e di scongiurare questa possibilità.
La Puglia è storicamente soggetta alle crisi idriche ma quella attuale è stata definita “la più severa degli ultimi vent’anni”. Iniziata nel 2024, potrebbe ulteriormente peggiorare l’anno prossimo, invece di risolversi come accaduto in passato.
“Questa crisi idrica è estremamente importante e di proporzioni tali da distinguersi da quelle degli anni precedenti. Tuttavia, le soluzioni messe in campo in questi anni hanno impedito che si rimanesse senz’acqua. Mi spiego meglio, se una crisi simile fosse arrivata qualche anno fa, ora saremmo a secco. Parliamo della riduzione delle perdite attraverso continui interventi di manutenzione, sostituzione o riparazione delle condotte, applicazione delle tecnologie che individuano le falle, l’ottimizzazione dei flussi idrici”.
Parliamo proprio della dispersione idrica, un fattore che in una situazione simile contribuisce ad aggravare le criticità.
“Dal 2009 ad oggi la dispersione lungo la rete dell’AQP si è ridotta dal 55% al 38,4%. E ancora, se vogliamo continuare a parlare di numeri e dati, possiamo affermare con sicurezza che l’anno scorso abbiamo prelevato circa 100 milioni di metri cubi di acqua in meno rispetto al 2009, in pratica come se avessimo realizzato un nuovo invaso all’anno. Ricordo anche che l’attuale dato sulla dispersione della rete idrica è più basso della media nazionale e si avvicina a quello migliore, che si attesta sul 30%, senza dimenticare che la rete dell’AQP è lunga 24mila km”.
Ci sembra doveroso e necessario continuare a sensibilizzare i cittadini all’uso consapevole e responsabile dell’acqua.
“Invitiamo tutti, specialmente in questo momento, all’uso parsimonioso e attento dell’acqua. Per questo proseguiremo nelle nostre campagne di sensibilizzazione attraverso media, social, carta stampata”.
E oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla riduzione degli sprechi, quali soluzioni sono state messe in campo dall’AQP per far fronte a questa situazione così critica?
“Come dicevo prima, la riduzione della dispersione sulla rete idrica attraverso interventi continui e mirati, ma anche il riutilizzo delle acque reflue, affinate dai depuratori per il comparto agricolo. Infine, il dissalatore sul Tara, che costituisce un altro pilastro del nostro piano d’azione e costituirà un ottimo supporto per l’approvvigionamento idrico, specialmente del territorio di Taranto. La provincia ionica, infatti, è attualmente alimentata prevalentemente dallo schema idrico extraregionale Sinni-Pertusillo: l’avvio nel 2026 del dissalatore migliorerà la resilienza idrica di 385 mila persone”.


