Era iniziata con due colpi di mercato la settimana del Taranto. Corallini e Loiodice, innesti “preziosi” (uno di nome l’altro..di fatto). Dopo qualche settimana in rossoblu, invece il “Rafanelli va di traverso” e viene ceduto.
Vista la durata della permanenza del ragazzo e del suo utilizzo (pari quasi a zero) la domanda non è tanto perché lo hai ceduto ma molto più, alla fine, perché lo hai acquistato?

Di certo con l’arrivo di Loiodice, la società ha alzato la famosa asticella cosi tanto che tra poco ci vorrà il primatista svedese del salto con l’asta, Armand Duplantis, per superarla.
Davvero lontani i tempi dei trasferimenti che saltavano per colpa…delle mogli che non volevano venire a Taranto…
E a quanto pare, in tema di nuovi arrivi, non finisce qui…

Giustificato l’entusiasmo per l’arrivo di Loiodice, certo, ma non dimentichiamo gli idoli del passato, quando ancora maglia e spirito di appartenenza avevano un valore.

De Vitis, Maiellaro (e tutto ciò che provocò il suo si al Bari), Selvaggi, Iacovone (per i più datati come chi scrive), Riganò, De Florio, Chimenti ma anche Turrini, Ciu Ciu Paolucci, Luca Brunetti, Marco Pisano, che in pochi ricordano ma che dopo la parentesi in rossoblù giocò stabilmente in serie A; per non parlare del “libico” Roberto Bordin per il quale sembravano quasi schiudersi le porte della Nazionale. E non vado avanti per non lacrimare sul foglio bianco…

Insomma siamo in Eccellenza e, come detto, con il blasone le partite non si vincono, pertanto benvenuto a “King Loiodice” nella speranza che possa continuare in maglia rossoblù a disegnare traiettorie vincenti e giocate decisive come nelle sue ultime stagioni in serie D.

La domenica contro il Novoli il Taranto scende in campo con l’opportunità di accorciare le distanze dalla vetta grazie alla “febbre del sabato sera” che colpisce il Brindisi fermato sul pari (e poteva andargli anche peggio) dalla Polimnia.

Non c’è Imoh tra i convocati e c’è da capire se per motivi fisici o perché, visto l’affollamento nel reparto, il ragazzo abbia pensato: Imoh…è megghje ca me ne voche.

Il match inizia nel migliore dei modi, grazie ad una encomiabile azione difensiva di Aguilera che sporca il disimpegno del Novoli e consente a Loiodice di accendersi subito e mettere in mezzo un pallone che arriva in qualche modo a Losavio, lesto a girarla in rete; il Taranto però non sembra avere molto equilibrio in campo, forse troppo sbilanciato nelle scelte iniziali con il tridente offensivo Aguilera-Loiodice-Losavio, un timido Labianca e con la coppia Di Paolantonio-Vukoja che di sicuro non ha nel proprio Dna la caratteristica dell’interdizione.
Ci sono quindi attimi di forte “impasse” in piena area di rigore su alcuni attacchi leccesi, poi il 2 -0 di un Aguilera sempre “in concerto” sembrerebbe risolvere ogni problema.

E invece la ormai solita distrazione difensiva trasforma un corner apparentemente innocuo nel gol che riapre la partita e la sensazione è che negli spogliatoi Danucci dovrà trovare il giusto accorgimento per evitare che ogni pallone buttato oltre la metà campo diventi pericoloso per le coronarie dei tifosi.

Invece non cambia nulla, Brunetti,con fasciatura alla Chiellini, sembra stare fisicamente peggio di Konatè, che aveva sostituito a fine primo tempo per infortunio ed il pareggio, su un suo svarione, non si concretizza per questione di centimetri.
Ma purtroppo è solo rimandato visto che, su un calcio di punizione dal limite, gli ospiti pareggiano con una facilità disarmante. Una conclusione sul palo del portiere che, se ci fosse, dovrebbe quantomeno provare ad intervenire…ma così non è.

Il Taranto riprende a spingere, Hadziosmanovic conquista il fondo e calibra un assist per Losavio che si esibisce in una sforbiciata da bustine delle figurine Panini.
Gran gol!

Le sostituzioni sembrerebbero dare più compattezza soprattutto al centrocampo ed il neo entrato Terrana sfiora un eurogol con un tiro alla Del P…(scusate ma non ce la faccio a scriverlo per intero) che si stampa sulla parte inferiore della traversa.
La beffa peggiore arriva, però, a pochi attimi dal fischio finale.
La donna è mobile, scrisse tal Giuseppe Verdi nell’Opera “Il rigoletto”.
La difesa è immobile, è costretto invece a scrivere il cronista che assiste al “ri…golletto” subito dal Taranto che perde così 3 preziosissimi punti anche perché, proprio nell’ultimo tentativo, sul cross rasoterra di De Rosa, incredibilmente nè Russo, nè lo stesso Terrana trovano il tocco a porta vuota e ad un passo dalla linea di porta.
Un gol fatto…colpevolmente svanito nel nulla.

Una squadra, quella rossoblu, che sembra aver perso il filo e soprattutto la capacità di vincere. Nell’occasione forse troppa presunzione anche nelle scelte iniziali e nella tempestività delle sostituzioni che, sempre con il beneficio del dubbio, potevano essere fatte prima.
Altra piccola ma non insignificante indicazione: nella ripresa Loiodice avrà toccato (e non per colpa sua) due o tre palloni; anche in questa partita il palleggio ed i ritmi a centrocampo degli avversari hanno spesso messo in difficoltà i nostri.
Un risultato, il 3-3 inaccettabile sotto tanti punti di vista che fa svanire 3 punti fondamentali per non perdere il contatto con la vetta, ora ancor più lontana a causa della vittoria esterna di un Bisceglie ad oggi molto più pragmatico ed opportunista dei nostri.

La parabola di questa squadra e di questo progetto assomiglia sempre più allo Iacovone che sta per nascere. Difficoltà nel partire, lunghi tempi per porre le giusta fondamenta, ora si inizia a intravedere la “copertura”, si, ma è sempre più una lotta contro il tempo.

Speriamo che alla fine, sia il nuovo stadio che la stagione del Taranto, possano realmente essere un gioiello da mostrare a tutti; per ora, Il Re forse c’è, o quantomeno qualcuno lo ha cercato e portato in rossoblu…il Regno, sembra invece ancora tutto da creare.

La strada da percorrere è tanta, certo, ma ciò che preoccupa, citando anche stavolta lo slogan di una pubblicità, è che:“la potenza senza controllo (ed equilibrio aggiungo io) non è nulla”…

E per capire il perché questa auto, sul campo, sappia viaggiare ad alta velocità ma con continui “sbandamenti in curva”, forse oggi è il momento di chiedere spiegazioni anche al…conducente.

*a cura di Marcello Fumarola – editorialista esterno del corriereditaranto.it

**foto Paolo Occhinegro

 

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