Sono circa duecento le denunce di violenza di genere presentate ai carabinieri di Taranto dall’inizio dell’anno, dieci delle quali hanno riguardato uomini. E poi decine di “codici rossi” attivati e una donna costretta a rifugiarsi in caserma per sfuggire alla furia del marito che la inseguiva per strada.

È questo il quadro crudo che emerge dal Tarantino, dove la violenza di genere continua a scandire un’emergenza silenziosa ma costante, fatta di paura, solitudine e lunghi percorsi verso il coraggio.

Un’emergenza raccontata nel dettaglio durante un incontro organizzato alla vigilia della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, promosso dal comando provinciale dei Carabinieri di Taranto. ll dato che spicca è l’aumento delle denunce da parte delle donne, segno che cresce la fiducia nei confronti delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

A fare il punto sull’attività svolta dall’Arma sono stati il comandante provinciale, colonnello Antonio Marinucci, il comandante della Compagnia Carabinieri di Taranto, maggiore Francesca Romana Fiorentini, e il maresciallo Maria Domenica Milano.

C’è un percorso che passa anche attraverso il rafforzamento degli strumenti di tutela, come le “stanze tutte per sé” realizzate con il Soroptimist Club a Taranto Salinella, Massafra e Grottaglie. «Parliamo di ambienti protetti dove le vittime possono essere ascoltate con rispetto, discrezione e sensibilità, lontano da qualsiasi clima giudicante», ha sottolineato Marinucci.

«È stata attivata un’opera di vicinanza non solo fisica – ha precisato – ma anche psicologica alle vittime di violenza, grazie anche alla preparazione dei nostri militari che si stanno specializzando sempre di più nel ricevere e accompagnare le vittime».

«Saper ascoltare – ha proseguito il comandante provinciale – è la chiave di tutto. Molte donne vivono un senso di colpa, si sentono schiacciate dal problema. Bisogna prima inquadrare la situazione, restituire fiducia e accompagnarle in un percorso che non è breve né semplice, ma che può essere risolutivo e portare a una vita più serena».

Il lato più umano e drammatico emerge dalle parole del maresciallo Maria Domenica Milano, impegnata quotidianamente in questi interventi. «Spesso – ha riferito – le donne denunciano violenze psicologiche, verbali e fisiche, ma tante volte hanno paura della cosiddetta seconda vittimizzazione. Temono di rovinare la famiglia, si sentono responsabili di ciò che accade».

Milano ha raccontato una storia emblematica: «Si tratta di una donna di 38 anni, madre di due figli, che non voleva denunciare dopo anni di maltrattamenti. Anche dopo un’aggressione che l’ha portata al pronto soccorso, con referto in mano, continuava a rifiutarsi per paura delle minacce del marito, che le diceva che le avrebbe tolto i bambini».

È stata «ascoltata più volte, accompagnata passo dopo passo, sostenuta psicologicamente – ha ricostruito – e legalmente da un Centro antiviolenza. Alla fine ha trovato il coraggio di denunciare. Oggi ha un lavoro, ha ritrovato serenità ed è una storia a lieto fine: il marito è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere e il Tribunale per i minorenni ha disposto l’affido esclusivo dei figli».

C’è un dato che fa riflettere. «Riscontriamo molti casi, a volte due a settimana, e – ha svelato il maresciallo Milano – ci troviamo davanti a qualsiasi tipo di violenza di genere, che siano atti persecutori, che siano maltrattamenti fisici, verbali, psicologici. Soprattutto non possiamo dimenticare i bambini, che vedono la mamma che subisce maltrattamenti e vivono in maniera indiretta anche loro questa violenza».

Per il 25 novembre, la caserma del Comando provinciale di Taranto e quella della Compagnia di Massafra saranno illuminate di arancione, colore simbolo della lotta contro la violenza di genere. Un segnale visibile che accompagna un lavoro quotidiano fatto di ascolto, protezione e ricostruzione: perché dietro ogni denuncia c’è una storia che chiede di essere finalmente liberata dal silenzio.

 

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