La data del 25 novembre non si è rivelata quella decisiva per la conclusione della fase preliminare del processo ‘Ambiente Svenduto’, ripartite presso il tribunale di Potenza, sul presunto disastro ambientale provocato dall’attività produttiva del siderurgico ex Ilva durante la gestione del gruppo Riva tra il 1995 e il 2013.

Nel calendario fissato a settembre dal giudice per le udienze preliminari Francesco Valente, il 25 novembre erano previste le repliche e il ritiro in camera di consiglio del gup chiamato ad esprimersi su quanto richiesto in udienza lo scorso 15 luglio dal Pubblico Ministero Vincenzo Montemurro, che si è riportato alla richiesta di rinvio a giudizio per tutte le posizioni ed aveva chiesto di non procedere per uno degli imputati coinvolti (l’ex prefetto Bruno Ferrante) che aveva precedentemente ottenuto, per taluni capi di accusa, una sentenza assolutoria per intervenuta prescrizione del reato ascritto, seguendo il principio del “ne bis in idem” in ambito penale.

Il gup Valente ha rinviato perché è stato cambiato, aggravandolo in concorso, il capo d’accusa nei confronti del prof. Lorenzo Liberti (ex rettore del Politecnico) all’epoca dei fatti consulente della Procura di Taranto. Al termine del processo di primo grado, la Corte d’Assise di Taranto lo condannò ad una pena pari a 17 anni e sei mesi: la tesi della Procura che fu accolta, riguardava un presunto caso di corruzione: la famosa ‘mazzetta’ da 10mila euro che l’ex responsabile per le relazioni esterna dell’Ilva, Girolamo Archinà, gli avrebbe consegnato nell’area di sosta di un autogrill all’altezza di Acquaviva delle Fonti per ammorbidire la redazione di una perizia sull’inquinamento da diossina che la Procura aveva richiesto al Liberti in qualità di consulente.

Il legale che difende l’ex rettore del Politecnico ha chiesto termini a difesa che sono stati concessi dal gup Valente sino al 12 dicembre, nuova data dell’udienza. L’aver modificato il capo d’accusa di Liberti lascia credere che il giudice per le udienze preliminari possa accogliere, in toto o in parte, le richieste del pubblico ministero.

Sulla vicenda aleggiano poi due dettagli non da poco. Il primo riguarda la questione legata alla prescrizione di alcuni reati, dopo che la scure cadde a febbraio prescrivendo la posizione di ben 24 imputati. Secondo alcuni legali della difesa infatti, il reato di associazione a delinquere sarebbe già prescritto ed il giudice, per legge, avrebbe l’obbligo di dichiararlo. Il reato di concussione invece, sempre secondo questi calcoli nella peggiore delle ipotesi, si prescriverebbe a settembre 2026: secondo altri avvocati difensori a marzo 2026 o addirittura si sarebbe prescritto a fine luglio 2025 perché il termine di prescrizione di 15 anni ( il massimo della pena 12 anni aumentato di un terzo) decorerebbe dal luglio 2010, data dell’evento contestato.

La seconda vicenda riguarda invece il gup Valente che lo scorso 31 agosto ha ottenuto, a sua domanda, il trasferimento presso la procura di Lecce a decorrere dal 1 gennaio 2026. Quindi la sua decisione sarà l’ultima che prenderà in quel di Potenza. Un provvedimento importante atteso da molti e che indirizzerà inevitabilmente il nuovo processo sull’ex Ilva di Taranto.

(leggi tutti gli articoli sul processo Ambiente Svenduto https://www.corriereditaranto.it/?s=ambiente+svenduto&submit=Go )

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