Taranto sta vivendo una trasformazione lenta ma radicale: da città simbolo dell’industria pesante e dell’inquinamento, si sta aprendo sempre più a nuove opportunità legate alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente per costruire un futuro più pulito e green.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di Blue Economy, un modello di sviluppo che punta a valorizzare il mare e le sue risorse in modo sostenibile creando allo stesso tempo innovazione e sviluppo.
E proprio nel mare di Taranto sono stati già realizzati due progetti simbolo di questo cambiamento: il parco eolico offshore, primo in Italia a essere costruito in mare, e il santuario dei delfini, un centro che protegge e studia questi splendidi animali che vivono nel golfo ionico.
Proprio a Taranto è nato il San Paolo Dolphin Refuge, il primo rifugio marino in Europa per i delfini della specie tursiope provenienti da altri delfinari e acquari.
Si tratta di un progetto di respiro internazionale realizzato dalla Jonian Dolphin Conservation che ha pensato che ci fossero le condizioni adatte per poter realizzare questo grande progetto nella città dei due mari.

La veterinaria Monica Barnaba, specializzata in cetacei e membro della Jonian Dolphin Conservation, ha spiegato come funziona questa idea visionaria che consiste in un grande recinto sottomarino, situato in prossimità dell’isola di San Paolo, in Mar Grande, per aiutare i cetacei a vivere in un ambiente più naturale, simile al mare.
“Il nostro lavoro – ha dichiarato la veterinaria – si collega alla Blue Economy perché l’attività che svolge questa associazione è di sensibilizzazione e di educazione ambientale nei confronti della tutela del mare e del suo ecosistema. I ragazzi, in questo, hanno un ruolo importantissimo perché comprendere l’importanza del mare può ispirarli a studiare e approfondire materie inerenti a questo tema, magari trovare lavoro in questo ambito e, di conseguenza, migliorare l’economia tarantina”.
Per Taranto e i suoi giovani questa è sicuramente una grande occasione. Investire nel mare, infatti, significa costruire un futuro pieno di possibilità per una nuova generazione che vuole restare a Taranto e non fuggire altrove.
Un obiettivo reso sempre più concreto anche grazie alla presenza dell’Hub eolico offshore, primo parco del Mar Mediterraneo con 10 turbine installate direttamente in mare, con una potenza complessiva di 30MW, sufficiente per soddisfare il fabbisogno energetico di circa 60.000 persone e che permette di risparmiare la produzione di oltre 730.000 tonnellate di CO2.
Queste “sentinelle del vento” appaiono come un monumento alla modernità e simboleggiano che la vera ricchezza è il mare, oro blu.
Lo sviluppo della Blue Economy passa anche, dal punto di vista strategico, dallo sviluppo del porto di Taranto visto non solo come punto di approdo del traffico merci tradizionale e di attività legate al turismo crocieristico.
Al centro del suo rilancio ci sono, infatti, due progetti quali l’hub di Faros Accelerator per le startup della Blue economy, nato in collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Jonio per promuovere i progetti di innovazione marittima e la salvaguardia dell’ecosistema marino e l’Eco Industrial Park, un programma strategico a forte connotazione green che mira a creare un insediamento produttivo focalizzato sulla sostenibilità e concepito per ospitare attività di magazzinaggio.

A spiegare meglio come la visione strategica della Blue Economy si traduca nella pratica quotidiana del porto è Antonio Mantua, presidente della sezione marittimi portuale e trasporti di Confindustria Taranto: “Lo sviluppo industriale – ha dichiarato – può convivere con la tutela dei delfini e del mare e, in generale, dell’ambiente marino, perché esistono norme ambientali molto stringenti e controlli costanti, soprattutto per quanto riguarda l’ambiente marino e i trasporti. Il settore è controllato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha interesse a tutelare le coste e il mare. Le navi non possono scaricare sostanze nocive in acqua: ci sono macchinari che raccolgono gli scarichi e li portano a terra in luoghi autorizzati”.
“Oltre ai rifiuti liquidi -continua Mantua- ci sono anche rifiuti solidi, sia organici sia speciali, che richiedono contenitori e procedure particolari e non possono essere smaltiti normalmente. Durante il rifornimento della nave, arriva un’altra nave più piccola che effettua il pompaggio, e per evitare perdite l’area viene circondata da barriere di contenimento galleggianti. Esistono anche macchine che separano eventuali prodotti inquinanti dall’acqua di mare e li recuperano. Grazie a tutti questi servizi e controlli, il mare risulta più pulito e sicuro”.
Inoltre, per Mantua, Taranto potrebbe diventare la “California d’Europa”, non solo per il clima mite e la vasta costa ma, in ottica industriale, avrebbe la capacità di attrarre talenti ed investimenti grazie anche allo sviluppo di attività come la cantieristica navale.
A tal proposito, dal 2021 lo stabilimento e cantiere navale situato sul Mar Piccolo è stato acquisito da S.G.M. di Taranto, appartenente al settore della cantieristica di lusso, per la produzione degli scafi di imbarcazioni e yatch a livello locale. Ci si augura che questo progetto, come altri, possa crescere e ne possa beneficiare tutto il settore.
In definitiva, questa onda blu è un’occasione da non perdere e che potrà far diventare Taranto un punto di riferimento nel Mediterraneo. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra le attività economiche come la pesca, il turismo, i trasporti, le energie rinnovabili e la tutela dell’ambiente marino.
In questo modo, il mare non sarebbe più visto soltanto come una risorsa da sfruttare ma come patrimonio per garantire benessere ed opportunità anche alle future generazioni.
“Le opportunità per i giovani di Taranto sono strettamente legate al rilancio e alla valorizzazione del settore marittimo e portuale” – ha sottolineato Mantua – “I giovani appassionati sono incoraggiati a investire nella propria città e a credere nelle sue potenzialità, considerandole una base per il proprio sviluppo professionale, anziché cercare opportunità altrove”.
La Blue Economy, dunque, non è solo un progetto economico, è una possibilità concreta di costruire un domani migliore per tutti.
Cogliere questa grande opportunità potrebbe cambiare il futuro di intere generazioni e trasformare Taranto in un esempio da seguire.



Complimenti
Complimenti per il vostro articolo, la nostra città merita il cambiamento proprio in questa direzione da voi descritta, speriamo vada tutto importo perché la città e il nostro territorio ha necessità di questa innovazione.
Davvero fantastico questo progetto,portera’un notevole cambiamento alla città di Taranto,qualcosa si muove grazie anche agli studenti della scuola media Martellotta
sempre attenta ai problemi di Taranto,
Continuate così forse qualcosavavcerra’
Non ho scritto altri commenti e non ho copiato da nessuno
Sono uno di loro! Sono uno degli scrittori di questo Fantastico articolo. Volevo ringraziare il direttore del Corriere di Taranto e la nostra prof. Che ci ha permesso ciò. Spero anche io che faremo tanti like per vincere il progetto!
Importantissima e fantastica iniziativa che certamente gioverà alla splendida Taranto alla quale pur essendo napoletano sono particolarmente legato. Un grande in bocca al lupo a Massimo ed a tutti i suoi compagni della 3D dell’I.C. Martellotta.
Finalmente un segnale positivo, vedere Taranto puntare su progetti sostenibili apre il cuore alla speranza. Speriamo che la politica ci aiuti a trasformare le iniziative in opportunità reali per il territorio. Bravi ragazzi ❤️