Confartigianato Imprese Taranto lancia un appello diretto alla città e all’Amministrazione comunale: “Taranto sta cambiando, e non in meglio”. Un cambiamento definito silenzioso, progressivo e profondo, che rischia di alterare in modo irreversibile il tessuto economico e sociale del capoluogo ionico. L’associazione ha diffuso un documento articolato che ricostruisce cause, effetti e prospettive di un fenomeno ormai visibile a occhio nudo in molte strade del Borgo e dei quartieri.

Al centro della disamina critica (in maniera costruttiva) dell’associazione c’è un elemento ricorrente: l’assenza di una pianificazione commerciale e urbana efficace. Confartigianato rimarca come, a distanza di anni, dossier fondamentali per lo sviluppo della città risultino ancora incompiuti o privi di una rotta precisa. Tra questi il Documento Strategico del Commercio, giudicato non sufficiente a governare le trasformazioni in atto, e l’irrisolto nodo del Comparto 32, che continua a influenzare gli equilibri urbanistici ed economici dell’intera area centrale.

Secondo l’associazione, uno dei segnali più evidenti di questo processo è la progressiva scomparsa delle attività di prossimità: negozi storici che chiudono, botteghe artigiane che non riaprono, serrande abbassate che diventano rapidamente opportunità per un altro tipo di insediamento. Ed è qui che Paolillo individua il secondo fronte critico: la proliferazione dei bazar, minimarket e empori etnici, che in pochi anni hanno saturato vie simbolo come via Cesare Battisti e via Liguria, cambiandone radicalmente l’identità commerciale.

A Taranto il quadro è aggravato da un altro trend: la monocultura del foodPizzerie, paninerie, bar, pub, format H24 e attività di ristorazione improvvisate si moltiplicano senza una regola, attirate spesso da costi contenuti e snelle procedure autorizzative. Una crescita disordinata che, secondo Confartigianato, rischia di trasformare la città in un unico grande distretto gastronomico senza identità reale, con effetti sulla vivibilità, sulla sicurezza e sulla qualità urbana.

In questo scenario si colloca un ulteriore elemento di criticità: l’impatto delle nuove linee del BRT, i Bus Rapid Transit, destinati a rivoluzionare la mobilità urbana. Senza un piano di compensazione che valorizzi il commercio interno alla città, osserva l’associazione, le nuove linee rischiano di favorire i poli commerciali periferici, a scapito del tessuto imprenditoriale del centro.

Confartigianato non si limita però alla denuncia e presenta una serie di proposte operative. Tra le principali:
• regole più stringenti per gli insediamenti commerciali, in particolare per il settore del food;
• incentivi per la riattivazione dei locali sfitti, così da riportare funzioni economiche di qualità nelle aree oggi svuotate;
• controlli mirati contro l’abusivismo, definito una minaccia sia per le imprese regolari sia per la sicurezza del consumatore;
• la realizzazione di un dataset georeferenziato del patrimonio commerciale, strumento che consentirebbe per la prima volta alla città una programmazione basata su dati oggettivi.

La proposta più ambiziosa è però quella di una cabina di regia permanente, chiamata a coordinare politiche urbanistiche, commerciali, culturali e sociali in un’ottica di lungo periodo. Una struttura che coinvolga istituzioni, associazioni di categoria, professionisti e cittadini, e che possa definire un modello di città riconoscibile, coerente e competitivo.

Confartigianato propone inoltre un impegno diretto nella formazione delle nuove generazioni: “Serve ricostruire la filiera imprenditoriale locale,” si legge nel documento, “e questo significa coinvolgere scuole, istituti professionali e famiglie in un percorso che restituisca dignità e futuro alle professioni artigiane e commerciali”.

“Taranto è a un bivio. O sceglie oggi la sua identità, oppure saranno altri a scegliere per lei”, l’associazione invita l’Amministrazione comunale a raccogliere il segnale, riconoscendo che il rischio non è solo economico, ma culturale e sociale. Perché – conclude così la nota a firma del segretario generale Fabio Paolillo – “una città che perde la propria anima commerciale perde anche la propria storia, la propria voce e la propria capacità di generare futuro”.

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