A 3 mesi dall’inizio dell’opera, ci si accorge che alcune scelte tecniche nella selezione dei giocatori (soprattutto degli under) sono state imbarazzanti e probabilmente non erano comunque additabili al solo Danucci.
Non vado nello specifico…altrimenti ci scappa un altro silenzio stampa.

Urge fare la solita premessa. Basta leggere ciò che abbiamo scritto da inizio stagione, per capire quanta fiducia si nutra in un progetto che deve “andare oltre”.
Tanto oltre da “prendere il volo”, proprio come negli ambiziosi e molto suggestivi progetti extra calcistici della famiglia Ladisa.
Quindi nessun riferimento specifico alle persone ed ai professionisti in ciò che segue, ma lasciatemi dire che la gestione dell’esonero di Danucci (comunicato evitabile in molti dei suoi contenuti) e la successiva scelta del mister che lo ha sostituito, sono in “pericolosa”controtendenza con l’iniziale volontà di rompere ogni possibile legame con un passato che, repetita iuvant, non rimpiangiamo affatto e che invece si riaffaccia, dopo il terremoto tecnico dell’ultima settimana, come un fantasma sempre all’opera, che sia sul palco o ancor meglio dietro le quinte.

D’altronde se il Direttore sportivo ed il mister vengono mandati via dopo 3 mesi, il segnale di scelte iniziali sbagliate è chiaro…e ci può anche stare.
Ma dopo la decisione di esonerare Danucci ci saremmo aspettati una scelta “alla Loiodice” anche per la panchina, tutto qua.

Ci sta invece molto meno la scelta dei sostituti (per i motivi già esposti, come detto “nulla di personale”) ai quali non si può che augurare il meglio, perché quel meglio dovrà esserlo, ovviamente, anche per il Taranto…e non solo per sè stessi.

La gestione mediatica degli eventi (dal silenzio stampa agli ultimi comunicati “senza filtri”) è oggettivamente opinabile.
I panni sporchi, cosi ci hanno insegnato, si lavano in famiglia; con certe dichiarazioni, la famiglia diventa un po’ troppo…allargata.

Danucci avrà le sue colpe che solo staff tecnico squadra e società possono sapere meglio, ma lo hanno visto tutti che, a parte Monetti ed un sempre sufficiente Terrana, gli under presi, a volte neanche visti all’opera, non sono all’altezza di una squadra che vuole vincere il campionato.

Nello specifico, mi viene in mente quando da ragazzini si faceva “il tocco” per chi dovesse andare in porta e quando trovavi qualcuno che “ci sapeva stare”, partivi vincitore in partenza. Il Taranto quel “tocco” sembra averlo perso dovendo scegliere uno che in porta ci va, come succedeva a noi, solo perché…è il più scarso con i piedi.
E così succede (sempre come nelle partite al “Campetto Stella) che……”Ogne ttire è nu gol!”

E allora oltre i risultati che sono mancati (anche a Novoli in Coppa la vittoria è sfuggita) necessita intervenire dalle “fondamenta” e questo, imprenditori del calibro degli attuali proprietari, lo sanno bene.

Se costruisci un palazzo di lusso, potrai mettere infissi, finestre e rifiniture di prestigio, ma senza un buon “servizio di portierato”, senza solide fondamenta, al primo sussulto crolla tutto e delle rifiniture prestigiose non rimane nulla.

Passando al calcio giocato, il Taranto che arriva a Taurisano è a dir poco rabberciato. Assenze importanti in difesa ed in attacco dove l’onnipresente Derosa e bomber Aguilera non possono dare il loro contributo alla causa. Loiodice non è in condizione da giocare dal primo minuto, anche Konate non è al top e, considerate le assenze di Souare, Imoh e Kordic, le alternative per Panarelli sono davvero poche. Solo Vukoja recupera e viene schierato nell’undici iniziale, nel quale gioca Fallani tra i pali, gli under sono Corallini e Monetti e si rivede Nicola Russo.

Su un terreno di gioco ai limiti dell’angusto, le trame di gioco sono quasi un’utopia. Il Taranto è propositivo ma non si registrano grossi pericoli per la porta avversaria anzi al 25simo è l’incrocio dei pali a salvare Fallani dalla capitolazione.

Errare è umano, perseverare è diabolico e sull’ennesima dormita difensiva subiamo il gol con proteste rossoblu per un fallo subito da Brunetti che, in effetti, rimane a lungo a terra infortunato. Ma il giovane arbitro, “under” anche lui con i suoi 19 anni, ritiene sia tutto regolare.
Segna Romano che…”Saluta” festante il suo popolo in festa.

Il gol subìto dà una minima scossa ad un Taranto che si affaccia nell’area avversaria senza mai dare la sensazione di poter trovare il gol.
Finisce così il primo tempo con il portiere avversario Negro che quasi non sporca nemmeno i guantoni.

Nel secondo tempo subito due opportunità per il Taranto; l’occasione capita sulla testa di Losavio che però non ha la stazza di Aguilera e non centra la porta; un attimo dopo un’ incursione dello stesso Losavio che conquista il fondo e mette un pericoloso pallone in mezzo ma non trova il piede di un compagno a finalizzare; sembrerebbe un buon inizio ed invece sulla ripartenza del Taurisano subisci un gol ai limiti del grottesco.

Lancio lungo in una metà campo inspiegabilmente vuota e giocatore avversario, incredibilmente solo davanti a Fallani, che realizza il raddoppio e sembra mettere la parola fine ad un film horror dal titolo “sprofondo rossoblu”.

A quel punto (di non ritorno) Panarelli mischia abbondantemente le carte in tavola, ma non solo non riesce ad ottenere il gol che riapra il match, bensì subisce il 3-0 e solo una salvifica bandierina alzata tiene il flebile lumicino della speranza ancora acceso. E cosi, a meno dieci minuti dal termine, succede quello che magari speri ma a cui, razionalmente, non puoi credere.
Il Taranto, sino a quel momento smarrito ed impotente, decripta la partita con il famoso LOIODICE DA VINCI, che realizza il suo primo eurogol in rossoblu e subito dopo propizia con una delle sue giocate, quello del pareggio pennellando l’assist per Losavio.


Allo scoccare del 90simo minuto, cosi caro al grande Paolo Valenti, è Di Paolantonio a scoccare la freccia che squarcia le tenebre calate sulla squadra (e quasi sulla stagione) dopo il 2-0. E l’abbraccio della squadra con tutta la panchina è l’azione più bella della giornata.
Ricordo che a Taranto c’era un famoso negozio di strumenti musicali che si chiamava proprio…Taurisano.
E alla fine il suono dei 3 punti ci piace, a dispetto di qualche “trombone”, ma su quel diagramma ci sono pochi “alti” in una marea di “bassi” che rendono la melodia cupa ed inascoltabile.
Un concerto senza armonia negli accordi, in cui ognuno sembrava seguire il proprio spartito. Più che la “Primavera” di Vivaldi il Taranto sembra…”La Traviata” di Verdi.
L’acuto dei tenori a fine partita non può e non deve cancellare le note stonate di un’altra preoccupante performance.

Ha ragione il nuovo direttore sportivo Pagni quando afferma che c’è tanto da lavorare, anche perché a lunghi tratti, in campo, pare quasi ci sia aria di…sciopero, non nel famigerato venerdì, bensì di domenica.
Ed il lavoro è da completare quanto prima perché ciò che si deve evitare è che i “fantasmi” siano non solo fuori, ma anche dentro il terreno di gioco.

Noi non possiamo che commentare ciò che vediamo, con il cuore pieno di speranza ma, anche stavolta, con gli occhi pieni di “cose” che, in futuro, non vorremmo (e non dovremmo) vedere più.

*a cura di Marcello Fumarola (editorialista esterno corriereditaranto.it)

*foto Paolo Occhinegro

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