Non fa quasi più notizia la continua discesa verso il basso di Taranto negli indicatori che decretano la qualità della vita nelle città italiane. Anche l’annuale indagine de il Sole 24 ore lascia un’istantanea del capoluogo jonico che pone l’ennesimo interrogativo sulla rinascita economica, culturale e sociale così tanto decantata da politici e amministratori locali.

Taranto che, rispetto al 2024, perde cinque posizioni passando dal 94esimo posto all’attuale 99esimo e si colloca all’ultimo posto tra le province pugliesi dal momento che Bari è 66esima, Lecce 81esima, Bat (Bari-Andria-Trani) 86esima, Brindisi 88esima e Foggia 98esima.

L’indagine misura il benessere nei capoluoghi di provincia incrociando ben 90 indicatori: dal reddito medio alla sicurezza, dalla salute ai servizi, fino al tempo libero e all’ambiente. Viene confermata, in buona sostanza, l’immagine di un Paese spaccato: al Nord si corre e al Sud si arranca.

Quest’anno, Trento conquista la vetta, confermandosi il luogo dove si vive meglio. La città trentina brilla per sportività, ecosistema urbano e percezione della sicurezza, dimostrando come la qualità dei servizi e l’attenzione al territorio possano fare la differenza. Sul podio anche Bolzano, seconda, e Udine, terza. Un Italia spostata a Nord-Est, con un Sud ben lontano da una qualità della vita apprezzabile.

Tornando a Taranto, la sezione  ad essa dedicata fa registrare peggioramenti in quasi tutte le macro-aree: nella sezione “Affari e lavoro” la provincia scende fino all’ultimo posto nazionale per tasso di occupazione, segnalata come 107ª, e registra una caduta anche negli indicatori su ricchezza pro capite e consumi, che scivolano verso la 95ª posizione.​

L’area “Demografia e società” racconta un territorio che invecchia e perde popolazione: Taranto è 95ª, con un crollo di 15 posizioni in un solo anno, a causa di bassa natalità, saldo migratorio negativo e un indice di vecchiaia crescente. Nello stesso aggregato spicca però un dato anomalo, l’“indice di solitudine”, dove la provincia risale al 9° posto nazionale per quota di nuclei composti da una sola persona, segnale di una rete sociale che si sfibra e di un crescente isolamento delle famiglie.​

Sul fronte “Ambiente e servizi” Taranto precipita al 93° posto, perdendo sette posizioni, con una delle percentuali più basse di raccolta differenziata tra le province italiane e la pressione strutturale di due grandi insediamenti industriali che pesano sugli indicatori ambientali. La combinazione tra scarsa dotazione di servizi urbani e qualità dell’aria critica contribuisce a tenere l’ecosistema urbano ionico nelle retrovie anche rispetto ad altre realtà meridionali.​

Ancora più negativo il giudizio sulla macro-area “Cultura e tempo libero”: Taranto è 98ª, undici posizioni in meno, penalizzata dal numero ridotto di librerie, sale cinematografiche, impianti sportivi e grandi eventi rispetto alla media nazionale, elementi che incidono direttamente sulle opportunità per giovani e famiglie.

L’unico fronte in controtendenza è “Giustizia e sicurezza”, dove la provincia sale al 63° posto, con un miglioramento di 11 posizioni su indicatori come tempi dei procedimenti civili e percezione di sicurezza.​

Una classifica, questa ultima in ordine di tempo stilata dal Sole 24ore, che continua un trend negativo fatto di studi e analisi che posizionano la città bimare sempre nei bassifondi. In maniera costante da anni.

*foto Franzi Baroni

 

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