Nelle scorse ore il Ministro Urso ha risposto alla Camera dei deputati a tre Question Time direttamente o indirettamente sulla vertenza ex Ilva.
“Non c’è nessun piano di chiusura. Anzi, esattamente il contrario. I commissari hanno avviato un programma di manutenzione straordinaria per consegnare al futuro acquirente entro marzo impianti funzionanti e sicuri con almeno 4 milioni di capacità produttiva per consentire di realizzare il Piano di decarbonizzazione nella continuità occupazionale. La manutenzione straordinaria è assolutamente necessaria ed è conseguente allo stato di totale abbandono e decadimento in cui gli impianti sono stati lasciati da ArcelorMital. Per questo i Commissari avvieranno nei prossimi giorni un’azione risarcitoria per circa cinque miliardi” ha dichiarato il ministro Urso.
A Genova come a Novi Ligure “la produzione continuerà. I commissari hanno disposto delle provvisorie modifiche agli assetti produttivi per eseguire interventi interventi di manutenzione a Taranto anche per garantire la massima sicurezza ai lavoratori. Queste temporanee modifiche non avranno alcun effetto sull’occupazione. A Genova nessuno andrà in cassa integrazione. 585 unità a lavorare e 70 in formazione, con salario integralmente corrisposto in forza delle norme contenute del decreto-legge n. 180 del primo dicembre. A Novi Ligure tutti resteranno al lavoro. Ribadisco che l’operatività dello stabilimento di Genova Cornigliano non è messa in discussione. Piuttosto è vero che l’attuale riduzione dei flussi di coils verso lo stabilimento di Genova è dovuta alle attività di manutenzione straordinaria e di revamping in corso presso il sito di Taranto” ha assicurato il ministro.
“Completate le attività manutentive, a marzo il Piano prevede la piena ripresa delle attività, ovviamente al netto del sequestro probatorio di AFO 1 da parte della Procura di Taranto che dura ormai da oltre sette mesi – ha proseguito Urso -. Il futuro però non può essere l’amministrazione straordinaria ma la realizzazione dell’obiettivo per il quale l’amministrazione è stata disposta dopo il fallimento di Arcelormital, ossia la cessione del compendio aziendale a un soggetto che possa rilanciarlo, grazie anche all’AlA che abbiamo ottenuto e al piano di decarbonizzazione che abbiamo avviato”.
“Per quanto riguarda l’intervento dello Stato, ho già detto in altre occasioni che ove richiesto dagli operatori che stanno partecipando alla gara internazionale, ove necessario, il governo è pronto a valutare l’intervento di un soggetto pubblico a supporto del piano industriale nel pieno rispetto della normativa europea e secondo le procedure di gara, per assicurare la continuità produttiva degli stabilimenti e il processo di decarbonizzazione” ha specificato il ministro rivolgendosi ai deputati presenti che hanno posto tre interrogazioni sulla vicenda ex Ilva.
“Ricordo a tutti da dove siamo partiti. Il lascito drammatico di Arcelormital. Commissari hanno trovato uno stabilimento in condizioni disastrose solo un alto forno era ancora attivo con un approvvigionamento di quattro giorni e senza un futuro produttivo a causa della mancanza di un’AlA in linea con le previsioni europee. In pratica non aveva titolo a produrre. Abbiamo quantificato i danni in circa 5 miliardi tra mancate manutenzioni e perdite di quote ETS, avevano venduto le quote EST. Ripeto 5 miliardi di danni” ha voluto ricordare Urso.
“I Commissari hanno ripreso la gestione, avviato urgenti manutenzioni, messo in sicurezza gli impianti, chiesto e ottenuto l’AIA integrata con le valutazioni di incidenza sanitaria. Prima e unica acciaieria in Europa a ottenerla. Il Governo ha sostenuto l’impresa con prestiti ingenti sfruttando tutti i margini – e sottolineo tutti i margini – consentiti dalla normativa europea per garantire il rilancio e quelle di salvaguardia dell’occupazione – ha proseguito il ministro -. Il Piano industriale alla base della procedura di gara rimane quello iniziale. Non è cambiato. Esso recepisce il vincolo alla decarbonizzazione previsto dal bando, da conseguire nei tempi più brevi possibili. La gara internazionale è in atto, i negoziati sono difficili perché l’obiettivo è sfidante”.
“Il Governo sta intanto lavorando alle condizioni abilitanti nella consapevolezza che la fornitura e il costo dell’energia è il fattore più critico, anche nell’ottica dei fabbisogni connessi alla programmata decarbonizzazione. La tecnologia green ha bisogno del gas. In un contesto in cui non risulta praticabile la soluzione della nave rigassificatrice in ragione delle opposizioni espresse dagli enti locali, stiamo lavorando alle condizioni per un rifornimento terrestre di gas che possa risultare sostenibile economicamente – ha detto ancora -. Allo stesso tempo, stiamo predisponendo le condizioni per interventi di nuova industrializzazione delle aree libere dalla attività siderurgica, sia a Taranto sia a Genova, al fine di favorire nuovi aggiuntivi insediamenti produttivi. Su questo abbiamo già concordato con gli enti locali una serie di incontri previsti nelle prossime ore per lavorare insieme”.
“Voglio infine evidenziare infine un dato al quale tutti noi dobbiamo guardare con realismo. In tutta l’Europa l’industria siderurgica è in crisi, le ragioni risiedono nei costi della decarbonizzazione, nei prezzi alti dell’energia e nella concorrenza asiatica. L’Europa, anche a seguito – soprattutto a seguito – delle nostre proposte lo ha finalmente capito. Nei giorni scorsi la Commissione europea ha presentato le nuove misure di salvaguardia contro la sovrapproduzione cinese, prevedendo il raddoppio dei dazi e il dimezzamento delle quote e noi abbiamo chiesto che queste misure di salvaguardia entrino in vigore subito. Il prossimo 10 dicembre sarà illustrata la proposta di revisione del CBAM, che proprio l’Italia ha sollecitato con un documento specifico oltre un anno e che rappresenta un tassello decisivo per rafforzare la competitività del settore siderurgico a livello europeo. Noi guidiamo il fronte delle riforme in Europa pensiamo che questo sia decisivo per restituire competitività alla siderurgia europea” ha concluso il ministro Urso.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

Buonasera
Effettivamente non c’è alcun piano di chiusura della Ex Ilva di Taranto.
La fabbrica sta chiudendo da sé spegnendosi un pezzetto al giorno
Il problema grave è che non c’è alcun piano valido per non farla chiudere.
Caro Ministro Urso dovete finirla di prendere in giro la povera gente e dimettetevi.
La Meloni troverà sicuramente qualcuno più capace di Voi per gestire le 100 e passa crisi industriali in atto.
Saluti
Vecchione Giulio
Eh già hanno lanciato la procedura automatica di spegnimento ma non se ne sono accorti a Roma, o fanno finta.
Al netto della solidarietà scontata a tutti lavoratori , la questione che mi sono sempre posto era possibile evitarlo dopo che probabilmente il portafoglio Cliente sul mercato mondiale acciaio era stato scippato dagli Indiani che hanno tirato il collo al mostro senza ritegno. Io credo che solo studiando la storia degli ultimi almeno 15 anni qualcuno possa pensare di fare un piano industriale serio e credibile che abbia credito sul mercato finanziario.
Da Riva a Indiani alla Morselli non ho visto menti eccelse.
Ma non era meglio chiuderlo nel 2015 pilotatando le fuori uscite dei lavoratori innescando un ciclo virtuoso di decontaminazione aree, attraverso il loro utilizzo per fare sviluppo industriale alternativo?
Oggi forse servirebbe pensare a nuove economie, se proprio lo Stato deve investire.
Ad maiora (speriamo)