Il 3 e 4 dicembre, il Salone di rappresentanza della Prefettura di Taranto ha ospitato il Comitato di Sorveglianza del Just Transition Fund (JTF) 2021-2027. Un tavolo di confronto operativo che ha visto la partecipazione dei rappresentanti della Commissione Europea, delle Autorità nazionali e Organismi Intermedi delle Regioni Puglia e Sardegna, insieme agli stakeholder del territorio.

All’ordine del giorno del Comitato riprogrammazione, avanzamenti e monitoraggio dell’attuazione e rispetto dei target di spesa, che ha visto al centro del dibattito la riprogrammazione delle risorse per dare spazio a due nuove priorità, tra cui il social housing e il finanziamento delle nuove imprese.

Si è innanzitutto preso atto della decisione della Commissione Europea di concedere un anno in più per la chiusura del programma, dal 2029 al 2030. Su proposta dell’Autorità di Gestione per la governance rafforzata e l’accelerazione legata alla riprogrammazione delle risorse, si è convenuto sulla necessità di adottare un quadro operativo rafforzato per mettere in sicurezza il programma, mitigare i rischi di disimpegno e migliorare la quanta dell’attuazione.

Il Patto per la collaborazione deve quindi dare la massima priorità alla prevenzione del rischio di sottoutilizzo delle risorse. Questo sarà garantito da una serie di condizioni vincolanti: avvio tempestivo di tutte le procedure (bandi, gare) entro marzo 2026; conclusione delle procedure negoziali avviate entro gennaio 2026; conclusione delle procedure negoziali non avviate entro febbraio 2026; attivazione del Tavolo Tecnico Partenariale con le due task force previste entro gennaio 2026; migliorare la pianificazione degli interventi con modalità congiunte Autorità di Gestione e Organismi Intermedi e le soluzioni per facilitare processi autorizzativi complessi; priorità ai progetti immediatamente cantierabili, inclusi quelli provenienti da PNRR, e all’adozione di strumenti sul modello “Facility”.

Come detto, sono state approvate due novità: il social housing e la possibilità di finanziamento per le grandi imprese (attività di ricerca, contratti di programma) partecipando a bandi per 40 milioni di euro. Per finanziare il social housing, la nuova azione sulla priorità 3 “Abitare accessibile e sostenibile”, sono stati destinati in totale 53 milioni di euro di cui 45,4 in quota Unione Europea, di questi 28,4 per progetti da realizzare a Taranto.

Si è poi proceduto alla riduzione di 22 milioni di euro dall’Azione 2.3.4, rubricata “Riqualificazione e ripristino ambientale del sistema delle coste del Mar Grande, del Mar Piccolo e delle aree limitrofe” per la quale inizialmente era stato previsto un finanziamento pari a 40 milioni di euro. Contestualmente a questa operazione di riequilibrio, si è disposta l’integrazione, per un ammontare di ben 24 milioni di euro, dell’Azione 2.3.2 “Sea Hub”. Quest’ultima è destinata in via prioritaria alla riqualificazione ecologica e funzionale del Mar Piccolo. La cifra incrementale non solo compensa ampiamente il decommitment precedente, ma lo supera, convogliando risorse aggiuntive e specifiche verso un obiettivo di massima rilevanza per la comunità tarantina. L’attuazione del potenziato intervento “Sea Hub” avverrà attraverso un iter negoziale concertato che vedrà il diretto e sinergico coinvolgimento dell’Ente comunale e della Struttura Commissariale per le Bonifiche.

Durante la riunione è stato ribadito come il programma JTF per Taranto nasca con una missione chiara: accompagnare la diversificazione economica garantendo la sostenibilità ambientale locale. Tra i tanti progetti, la realizzazione della cosiddetta Green Belt, l’infrastruttura verde per sostenere la transizione ecologica e tutelare le risorse naturali finalizzate a una nuova attrattività territoriale.

Se al termine del tavolo da più parti sono stati espressi commenti positivi (dal sindaco di Taranto Piero Bitetti, dal Commissario straordinario per le bonifiche Felice Uricchio, dalle Regioni Puglia e Sardegna e dai rappresentanti della Commissione Europea), una critica arriva dalla Cgil di Taranto. “Oggi, in realtà, di fronte ad un Piano ancora all’inizio del suo percorso, sono state esposte le modifiche a quel Piano. Cosa prevedono quelle modifiche? Che ad esempio non si misurano più i livelli occupazionali previsti, bensì le risorse che sono state date alle imprese. Così appare evidente che non ci si preoccupa dei posti di lavoro ma delle imprese che prendono le risorse pubbliche.

Si apre alla partecipazione delle grandi imprese ma non ci risultano indicatori di condizionalità, cioè di come quelle grandi imprese si impegnano a stare sul territorio e non solo il tempo di godere delle risorse pubbliche. A queste latitudini brucia ancora la ferita di quelle grandi imprese che sono venute qui e che dopo i benefici della legge 488 del 1992 poi sono scappate via quando sono finiti quei soldi, lasciandoci qui disoccupazione e deserto industriale.

E poi, all’interno del Piano si inserisce l’azione dell’housing sociale. Per carità, per noi è un tema sensibile, ma ci chiediamo quale connessione abbia con il lavoro e con un futuro produttivo sostenibile di filiere alternative. E poi ancora, si prevede la riduzione degli obiettivi per la produzione di energia rinnovabile. Come CGIL, queste modifiche sostanziali del piano ci fanno pensare che i territori del Sulcis e di Taranto, a quell’appuntamento con la storia rischiano di non arrivarci mai mantenendo intatti nella strutturalità i loro problemi occupazionali e ambientali.

Se questo Piano, quello del JTF non dovesse rispondere a quelle istanze con l’illusione che dando le risorse alle imprese queste possano agire nell’interesse dei lavoratori senza alcuna condizionalità, e riducendo i target ambientali, allora credo che ci troveremo nel 2029 a fare un bilancio di un piano che non sarà riuscito a rilanciare il lavoro e non avrà dato risposte alle emergenze sociali in atto. Per questa ragione, come CGIL abbiamo votato contro perché queste modifiche non ci aiuteranno e le nostre domande non hanno trovato risposte”.

Certo, come abbiamo più volte sottolineato in diversi articoli pubblicati sul nostro giornale, l’attuazione del piano a Taranto è in ritardo rispetto alla tempistica prevista inizialmente anche rispetto al territorio del Sulcis (urge accelerare sulla pubblicazione degli avvisi e sulla chiusura delle procedure negoziali dopo che il piano esecutivo fu approvato lo scorso febbraio con un anno di ritardo rispetto ai tempi previsti). Entro il 2026 è previsto che siano attivate azioni di spesa certificate a livello di programma per 445,7 milioni di euro: un traguardo che quasi certamente non sarà rispettato e che da più parti fa temere la possibilità di perdere le risorse non impegnate. Eventualità che però allo stesso tempo viene smentita, sottolineando come eventualmente si procederà all’aggiornamento delle scadenze inizialmente previste.

Ciò che forse più è mancato, o forse non è stato appieno sfruttato in questi anni, è stata la partecipazione alla governance da parte di tutti i portatori di interesse. Così come non sempre c’è stata trasparenza nelle scelte dei progetti e delle risorse destinate ad essi. In questo l’Organismo Intermedio guidato dalla Regione Puglia avrebbe potuto e dovuto fare di più. Così come allo stesso tempo è stato francamente poco decifrabile il reale contribuito che i vari soggetti inseriti all’interno del Comitato di Sorveglianza abbiano portato in questi anni, a livello di idee e progetti.

Da sempre la nostra speranza è che tutto venga gestito nel modo migliore possibile, affinché il Fondo per la Transizione Giusta possa offrire il suo contributo in un passaggio storico fortemente delicato per il territorio tarantino dal punto di vista economico e sociale, oltre che ambientale. Perché come abbiamo sempre ribadito, la transizione o sarà giusta o semplicemente sarà un’altra occasione persa per traguardare un futuro migliore per tutti.

(leggi tutti gli articoli sul Just Transition Fund https://www.corriereditaranto.it/?s=JTF&submit=Go)

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