«Un calendario può diventare il documento politico di un popolo?». La domanda rimbalza tra le pareti del Circolo fotografico di Taranto, dove l’associazione Genitori Tarantini ha festeggiato il suo decimo anniversario con un brindisi, una mostra e la presentazione del primo calendario ufficiale. Non è stata una semplice ricorrenza, ma un momento carico di memoria, rabbia, speranza e determinazione. Un frammento di storia civile che intreccia arte, attivismo e dolore, nel nome di una città che continua a chiedere rispetto.

Il calendario 2026 – impreziosito dalle vignette di Leonardo Zaza e curato nel progetto grafico da Cosimo Nesca – ripercorre dieci anni di battaglie, denunce e resistenza. «Colorato, irriverente, ricco di particolari», il lavoro di Zaza punta dritto contro le emissioni del siderurgico, «l’incapacità della politica», i decreti salva-Ilva, l’immunità penale, gli operai, le vittime. «Con la creatività e la satira si lanciano messaggi importanti, la satira colpisce più di qualsiasi altra forma di protesta», ha puntualizzato il vignettista. «Ho voluto esprimere la mia posizione in modo chiaro: la questione del siderurgico è prioritaria, ed è quella della totale chiusura».

La serata è stata anche un momento di forte commozione, nel ricordo di Emilia Albano, attivista scomparsa poche settimane fa. «Era la nostra stella, la nostra creativa, la nostra compagna di lotta», ha ricordato la presidente Cinzia Zaninelli. «Con la sua luce, le sue canzoncine e il suo amore per i bambini di Taranto ha inventato un nuovo modo di fare attivismo». Proprio a lei, simbolicamente, è dedicato il calendario: «Nel ricordo di Emilia Albano abbiamo portato a termine questo progetto, che era anche un suo desiderio, a completamento dei primi dieci anni dell’associazione».

Dieci anni di impegno civile, soprattutto per difendere «i bambini e quindi il futuro». L’idea di fondare il movimento dei Genitori Tarantini nacque per «coprire un vuoto che si era creato a seguito della sfilza dei decreti per cui è stata condannata la città. Dopo le grandi manifestazioni – ha spiegato Zaninelli – in effetti per diversi anni non ne abbiamo viste più di quella portata. Per cui ci abbiamo pensato noi. Vedevamo che non c’era neanche tanta voglia da parte dei cittadini e delle associazioni e abbiamo detto: va bene, lo facciamo noi e abbiamo cominciato a lavorare in questo senso».

Tutto è iniziato nel 2015, con il primo manifesto affisso in città: «I bambini di Taranto vogliono vivere». Da allora denunce, manifestazioni (una quarantina quelle organizzate dall’associazione), lettere alle istituzioni, fino al ricorso con azione inibitoria contro l’ex Ilva presentato al Tribunale di Milano, sfociato nella pronuncia storica della Corte di giustizia europea: «Se è pericolosa per l’ambiente e la salute, l’ex Ilva deve fermarsi». Tra gli undici ricorrenti anche Simona Peluso e il figlio Andrea, di 11 anni. Ora si attende la decisione del Tribunale.

Presenti alla serata, oltre ai soci dell’associazione, la pediatra Annamaria Moschetti, la presidente del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti Simona Fersini e il segretario della Lmo, Stefano Sibilla. Il portavoce Massimo Castellana ha raccontato il legame con Zaza: «Noi gli proponevamo un’idea e lui la sviluppava a una velocità incredibile. Sembra che la sua matita sia connessa al nostro pensiero. Dovrebbe essere conosciuto in tutta Italia».

Ma la festa non ha cancellato la realtà di questi giorni, segnata dalle proteste degli operai Ilva. «Li capisco, perché vivere senza reddito è terribile, però – ha osservato ancora Cinzia Zaninelli –  capisco anche tutti i genitori che hanno perso i figli, io capisco i figli che hanno perso i genitori e credo che non si possa barattare la vita. Se i sindacati chiedono ancora, da quello che abbiamo capito, una produzione a caldo di quella fabbrica, che tra l’altro sta cadendo a pezzi, è come se chiedessero altri morti tra i cittadini. Noi non dobbiamo più dimostrare nulla. Sono loro che dovrebbero dimostrarci contrario, ma non lo possono fare».

E anche se un giorno lo stabilimento dovesse chiudere, l’associazione non smetterà di vigilare: «C’è la questione del rigassificatore, che – ha chiarito la presidente Zaninelli – ci spaventa perché se dovesse chiudere lo stabilimento lì qualcuno si giustificherà dicendo che c’è bisogno di posti di lavoro, ma in effetti sono pochissimi i posti di lavoro che servono. Quindi, io penso che ci sarà ancora da fare. Noi non riusciamo, ormai una specie di dipendenza, a fermarci, ma perché a Taranto non ci si può fermare. Questa è la verità».

Il calendario, una edizione “de luxe” composta da 12 fogli in carta patinata da 170 grammi, stampa fronte e rilegatura a spirale, è pensato per durare. «Ogni documento storico importante – raccontano gli attivisti – deve essere conservato per i posteri, per non dimenticare». E in quelle pagine scorrono rabbia e dolore, ma anche una volontà incrollabile di resistere: «Il popolo tarantino ha tutte le ragioni per esigere chiarezza e rispetto. Quando pensiamo ai bambini che non ci sono più, cresce dentro di noi un’urgenza: reagire, anche e soprattutto per loro».

In una città che spesso si sente abbandonata, tra istituzioni «cieche e sorde» e promesse «irrealizzabili», l’associazione Genitori Tarantini continua a rappresentare una voce scomoda, ma necessaria. Una voce che, dieci anni dopo, non ha alcuna intenzione di tacere.

 

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