Settimana di preparazione al big match contro il Brindisi per il Taranto.
Panarelli perde (ma solo numericamente) alcuni pezzi della rosa; Imoh (al quale va il nostro ringraziamento per averci messo sempre “anema e core”), Maltezi ed il difensore Pino rescindono il contratto che li legava alla società rossoblu, sempre alla ricerca di un assestamento verso l’alto di un “mosaico squadra” costruito, mai dimenticarlo, in sole due settimane, da dopo ferragosto all’inizio del torneo.
Qualche perplessità nella tempistica delle rescissioni sorge solo per l’esigenza di avere, in ottica “big match”, altri attaccanti a disposizione, viste le condizioni sicuramente non ottimali di Aguilera e Loiodice, ovvero il meglio, ciascuno nel proprio ruolo, che il Taranto possa avere al momento.

Nel fine settimana si va a puntellare una difesa scopertasi improvvisamente vulnerabile. Passiamo cosi dalle ultime partite nelle quali “ame state affRIZZelate”, ad un più propedeutico:
“n’ame fatte a Rizze!”
Si registra infatti il ritorno in rossoblu dell’esperto difensore Gianmarco Rizzo, che “sposta la residenza” dalla vicina Francavilla Fontana al capoluogo jonico.
Dopo il Taranto da Dr Jekill e Mr. Hide visto a Taurisano, Panarelli salutava con soddisfazione, oltre alla rocambolesca vittoria, anche la possibilità di affrontare una “settimana tipo”, utile per poter lavorare con la squadra sui suoi intendimenti tecnico-tattici (come direbbe Fabio Capello).
Il pubblico, dal canto suo, risponde con affetto e voglia di partecipare a questo match che, vista la concomitanza dell’altra sfida al vertice Canosa-Bisceglie, potrebbe rilanciare le ambizioni dei rossoblu anche in ottica primo posto.
Stadio Italia esaurito, o se volete “Sold out”che fa più figo e, anche in considerazione della capienza non cosi elevata, vien proprio da dire “casa mia, casa mia…per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia”.
E proprio come in un’abbazia, i monaci rossoblu guidati da Don Luigi Panarelli sono chiamati a consacrare l’ostia della vittoria da regalare ai fedelissimi supporters…Con tanto di benedizione.

Sempre a livello di tifoserie qualche “poeta adriatico del turpiloquio” decide di immortalare la sua inettezza sui muri adiacenti lo stadio Iacovone.
L’ispirazione poetica non è riconducibile a tematiche ultras, che infatti, da Brindisi, si dissociano da questo triste poema “notturno” che ha ben poco di D’Annunzio e molto più di Schettino in fuga nella notte.
Tornando al campo, Aguilera, come prevedibile, purtroppo non recupera e le variabili offensive sono piuttosto limitate.
La scelta degli under cade su Corallini in difesa e, un pò a sorpresa, Labianca e non Monetti in avanti, in attesa che il direttore Pagni vada a scovare il nuovo Buffon (ma anche qualcosa meno) per tornare a schierare, alla bisogna e con maggiori garanzie del recente passato, un under tra i pali.
Primo tempo “intenso” ma senza reti. L’equilibrio regna sovrano, nonostante per lunghi tratti il Taranto riesca a “chiudere” gli adriatici ma non ad “aprirne” la porta, difesa egregiamente dall’ex Antonino.
D’altronde Ciullo avrà pensato: “Benvenga” un pareggio, anche a costo di alzare una “Barrera” davanti alla porta.
Sullo stesso binario scorre anche la ripresa, con il Taranto che preme alla ricerca del gol ed il Brindisi che si difende, riuscendo a limitare i danni con una certa tranquillità.
Panarelli e Ciullo inseriscono forze fresche ma la musica non cambia è l’unica nota “di colore” diventa il cartellino rosso sventolato dall’arbitro nei confronti del mister rossoblu, reo di aver alzato troppo i toni verso un assistente a bordo campo.
Calma Mister, non serve sottolineare che per il lungo prosieguo del campionato, servirà tenere i nervi sempre saldi.

E nonostante gli sforzi (vani) di Loiodice e compagni, ad un certo punto riecheggiano nello stadio Italia le note di un famoso pezzo di Umberto Tozzi: Nell’aria c’è polline di…un amaro “niente a niente”.
Non si può dire se e quanto la presenza di Aguilera (o degli altri epurati) avrebbe potuto aiutare nel tentativo di scardinare la difesa adriatica.
La partita è stata agonisticamente vivace ma senza sussulti o grosse occasioni da ricordare. Neanche Loiodice, reduce da una settimana difficile dal punto di vista fisico, è riuscito a vestire il mantello di Silvan e fare la magia.
Il triplice fischio finale ha cosi sancito un pareggio che non premia gli sforzi e la propositività del Taranto ma che il Brindisi, dal canto suo, ha saputo meritare.
Resta l’amaro in bocca per una mancata vittoria che sarebbe risultata preziosa, visto il risultato di Canosa, dove la squadra di De Candia ferma la corsa del Bisceglie e ricompatta il gruppo in vetta, dove ora ci sono 4 squadre in 4 punti.
Dopo le risoluzioni della scorsa settimana, nei prossimi giorni ci aspettiamo annunci di nuovi arrivi. Scelte non quantitative ma qualitative.
Regali natalizi mirati e selezionati sotto l’albero di Natale di Panarelli e del suo nuovo staff (Antonio Morea allenatore in seconda, Nicolas Bremec allenatore dei portieri e Paolo Re David preparatore atletico) al quale auguriamo di fare un grandissimo lavoro.

Serviranno giocatori in grado di far innestare la marcia giusta a questa squadra per “scalare” la vetta della classifica.
Perché se cosi non fosse, va a finire che in Primavera ti “appa…Pagni” e la promozione ti sfugge.
E questo non si può…NO…proprio non si può!
*a cura di Marcello Fumarola – editorialista esterno corriereditaranto.it
** foto Paolo Occhinegro