Presso lo stabilimento di Taranto si è tenuto il consiglio di fabbrica permanente di Fim Fiom Uilm e Usb con le categorie dell’appalto di Cgil, Cisl e Uil, convocato dopo le due giornate di mobilitazione che hanno visto un importante partecipazione dei lavoratori di Acciaierie d’Italia, di Ilva in A.S. e dell’appalto. Alla riunione hanno preso parte anche il sindaco di Taranto Piero Bitetti, il presidente della Provincia Giovanni Palmisano e il governatore uscente Michele Emiliano.
Le iniziative di sciopero in tutti i siti dell’ex Ilva avevano come obiettivo quello di lanciare un chiaro messaggio al Governo: ritiro del ciclo corto e convocazione urgente di un unico tavolo a palazzo Chigi.
“Il governo prenda atto che il piano di rilancio non è stato realizzato, il prospettato piano di ripartenza di tutti gli impianti è rimasto incompiuto e che ad oggi è in vigore la cassa integrazione per un massimo di 4550 unità, approvata senza accordo sindacale, con la previsione di arrivare fino a 6000 unità con l’attuazione del “piano corto” presentato dal ministro Urso e dai commissari straordinari nell’incontro a Palazzo Chigi nella riunione dell’ 11 novembre scorso, oltre ai circa 1500 in ILVA AS già in cassa integrazione dal 2018” si legge nel verbale approvato al termine dell’incontro.
“Siamo ad un passaggio storico per i lavoratori e la città di Taranto e crediamo sia indispensabile cogliere questa opportunità per pianificare un nuovo futuro che possa traguardare, nel più breve tempo possibile, il processo di transizione ecologica e sociale in grado di garantire la tutela ambientale, occupazionale e produttiva – hanno concordato i soggetti presenti -. La continuità produttiva non può essere messa a rischio dal piano corto, presentato dal governo, che noi abbiamo definito sin da subito come un piano di chiusura”.
“Quel piano, di fatto, non solo interrompe alcune attività, nello specifico ferma le cokerie dal primo di gennaio 2026, ma aumenta il numero dei lavoratori inattivi e produce forti tensioni sociali nei territori. Il governo deve ritirare il piano presentato e contestualmente riaprire il confronto a Palazzo Chigi. Bisogna, inoltre, garantire il finanziamento della gestione ordinaria per la prosecuzione di attività di manutenzioni in quanto, in assenza di un acquirente e di un provvedimento, lo stabilimento non avrebbe dal primo di marzo la liquidità necessaria per continuare a produrre determinando, di fatto, il fermo di tutti i siti” scrivono nel verbale Fim, Fiom, Uilm, Usb e le RSU ADI in AS, Ilva in AS e Appalto.
“Tutto questo passa da alcune condizioni per noi imprescindibili che – solo se realizzate – daranno risposte ai lavoratori diretti, di ILVA in AS, che per noi sono sempre stati all’interno del perimetro occupazionale attraverso la clausola di salvaguardia dell’accordo del 6 settembre 2018, e migliaia di lavoratori dell’appalto e indotto in continua sofferenza, e che da sempre rappresentano la platea più esposta pagandone il dazio più pesante. Il Governo è tenuto a trovare e fornire risorse adeguate per garantire gli investimenti certi attraverso un necessario intervento pubblico dello Stato per assicurare un piano industriale che rilanci lo stabilimento ed al contempo poter avviare finalmente il processo di decarbonizzazione” si legge ancora nel testo sottoscritto dalle organizzazioni sindacali.
Il consiglio di fabbrica di Fim, Fiom Uilm e Usb, unitamente alle istituzioni locali e regionali, ha deciso di proporre un percorso che tenga insieme aspetti ambientali, sociali ed industriali. “Realizzazione dei tre Forni Elettrici nel minor tempo possibile che – gradualmente – andranno a sostituire gli attuali AFO superando l’attuale ciclo integrale; realizzazione di 4 DRI con impianti dedicati e realizzati a Taranto, materia prima indispensabile senza la quale la sostenibilità di Taranto potrebbe essere messa in discussione; riavvio di tutte le linee di finitura (verticalizzazione del prodotto) che possa garantire il rientro dei lavoratori da troppo tempo in cassa integrazione; istituzione di una clausola sociale che garantisca la ricollocazione, attraverso anche la realizzazione di nuovi impianti, dei lavoratori del mondo degli appalti occupati dalle aziende del territorio; misure straordinarie per i lavoratori di ADI in AS, Ilva in AS e appalto attraverso ogni strumento possibile nella piena tutela degli aspetti sociali (lavori usuranti, estensione dei benefici previdenziali di amianto, incentivo all’esodo)”.
Il Consiglio di Fabbrica dei RSU di Fim, Fiom, Uilm e Usb, Comune di Taranto, Provincia di Taranto e Regione Puglia si impegnano in definitiva “a trovare ogni strumento utile affinché le richieste espresse in questa piattaforma, trovino risposte concrete da parte di un governo che ha deciso di proseguire senza il coinvolgimento dei lavoratori e della stessa comunità ionica”.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

Buongiorno
Per tutto questo ci vuole il rigassificatore o la nave rigassificatrice nel Porto di Taranto.
Ma nessuno ha citato questo impianto
Poiché gli impianti DRI vanno a gas, le centrali elettriche vanno a gas per produrre energia per i forni elettrici è necessaria una quantità di gas tale che le tubazioni Snam esistenti non permettono l’ alimentazione della Ex Ilva di Taranto.
Inoltre ci vuole il dissequestro definitivo delle aree a caldo per procedere alle demolizioni degli impianti obsoleti e la costruzione degli impianti nuovi.
E quindi se ci tenete così tanto chiedetelo alla Magistratura e vediamo cosa vi risponde.
Naturalmente il dissequestro concesso il venerdì non va revocato il lunedì.
Quindi finiamo di fare i pagliacci o i “fru fru con il fondoschiena degli altri” e se veramente ci tenete ai 10000 dipendenti diretti e i 5000 dell’ indotto rivolgeteVi in primis al Sindaco di Taranto per il diniego della nave rigassificatrice e ai Magistrati per il dissequestro delle aree a caldo di Taranto
Inoltre ci vogliono 10 miliardi di euro di investimenti e quindi trovate un cretino disposto a dare tanto per vedere i primi utili dopo 10 anni
Per il resto ha ragione da vendere il Sindaco di Genova la sig.ra Salis, che ha deciso di salvare Genova a prescindere dalla fine che farà Taranto.
Pensateci su perché di queste dichiarazioni di intento non c’è né facciamo nulla.
Servono solo a farVi fare bella figura .
Il Ministro Urso, dall’ alto della sua incompetenza, aveva già prospettato tutto questo, ma gli avete messo i bastoni fra le ruote.
E ricordatevi che per produrre acciaio green comunque ci saranno emissioni nocive, nei limiti previsti dalla Legge, ma l’ acciaio ecologico non esiste con buona pace dei presunti ambientalisti rompiscatole ed inconcludenti.
Voi sindacati italiani siete fortunati perché esiste l’ istituto della cassa integrazione straordinaria, ma ricordatevi che il troppo abuso stroppia e gli altri italiani forse si sono scocciati di garantirla a prescindere.
Saluti
Vecchione Giulio