“Giornalista per un giorno”, giunto alla sua sesta edizione, nasce con l’obiettivo di coinvolgere le nuove generazioni nel mondo della comunicazione.

I nostri adolescenti si informano sempre meno di ciò che accade attorno a loro e, quando lo fanno, si approcciano con modalità molto superficiali tanto da imbattersi spesso in notizie imprecise, poco chiare se non addirittura fake.

Affidarsi totalmente ai social (Tik Tok, Instagram su tutti) per informarsi è un rischio ed è per questo che il ritorno alla competenza, il ritorno del giornalista di professione al ruolo di bussola in quel mare di informazioni in cui ogni giorno ci imbattiamo, deve essere la sfida alla quale sono chiamati gli operatori dell’informazione.

Comprendere quando un fatto diventa notizia, individuare i fatti e le opinioni e nel caso separarle, utilizzare sempre fonti affidabili ed ufficiali per potersi informare, sono questi gli insegnamenti principali che con un linguaggio semplice, diretto e accessibile, si propone di fornire il progetto “Giornalista per un giorno”.

In un mondo che premia chi arriva prima, occorre, invece, essere precisi, completi e attendibili, anche a costo di pubblicare qualche minuto dopo gli altri.

L’esempio più lampante si è avuto con il recente caso di Tatiana, la ragazza di Nardò scomparsa per dieci giorni da casa e poi ritrovata viva nella mansarda di un amico.

La sera del 4 dicembre scorso diversi mass-media locali e nazionali sono caduti nella trappola della foga di arrivare per primi, diffondendo la notizia del ritrovamento del corpo della 27 enne di origini ucraine, in alcuni casi è stato scritto proprio che era morta.

Un fact checking, come si dice in gergo giornalistico, che non ha funzionato e che ha causato un dannoso effetto domino. Anziché attendere notizie ufficiali, utilizzare fonti attendibili, molti organi di informazione hanno semplicemente seguito il primo collega che ha dato la notizia, rivelatasi poi infondata.

Un errore grave come non se ne vedeva da tempo. Può capitare.

Ecco perché è essenziale sempre la verifica delle fonti, specie quando c’è di mezzo una vita umana, ed è quello che ci sforziamo di insegnare agli adolescenti che partecipano al progetto “Giornalista per un giorno”.

 

 

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