“Come commissario straordinario di Governo per la realizzazione degli impianti per i Giochi del Mediterraneo, smentisco con forza quanto dichiarato dal presidente del comitato internazionale e assicuro che i lavori si stanno realizzando nel rispetto del crono programma e quindi in tempo utile per lo svolgimento dei giochi. Nella qualità di presidente del comitato organizzatore dei Giochi, con la stessa forza, smentisco quanto sostenuto in ordine ai presunti ritardi nella organizzazione, imputabili allo stesso comitato.

Per converso, devo rappresentare che se vulnus può individuarsi, è proprio nei comportamenti e nelle rivendicazioni del comitato internazionale che non consentono, allo stato, l’avvio e la definizione di una vasta area di servizi, che lo stesso comitato internazionale ritiene dí sua prerogativa.
Tanto, senza consentire al nostro comitato la valutazione dei costi degli stessi servizi, nel rispetto della normativa nazionale. Tale posizione, ad oggi, ha determinato un ritardo di oltre sei mesi”.

Con queste dichiarazioni rilasciate dal Commissario straordinario dei Giochi, Massimo Ferrarese, prosegue la “guerra fredda” tra il Comitato Internazionale ed il Comitato Organizzatore locale. In mezzo il ministro dello Sport Andrea Abodi, in rappresentanza del governo italiano, in versione pompiere che sembra ripetere “Tutto a posto (e niente in ordine..!)”.

In ballo, ormai da mesi (almeno quattro), il contratto,  sottoposto al Ministero dello Sport dal Comitato Internazionale, per l’erogazione dei servizi di podcasting e antidoping ai Giochi di Taranto 2026.

Si parla di ben 11 milioni e 400 mila euro (tanto valuta questi servizi il CIJM presieduto dall’italiano Tizzano) da pagare in anticipo rispetto all’evento e senza battere ciglio.

Infatti la valutazione prodotta dall’organismo internazionale non è basata su quella verifica di congruità richiesta dal governo italiano e dal Comitato organizzatore locale ma semplicemente sulla parola.

Una forzatura – che sfida le norme previste in Italia quando si parla di soldi pubblici –  alla quale da sempre Ferrarese si è opposto per non incorrere poi nella scure della Corte dei Conti.

Insomma allo stato attuale il Comitato Internazionale non ha fornito alcuna giustificazione dettagliata di come quegli 11 milioni e passa di euro andranno spesi e distribuiti fra i suoi “storici” fornitori di servizi.

Il braccio di ferro, intanto, prosegue e se da Roma nessuno prenderà in mano la situazione si rischia di far trascorrere altro tempo, con la possibilità che la “bomba” innescata a settembre, scoppi a ridosso della manifestazione.

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