Difficile raccontare la settimana (calcisticamente) più deprimente da inizio stagione. Ci proviamo comunque a mettere in ordine i fatti, nonostante delusione e rammarico rendano difficile mantenere la solita ironia e sobrietà nei commenti.
Va via Nicola Russo, ovvero…Quando un cognome diventa un verbo!
Ogni sfogo è comprensibile, ma anche l’interessato è consapevole che, nel suo breve periodo in rossoblu, la lingua (vedi squalifica rimediata ed intervista di “saluto”) è stata ahinoi ben più veloce e ficcante dei dribbling tentati e delle conclusioni a rete.
Ormai “ultimo tra i primi”, ha legittimamente preferito tornare il “primo tra gli ultimi”, (sempre con rispetto) laddove, grazie al clima ed alla conformazione del territorio, magari “le mele” si conservano meglio e le luci dello stadio Italia potranno accendersi su di lui (come già accaduto).
Per il bene del Taranto, come è stato detto, poteva forse farlo più silenziosamente ma…Buona fortuna ad entrambi!
E comunque si passa da un Russo all’altro perché per un Nicola che va via, arriva in rossoblu l’esterno di centrocampo Sante…Sperando lo sia di nome e di fatto!

Passiamo brevemente alla querelle scaturita dall’episodio del rigore negato all’Acquaviva contro il Bisceglie
Giusta la precisazione del Presidente Ladisa, per far notare che “l’aria strana si respira da altre parti”; altrettanto prevedibile la risentita risposta da Bisceglie.
Alla fine c’è sempre e solo una certezza: il campo sentenzierà la squadra che avrà meritato di vincere il campionato e, al momento, ognuno occupa le posizioni che merita.
Come ipotizzato nell’ultimo articolo anche Etchegoyen cambia casacca. Lui va al Favara, mentre noi ricorderemo la sua “castagna” a spolverare l’incrocio per quello che al momento rimane il gol più bello della stagione rossoblu, a braccetto con la sforbiciata di Losavio contro il Novoli.
E prima di lui aveva salutato anche il giovane Terrana che porta via con se il rammarico per quella “fragorosa” traversa colpita con bel tiro a giro, che avrebbe potuto siglare il 4-2 sempre contro il Novoli, magari salvando la panchina di Danucci.
Continue entrate ed uscite in casacca rossoblu, quindi, in attesa che Pagni concluda anche per il preannunciato (e a mio avviso più importante) portiere under.
Al giovedi impegno infrasettimanale impegnativo contro l’UC Bisceglie.
La formazione scelta da mister Panarelli (sempre assente per squalifica) ricalca quella anti Novoli schierata (in casa) da Danucci, con Di Paolantonio e Vukoja a metà campo e tre “trequartisti” (tra cui torna Monetti) alle spalle di Trombino. I 4 over in difesa a protezione (sigh!) della porta affidata anche stavolta a De Simone, sperando in una lettura del match diversa da quella costata il rocambolesco pareggio casalingo contro i leccesi e l’esonero di Danucci. Non è andata proprio cosi ed in terra biscegliese il Taranto, ancora alla ricerca di una identità di gioco, ha fallito anche l’unica “mission” che, in un modo o nell’altro, nelle ultime trasferte gli era riuscita: portare a casa i 3 punti.
Tanto ci sarebbe da dire ma le nostre parole se le porta via il vento, proprio come le avversarie davanti a noi in classifica.
Resta forte l’impressione di una squadra dall’anima fragile, come direbbe Vasco Rossi, che, nonostante i continui cambiamenti tra campo e panchina, non dà mai l’impressione di poter e saper gestire la partita. E sia chiaro, non si pretendono le “Bollicine” da calcio champagne.
Venerdi 19 si è poi svolta la preannunciata presentazione del progetto Stadio Iacovone e del “project financing”, (per noi che Non siamo mica gli americani” sarebbe il programma di finanziamento del progetto), così ambiziosa e solido che se fosse la stessa cosa sul campo di gioco, saremmo in testa con 15 punti di distacco.
Cosi non è (ed il Presidente Ladisa si è assunto piena responsabilità anche dei risultati sportivi…Chapeau) ma è fondamentale perseverare sperando nella “reciproca soddisfazione”.
Perché credo sia chiaro a (quasi) tutti, la beneficenza, nel calcio come in altri campi, non te la fa nessuno e tantomeno a Taranto, in un passato medio recente, sono stati disposti a farla i facoltosi (?) soggetti che hanno gestito l’arte pallonara.
Le parole del direttore generale della SSTaranto fanno esclamare, come Maurizio Costanzo,: “Una Camicia coi baffi”.
Qualcuno, soprattutto tra gli addetti ai lavori e alla comunicazione,ancora non riesce a mettersi al passo con il “nuovo corso”. Purtroppo si sa è molto difficile cambiarsi d’abito dopo anni di mediocrità nei quali la critica obiettiva è stata messa a dura prova da contentini o minacce.
E speriamo che qualcuno fermi anche la ruota del “criceto consigliere” (razza in estinzione di cui solo a Taranto si trovano ancora pochissimi se non unici esemplari) che, proprio non ce la fa a capire che, rispetto al (anche suo) recente passato, qui siamo su un altro…Pianeta (capisc a me).
Che poi, lo sappiamo anche noi che “solo”con gli investimenti non si vincono i campionati, ma ancor meno con buffi, zainetti e messe pezzenti (e le eccezioni confermano la regola).
A fine conferenza quindi, paragonando i progetti presentati alle risultanze del campo, ci sentiamo proprio come “quelli la, si quelli la, quelli…Tra palco e (triste) realtà!”
Contro lo Spinazzola c’è subito Russo (positivo il suo impatto) mentre le chiavi del centrocampo vengono affidate al solo Vukoja con Di Paolantonio in panca.
Il Taranto spinge, sbaglia sotto porta, subisce il solito gol da “collezione Gialappa’s” sino a quando un motivatissimo Losavio trova il bel gol del pareggio.
Sempre il numero 9 rossoblu costringe al fallo un avversario già ammonito procurando una preziosissima superiorità numerica a 20 minuti dalla fine.
I cambi effettuati però sortiscono effetto contrario (e molte domande ci sarebbero da fare su alcuni avvicendamenti) e le occasioni latitano.
La vittoria sarebbe stata come il brodino a Santo Stefano, pur senza l’abbuffata (di punti) nelle partite precedenti,
Invece è stato servito ai tifosi ormai esasperati,un altro boccone amaro, ormai indigesto; perché puoi cambiare gli ingredienti, ma se lo chef non è “stellato”, la minestra rimane insipida.
Guai ad arrendersi, certo, ma a questo punto e in assenza di una svolta tecnica vera, non approssimativa come quella post Novoli, appare chiaro che “Gli spari sopra (alla classifica)…Non sono per noi”.
Da qui in avanti bisognerà aggiornare il menù con nuove ricette, per non fallire gli altri due obiettivi rimasti (Coppa Italia e playoff) e rischiare di rimanere completamente a bocca asciutta.
Un abbraccio a tutti i sportivi tarantini (cit ù cavalier)
*a cura di Marcello Fumarola (editorialista esterno corriereditaranto.it)
**foto Paolo Occhinegro