Torna alta la tensione tra lavoratori e sindacati nella lunga vertenza del gruppo Natuzzi, che da 24 anni utilizza gli ammortizzatori sociali ed ha ottenuto nel corso degli anni diversi finanziamenti pubblici per svariati milioni di euro.

Il gruppo, operante nel settore dell’arredamento di alta gamma con stabilimenti in Basilicata e Puglia, ha infatti annunciato il piano industriale di rilancio 2026-2028 che però prevede la chiusura di due stabilimenti (Iesce 2 a Santeramo e Altamura) sui cinque attuali (tra cui Laterza e Ginosa nel Tarantino) e ben 479 esuberi sugli oltre 1.800 attualmente occupati senza contare le migliaia impiegati nell’indotto.

Se è vero che dal 1° novembre era partito  l’utilizzo della nuova CIGS, con l’obiettivo di arrivare alla prima unificazione operativa entro gennaio 2026 e alla messa a regime del nuovo assetto entro febbraio 2026, è altrettanto vero che le premesse del nuovo piano industriale erano quelle di “di garantire la continuità produttiva e il rilancio della Natuzzi, accompagnando allo stesso tempo le necessarie misure di riorganizzazione attraverso strumenti quali gli ammortizzatori sociali e percorsi di formazione e riqualificazione professionale”.

Il piano è stato illustrato al ministero delle Imprese e del Made in Italy alle istituzioni regionali (Puglia e Basilicata) e alle organizzazioni sindacali dall’amministratore unico Pasquale Natuzzi. Nel corso della riunione l’azienda ha presentato i punti cardine della strategia per i prossimi anni prevedendo un programma di investimenti, efficientamento produttivo, riduzione dei costi e riorganizzazione della rete dei punti vendita. Durante il tavolo, informa il ministero, le organizzazioni sindacali hanno chiesto di avviare un confronto sul piano industriale in tutte le sue articolazioni, dichiarando di condividere gli obiettivi generali ma non le modalità individuate dall’azienda per il loro raggiungimento.

Al termine della riunione, le strutture tecniche del Mimit – preso atto della disponibilità di Natuzzi ad avviare un dialogo con le parti sociali e a riconsiderare alcuni aspetti del piano industriale – hanno convocato un nuovo incontro per il 25 febbraio per definire un piano di lavoro condiviso finalizzato alla salvaguardia ed allo sviluppo di una delle più importanti eccellenze del Made in Italy.

“Dopo 24 anni di ammortizzatori sociali e diversi milioni di fondi pubblici, non è possibile accettare 479 esuberi e la rispettiva chiusura di due dei cinque stabilimenti. Consideriamo finito il tempo delle responsabilità a carico solo delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo Natuzzi, che da anni pagano le scelte sbagliate dell’azienda dopo ben 8 piani industriali. I dipendenti sono stanchi di questa situazione, le istituzioni devono poter garantire un percorso serio, di vero rilancio industriale. Se così non dovesse essere, siamo pronti a ogni forma di mobilitazione pur di salvare questo importante presidio industriale del Mezzogiorno”. Così in una nota congiunta le segreterie nazionali di FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, a seguito dell’incontro al Mimit.

Un momento della riunione al ministero delle Imprese e del Made in Italy

“Il piano industriale di Natuzzi non ci convince – spiegano i sindacati – non solo sul fronte degli investimenti, che sono letteralmente assenti, ma soprattutto sulla riduzione del personale e sulla chiusura di due dei cinque stabilimenti del Gruppo. Così come è sparita dal piano la internalizzazione del lavoro precedentemente delocalizzato in Romania. Noi – spiegano -torniamo a chiedere garanzie precise per il futuro, una revisione del piano industriale, nessun atto unilaterale fino alla condivisione di un percorso, un piano di incentivi all’esodo per il personale prossimo alla pensione e una cabina di regia permanente al Mimit”.

Al termine dell’incontro la Regione Puglia ha chiesto di riattivare il tavolo regionale, richiesta accolta positivamente dalle organizzazioni sindacali, per il 9 gennaio: in quella sede si entrerà nel merito delle questioni tecniche e dove l’azienda dovrà chiarire obiettivi, investimenti, volumi produttivi e tempistiche.

Per le organizzazioni sindacali ed in particolar modo per Ignazio Savino, segretario generale della categoria sindacale Fillea Cgil Puglia del legno, se davvero si vuole guardare al 2028 bisogna farlo difendendo un’occupazione di qualità e gli stabilimenti in Italia, riportando qui i volumi produttivi e internalizzando il lavoro affidato ai conto terzi. Secondo il sindacato, l’azienda starebbe ancora una volta scaricando sui lavoratori il peso della crisi, nonostante i consistenti investimenti pubblici ricevuti negli anni per il rilancio del gruppo.

“I lavoratori hanno già dato – sottolinea Savino – e non possono essere chiamati a pagare ancora”. La Fillea chiede quindi il ritiro delle scelte aziendali e diffida Natuzzi dal compiere azioni unilaterali fino alla riconvocazione del tavolo ministeriale, fissata per il 25 febbraio: nessuno spostamento di macchinari, trasferimento di attività o decisione irreversibile, è l’avvertimento.

Che l’aria non fosse delle migliori si era percepito già la scorsa settimana, quando ad agitare le acque era stata la notizia di un cambio ai vertici manageriali. A lasciare il suo ruolo dopo tanti anni come capo del personale, è Mario De Gennaro.

Le cattive notizie arrivano anche dal mercato. Dove il gruppo ha registrato una performance in ulteriore calo nel secondo trimestre del 2025. Le vendite nette dell’azienda sono scese a 78,3 milioni di euro, segnando una diminuzione del 7,2% rispetto agli 84,4 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. La perdita netta è stata pari a 6 milioni di euro, rispetto ai 2,4 milioni di euro registrati un anno fa.

Per quanto riguarda i primi sei mesi dell’anno, il fatturato si è attestato a 156,4 milioni di euro, in diminuzione rispetto ai 168,9 milioni di euro dello stesso periodo del 2024. La perdita netta è stata di 10,1 milioni di euro, contro i 4,1 milioni di euro dello scorso anno.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/10/10/la-natuzzi-in-crisi-chiede-aiuto-allo-stato/)

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