Un ragazzo che si addormenta sul banco mentre si parla di titoli e notizie. Un altro che, nel pieno del laboratorio di scrittura, si copre il volto con una bandana «come un malvivente» e inizia a sparare ai compagni con le mani a forma di pistola. Aeroplanini di carta con messaggi segreti che volano tra i banchi. E una professoressa convinta che «nel parco di Paolo VI ci siano i cerbiatti». È anche questo “Giornalista per un giorno”.

La sesta edizione del progetto promosso dal corriereditaranto.it ha portato il giornalismo dentro 20 classi di terza media di dieci istituti comprensivi, trasformando per qualche ora le aule in piccole redazioni, tra stupore, caos creativo e tanta voglia di capire come nasce una notizia.

Le differenze saltano subito agli occhi. Ci sono scuole con «banchi a rotelle» e altre con banchi dotati di «barriere laterali per non far copiare». Classi affollate con oltre 25 alunni e gruppi più piccoli, dove tutti riescono a dire la propria. Aule minuscole e aule magna enormi, laboratori super attrezzati con un computer per ogni banco e spazi dove basta un quaderno e una penna per raccontare una storia.

E poi ci sono loro, gli studenti. Chi ascolta rapito e chi cede al sonno (succede almeno in due scuole). Chi sorprende per l’uso dei termini giusti e chi fatica «a mettere insieme una frase di senso compiuto». Chi si informa tra blog e social e chi «non guarda mai un telegiornale». Durante la pausa c’è chi addenta una merenda veloce e chi trasforma quei dieci minuti in «un vero pranzo, con baguette infinite e bibite gassate».

Le curiosità si moltiplicano. Un ragazzo convinto che la classe dovesse «pagare 500 euro per partecipare al progetto», invece di concorrere per vincerli. Due studenti che dormono sul banco e altri quattro o cinque perennemente assonnati: «Giocano fino a tardi alla PlayStation», spiegano i professori. Un alunno che va a denunciare alla docente che il compagno «voleva costringerlo a comprargli la merenda di nascosto».

Nel frattempo, i professori entrano ed escono dalle aule, incastrando lezioni, attività extra e imprevisti. In una scuola alcuni studenti interrompono il laboratorio per andare «a cantare nel coro di Natale». In un’altra, la lezione di giornalismo si sovrappone alla dimostrazione pratica degli chef dell’Alberghiero, con pentole e divise che invadono i corridoi, mentre in un’altra ancora ci troviamo nel bel mezzo di una esercitazione di evacuazione.

E poi i bidelli, presenza discreta ma vigile, alcuni con «auricolari e microfonini stile servizio d’ordine», a presidiare la quotidiana frenesia scolastica.

Ma dietro il colore e le risate, emergono anche vicende più profonde. C’è chi sceglie di scrivere dell’Ilva perché «il padre è in cassa integrazione» o perché ha perso un parente per malattia. Chi sogna una Taranto diversa, più vivibile, soprattutto se cresce in quartieri segnati dal degrado e dall’abbandono.

Alla fine, ogni classe ha firmato il proprio articolo, pubblicato in home page in una sezione dedicata. Un piccolo debutto giornalistico per ragazzi digitalissimi, ma ancora pieni di domande sul mondo reale. Domande che, tra uno sbadiglio e un aeroplanino di carta, hanno iniziato finalmente a trasformarsi in storie.

 

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