Il 2025? Drammatico per lo sport tarantino, specialmente quello di squadra. Nell’anno che precede i Giochi del Mediterraneo, Taranto – tra l’altro Città Europea dello Sport 2025 (ma non se n’è accorto nessuno…) ha vissuto una delle annate sportive peggiori di sempre.
A fare da traino negativo nella prima metà dell’anno le vicissitudini del Taranto FC 1927 che ha macchiato in modo indelebile una storia quasi centenaria, fallendo, dopo una lunga agonia (il 7 marzo estromesso dal campionato di Lega Pro) durata circa dodici mesi, il 15 luglio.
La firma di questo scempio è nota, le macerie che ha lasciato, non sono solo materiali ma anche spirituali, sono come cicatrici. Nell’animo dei tifosi rossoblù resta una sensazione di stupro dei propri colori sociali, operato con la connivenza di buona parte dei mass-media jonici pronti a rifarsi una verginità con il nuovo proprietario di turno, che risponde, in questo caso ai fratelli Ladisa, con Vito frontman di un nuovo club (S.S.Taranto Calcio), ripartito dal campionato di Eccellenza pugliese, animato da tanti buoni propositi, da un piano industriale finalmente lungimirante e coinvolgente (c’è il profumo del business della gestione del nuovo stadio). Buoni propositi, al momento, non supportati dai risultati del campo.
Difficile organizzare da zero un club in pochi mesi ma è altrettanto vero che nelle scelte tecniche – magari affrettate – si sono commessi degli errori (anche perdonabili).
Si è quasi rivoltato totalmente quanto costruito in poche settimane ad agosto: via il direttore sportivo, via l’allenatore, via metà della rosa che pure era rimasta agganciata alla vetta.
Una vetta, ora quando si è a metà stagione, lontana ben nove punti, con la prospettiva realistica di vedere di fatto sbarrata una delle porte di accesso alla serie D (restano aperte quelle della vittoria della Coppa Italia e quella della vittoria dei play-off nella parte finale della stagione sportiva).
Fallimentare anche l’anno solare della Prisma Taranto Volley che a marzo è retrocessa dalla Superlega nella maniera più atroce possibile (all’ultima palla dell’ultima giornata e per un solo punto) proprio in un 2025 (beffardo il destino…) in cui la pallavolo italiana ha ottenuto, a livello di movimento, risultati eccezionali con la vittoria dei mondiali della nazionale maschile e femminile e il successo nella competizioni internazionale per club di Perugia nella maschile e di Conegliano e Scandicci nella femminile.

Nella seconda parte dell’anno il club jonico – ripartito in serie A/2 con propositi di immediata risalita – ha invece imboccato da subito la strada della crisi, ritrovandosi nei bassifondi della classifica (terzultimo) con un esonero già sulle spalle, allontanando, così dal palazzetto gran parte di quel pubblico, fedele, conquistato nelle stagioni precedenti nella massima serie.
I dati sono impietosi: nel 2025 la Prisma Taranto Volley (ora La Cascina), ha vinto solo 5 partite (1 in Superlega) delle 24 disputate (11 in Superlega), non riuscendo mai a ottenere un successo fuori casa che manca dal febbraio 2024 (Piacenza-Taranto 2-3).
Gli sport di squadra hanno visto anche la scomparsa del glorioso Cus Jonico Basket Taranto dopo oltre 50 anni di storia.
A livello individuale resta soltanto l’exploit (argento ai mondiali di Tokyo) della super marciatrice Antonella Palmisano (34enne originaria di Mottola), mentre la stella mondiale di Benedetta Pilato, la giovane nuotatrice tarantina, dopo il bronzo ai mondiali di Singapore si è un po’ offuscata a causa di problemi ex vasca.

Sullo sfondo la preparazione ai Giochi del Mediterraneo che vive di fiammate (l’input deciso dato dalla struttura commissariale alla partenza delle gare d’appalto degli impianti e all’apertura dei cantieri) ma anche, purtroppo, di ostacoli e difficoltà dettati dai giochi di potere (politici e non).
Il 2025 si è chiuso con la funesta notizia della morte di Davide Tizzano, presidente del Comitato Internazionale dei Giochi, ex campione olimpico nel canottaggio, colui che nel 2020 dichiarò a Palazzo di Città che quelli di Taranto 2026 sarebbero stati i Giochi del Mediterraneo più belli di sempre. E proprio nel ricordo delle parole di quest’uomo di sport prematuramente scomparso occorre in questi ultimi mesi (meno di otto) che separano dall’inizio dei Giochi, riporre l’ascia di guerra e puntare tutti assieme ad un unico obiettivo.
Se le parti in causa, Governo italiano compreso (vero ministro Abodi?), non sono in grado di fare ciò, si molli tutto ma si portino a compimento quelle opere così attese dai tarantini, occasione unica ed irripetibile per riqualificare impianti sportivi o interi quartieri (vedi Salinella).
Ci resta l’immagine di quella fiaccola olimpica che ha acceso non solo il braciere in piazza Archita, lunedì sera, ma anche la speranza in un 2026 che illumini Taranto di un cono di luce mai visto. Basta volerlo…


