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Esiste un rimedio alle ingiustizie del capitalismo?

In uno scritto minore del 1692 intitolato “Sull’origine radicale delle cose” (poi ripreso nella più nota “Teodicea”) il grande matematico Leibnitz– noto ai più per la sua controversia con Newton- immaginava il mondo come un gigantesco quadro del quale il cono ottico umano può cogliere solo una parte piccolissima: da ciò deriverebbe il fatto che, mancando la visione di insieme della Storia, spesso l’essere umano non riesce a comprendere le dinamiche che ne determinano la vita.

Secondo questa posizione, quindi il nostro sarebbe il migliore dei mondi possibili e pertanto il sistema economico neoliberista dilagante va accettato come il risultato migliore dell’accumularsi degli eventi storici ed economici. Da questa premessa, oggi ancora largamente condivisa sia nelle accademie che nell’agire quotidiano, parte un libro davvero utile pubblicato in questi giorni da Castelvecchi ed intitolato “Capitalismo in bilico”.

Il testo è stato scritto da Albena Azmanova, in passato dissidente contro il regime autarchico bulgaro e oggi docente di Scienze sociali a Londra, dopo molteplici prestigiosi incarichi per l’Onu e per il Parlamento europeo. L’autrice analizza le caratteristiche costanti dell’attuale assetto economico dell’Occidente, efficacemente definito su Il Foglio già nel 2008 come “turbocapitalismo”, o anche “capitalismo senza obiezioni”: precarietà di massa, iniquità, incertezza e passiva rassegnazione al proprio destino vengono nel libro individuati come capisaldi di un tempo, in realtà risalente già a diversi decenni fa, dominato non solo da una diffusa sfiducia nelle istituzioni, ma anche da un ripiegamento dell’individuo (e così delle masse di svantaggiati) in semplici azioni eterodirette miranti solo a quel consumo reiterato ed inutile che già negli Anni Ottanta il sociologo Baudrillard aveva definito autotelico, avente cioè in sé stesso il suo scopo.

La Azmanova si scaglia, con argomenti condivisibili, contro una politica globale incentrata ancora sul principio del Washington Consensus. Con questa locuzione infatti si suole individuare quella serie di provvedimenti del Tesoro statunitense volti alla deregolamentazione, alla defiscalizzazione e, in sostanza, ad un indebolimento dello Stato rispetto all’iniziativa privata: politica miope questa, come è stato drammaticamente dimostrato durante lo scenario Covid-19, quando il sistema privato non resse all’urto della pandemia e dovettero, negli USA e in tutto il mondo, essere i governi centrali a prendere la situazione in mano per garantire la salute pubblica e il contenimento dei contagi.

Albena Azmanova (c) Georgi Vachev Foto

Nel libro, quindi l’autrice pone l’accento sull’avanzata di economie come quella cinese ed indiana, le quali mettono già da tempo a dura prova il sistema capitalistico classico che- ella ricorda- ha già vissuto fisiologiche trasformazioni e dunque tutt’oggi non è immune da interventi novativi. Capitalismo deriva infatti da caput (testa) perché già nel Medioevo la ricchezza veniva misurata mediante i capi di bestiame (da cui la nota locuzione pro-capite), sebbene nei secoli si siano alternati un capitalismo industriale (basato su beni tangibili), un capitalismo finanziario (basato su flussi di moneta) e- oggi- un capitalismo cognitivo (basato sulla detenzione dei dati). “Capitalismo in bilico” è un libro prezioso per il suo tono divulgativo più che per le soluzioni proposte.

L’autrice rammenta che vi furono già tre rivoluzioni industriali, quali quella del 1780 nell’Inghilterra ove sorsero le prime farms grazie a carbone e a macchine a vapore, quella di un secolo dopo dovuta negli USA allo sfruttamento di petrolio e di elettricità e quella del secondo Dopoguerra europeo, ove le parole chiave erano “elettronica”, “informatica” e “nucleare”.

Oggi staremmo vivendo la quarta rivoluzione industriale, generata dalla triade automazione/web/AI che ha portato alle estreme conseguenze la rivoluzione scientifica introdotta dalle scienze sperimentali di Galileo e soprattutto dell’Illuminismo: attenzione, però perché il capitalismo di oggi non gode di buona salute e lo dimostrano sia gli squilibri geopolitici derivanti dalla ricerca di nuove risorse energetiche (si contano ancora ben 56 conflitti in corso), sia le sempre più forti sperequazioni sociali, generatrici di marginalità nelle opulente città metropolitane, oltre che di oramai incontrollabili flussi migratori dalle aree depresse della Terra.

Dal 2000 a.C. al XX secolo il PIL mondiale è aumentato di 36 volte ed è innegabile che la teoria smithiana del mercato che contiene in sé gli anticorpi per superare le crisi si è rivelata azzeccata, perché ciclicamente l’economia mondiale ha rialzato la testa anche dopo batoste epocali come quella dell’ottobre del 1929, quella del Black monday del 1987, della bolla dot.com del 2000 e finanche dello tsunami bancario del 2006/2010, tanto che la Azmanova ricorda come già nel 1875 un banale contadino di nome Benner riuscì a prevedere l’alternarsi ogni tot anni di hard times e di good times. Certo è, in definitiva, che il modello attuale rischia di lasciare indietro troppe persone.

Le destre dominanti in buona parte dei paesi più avanzati favoriscono con i loro decreti le partite Iva e non certo i diseredati, senza contare i numerosi provvedimenti legislativi a dir poco imbarazzanti promulgati dalla Casa Bianca nell’ultimo anno. Esiste tuttavia, e non sembra -dati alla mano- una chimera idealista, la cosiddetta “terza via” teorizzata da Tony Blair e Bernie Sanders.

Il fronte progressista non crede che il capitalismo possa salvarsi da solo, ma che esso vada plasmato ed adattato, in special modo con l’avvento dell’intelligenza artificiale. La parola chiave è socialdemocrazia (e non social-democrazia), un capitalismo cioè dal volto umano meno votato all’individuo e alla prestazione a tutti i costi, ma curvato al miglioramento dei servizi pubblici e alla redistribuzione dei redditi.

“Capitalismo in bilico. Come la lotta al precariato può portare a un cambiamento radicale”

di Albena Azmanova

Castelvecchi editore- 2025

pp.254- Euro 25,00

*recensione a cura di Alessandro Epifani

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