Torna il segno negativo a caratterizzare i dati relativi al traffico delle merci nel porto di Taranto nel mese di novembre. Un -31,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, pari a 786.847mila tonnellate movimentate. Un dato che si pone in continuità con il saliscendi degli ultimi mesi: dopo l’impercettibile rialzo registrato a giugno (+0,7%), il pesante calo del mese di luglio (-49,1%), la risalita ad agosto (+20,3%), il segno meno era tornato a settembre (-33,6%) per poi tornare positivo ad ottobre (+22,8%).
La ricaduta, se così vogliamo definirla, è legata, ancora una volta, alle rinfuse solide riferite all’attività del siderurgico ex Ilva, che hanno registrato un -57,8% a differenza delle rinfuse liquide legate all’attività della raffineria Eni, che hanno fatto registrare un dato positivo seppur lieve (+3,5%). Per un saldo totale negativo pari al 34,4%.
Inevitabilmente legati a questi dati, vi sono quelli generali della sezione sbarchi con un -45,3% totale rispetto all’ottobre del 2024, con un -59,5%% per gli sbarchi delle rinfuse solide e un +24,9% per le rinfuse liquide. Discorso simile anche per quanto riguarda il dato degli imbarchi (-14%): con le rinfuse liquide registrano un -5,3%% e quelle solide che riportano un -42,9%.
Continuano ad essere costantemente in calo le merci in container (-31,1%), così come le merci convenzionali (-16,3%). Ancora una volta del tutto assenti le attività ro-ro (-100%) rispetto ad un anno fa e i container movimentati tramite ferrovia, mentre registrano una piccola risalita i dati generali legati ai container (+38,9%), grazie unicamente alle merci imbarcate. Saldo negativo anche per quanto riguarda le navi arrivate (-23,9%) e le navi partite (-27%). Dati che testimoniano ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, la crisi strutturale in cui versa da tempo lo scalo ionico.
Nel frattempo, dopo la nomina ufficiale di Giovanni Gugliotti a presidente dell’Autorità Portuale e il conseguente insediamento del nuovo Comitato di Gestione, si resta in attesa della verifica quinquennale delle attività della holding Yilport, con l’obiettivo sempre più concreto di rinegoziare la concessione resosi necessario non solo per l’andamento dei traffici (le cui previsioni dal 2019 ad oggi non sono mai state rispettate), ma anche in considerazione dell’attuale scenario nazionale ed internazionale e delle nuove opportunità di sviluppo del Porto di Taranto ed in particolare del Molo Polisettoriale (gestito dalla controllata San Cataldo Container Terminal).
Specie dopo il via libera al decreto con cui il MASE ha indicato come base della cantieristica offshore italiana lo scalo ionico (insieme a quello siciliano di Augusta), visto che l’Autorità Portuale ha candidato al bando quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori, pari a 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra che inevitabilmente ridurrà gli spazi per l’operatività della stessa Yilport. Anche su questo frangente però, si è in attesa di novità concrete, così come per quanto riguarda il famoso intervento dei dragaggi sulla cui realizzazione continua ad aleggiare un alone di mistero.
Così come a breve si dovrebbe prima o poi iniziare a ragionare sulla formazione per la riqualificazione professionale, con l’avvio dei corsi previsti per gli oltre 327 lavoratori ex TCT collocati in cassa integrazione presso l’Agenzia del Lavoro Portuale, ai quali nel dicembre del 2024 è stata prorogata di ulteriori due anni l’Indennità di Mancato Avviamento (IMA), a fronte dei 220 assunti dalla multinazionale turca (così come ad attendere da anni un nuovo lavoro sono anche altri lavoratori di aziende scomparse da tempo nell’ambito portuale come l’ex STF e Delta uno).
Vedremo dunque se il 2026 potrà essere o meno l’anno in cui il porto di Taranto traguarderà nuovi orizzonti e possibilità, attese da oltre un decennio.
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