Un portiere straniero nel Taranto. Nel mio immaginario da bambino della generazione X, appassionato di calcio, quello era Zelico Petrovic, nato ad Istria (ex Jugoslavia, ora Croazia), che vestì il rossoblu dal 1977 al 1980.
Non passava inosservato per quella maglia verde ma anche per quel suo modo istrionico di interpretare il ruolo di estremo difensore della mia squadra del cuore grazie a delle parate spettacolari ed uscite dai pali coraggiose.
A 77 anni Petrovic è scomparso. Fece parte della squadra, indimenticabile che sfiorò la serie A nella stagione 1977/78 con quell’undici titolare che tutti noi bambini sapevamo a memoria: Petrovic, Giovannone, Cimenti, Panizza, Dradi, Nardello, Gori, Caputi, Iacovone, Selvaggi, Turini.
Durante la sua esperienza in riva allo Ionio, Petrovic si distinse per alcune prestazioni di valore e per un record d’imbattibilità di 846 minuti in Serie B (ora si chiamano clean sheet), un dato di rilievo nella storia del club, in una stagione che resta ancora la migliore di sempre del Taranto nei campionati professionistici alimentata dal mito di Erasmo Iacovone.
Buonasera
Un mio amico di infanzia decise di fare il portiere, anche con gli occhiali, perché voleva essere come Zelico Petrovic.
Un portiere indimenticabile, una brava persona, un ragazzo coraggioso.
E poi sono tante 9 partite consecutive senza subire goal.
Un portiere saracinesca.
Onore ai giocatori di una volta, di un calcio che non c’è più.
Saluti.
Vecchione Giulio