Stand up con psicologa, rappresentazione teatrale che vede in scena come protagonista un attore di grande esperienza come Paolo Rossi assieme alla co-protagonista Caterina Gabanella, approda nel Tarantino con due date: il 15 gennaio a Castellaneta al Cinema Teatro Valentino e il 10 febbraio a Martina Franca al Teatro Verdi.

Paolo racconta, durante una sessione di psicoterapia collettiva, le sue paure, i fallimenti, le ossessioni e, soprattutto, l’ansia derivata dall’età che avanza. La psicologa (Caterina) non si limita a interpretare ma analizza, provocandolo affinché si apra sempre di più, conducendolo in un percorso di autoanalisi — seppur ricco di comicità — per ristabilire l’equilibrio.

“L’analista che interpreto è molto giocosa ma senza ombra di dubbio schietta, molto giudicante e poco tradizionale” – spiega al corriereditaranto.it  l’attrice 37enne nata a Bolzano, ex atleta della nazionale italiana di pattinaggio artistico –  “Paolo procede per metafore ed enigmi ed è stata proprio la parte della scrittura che ha reso utile la mia laurea in psicologia”.

Curiosità: la Gabanella ha iniziato a recitare una decina di anni fa, dietro consiglio del suo terapeuta.

L’affinità che si crea sul palco tra lei e Paolo è indiscutibile e, proprio come durante la scena, Caterina cerca di assorbire il più possibile dal protagonista, cercando di migliorarsi prendendo spunto da chi questo lavoro lo fa egregiamente, ma non solo dal lato prettamente lavorativo: “Sono molto fortunata a lavorare con Paolo, insegna proprio lo scambio tra attore e pubblico. Una grandissima opportunità umana oltre che professionale”.

Il progetto teatrale di Stand Up con psicologa è nato da una lunga fase di ascolto, senza delle vere e proprie prove, fatta di tantissimi appunti sul modo di stare in scena e sulla modalità di improvvisazione di Paolo, e soprattutto con l’energia del pubblico: “È uno spettacolo che è iniziato in modo totalmente inconsapevole durante delle prove estive. Paolo provava il suo spettacolo di stand-up classico e io ero in scena vicino a lui, prendevo appunti e cercavo di capire il suo modo di procedere sul palco; da lì, piano piano, si andava formando uno spettacolo che fosse più ‘curativo’, non solo per Paolo ma anche per gli spettatori”.

Il pubblico in spettacoli come questo è fondamentale; la mancanza della quarta parete lo rende indispensabile, un vero e proprio “spett-attore”: “È uno spettacolo che cambia continuamente in base all’interazione con il pubblico; ci sono degli appuntamenti fissi, certo, ma è uno spettacolo vivo, muta di continuo. Anche il pubblico è un attore, paziente e terapeuta al tempo stesso”.

Man mano che la rappresentazione va avanti e Paolo si apre alla sua psicologa, si toccano varie tematiche, dalle guerre al consumismo, in modo non troppo schietto ma molto velato: “Paolo racconta alla sua analista come viene subissato dalle cose e dagli eventi che lo circondano, sia in modo diretto che indiretto. È uno spettacolo molto umano”.

Una rappresentazione quasi catartica dove tra una risata e l’altra si nascondono momenti di riflessione profonda e introspettiva; a fare la differenza è proprio la figura della psicologa, che dà una chiave di lettura differente rispetto a un qualsiasi spettacolo di stand-up: “È senza dubbio introspettivo, regaliamo al pubblico delle domande più che delle risposte, dei momenti di riflessione sul momento storico e politico che stiamo vivendo, con la difficoltà attuale di fare satira”.

La Gabanella si barcamena tra il teatro e il cinema utilizzando la propria recitazione per donare sé stessa al pubblico, traendo dagli insegnamenti e dagli spunti dati dai propri colleghi, come quelli ricevuti da Rossi, una morale: “Per me la recitazione è una, che sia nei teatri o sul grande schermo; si tratta di portare il proprio mondo interiore ad uno spettatore. Al cinema è sempre un discorso uno a uno, più intimo e più piccolo. Al teatro bisogna forzarsi un po’ di più, tutto deve diventare grande, ma il punto di partenza è lo stesso: emozione, umanità, conoscere il proprio mondo interiore. Sia il cinema che il teatro oggi non devono più solo ritrarre la realtà, ma devono anche darci delle soluzioni, trascendendo così il ritratto del reale”.

Proveniente da una disciplina quale il pattinaggio artistico, dove ogni caduta comporta delle difficoltà e dove bisogna mettersi in gioco rialzandosi costantemente per restare in equilibrio sul ghiaccio quanto nella vita, Caterina ha imparato a darsi il giusto valore, a non demoralizzarsi, ad incassare e andare avanti sulla propria strada: “Sono molto perseverante e, rispetto ad altri colleghi attori, incasso bene i no e procedo sulla mia strada. So rimediare all’errore, cascando e rialzandomi sempre”. E nella recitazione, quanto nella vita in generale, la perseveranza è essenziale se si vuole raggiungere un obiettivo.

La Gabanella, infine, ci tiene a raccontare il suo legame con Taranto: “Ho trascorso varie estati a Taranto, la mia migliore amica dell’università era proprio un’ingegnera tarantina; ho visitato varie zone, tra cui Taranto vecchia. Ho visto le bellezze di questa città, che ha anche una parte di sofferenza molto grossa. Ho visto il film di Michele Riondino che ho amato. Io credo che all’interno del nostro spettacolo ci sia una poesia finale ‘a chi esita’ di Brecht, che parla a tutti ma che per Taranto possa avere un peso specifico anche maggiore. Parla di consapevolezza personale: quando i nemici sono dappertutto, la forza, se non arriva in gruppo, bisogna trovarla dentro noi stessi, saper fare delle scelte”.

 

 

 

 

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