Luigi “Gigi” Mastrangelo è uno dei simboli assoluti della grande pallavolo italiana, il centrale che per oltre un decennio ha incarnato il “Muro Azzurro” sui campi di tutto il mondo.

Originario di Mottola, “Mastro” vanta una carriera ricca di successi, tra questi due bronzi olimpici e un argento. Vincitore inoltre della World League nel 2000 e di tre campionati europei. Nominato miglior muro della World League del 2004 e miglior muro dell’Europeo del 2005, diversi sono inoltre i successi ottenuti nel corso dei suoi 11 anni a Cuneo, oltre che con la maglia di Macerata e Roma. Per lui anche un’esperienza con la casacca della Stamplast Martina Franca nella stagione 2008/09. Oggi Mastrangelo ha abbandonato la pallavolo per occuparsi di ruoli più “istituzionali” e di promozione.

Gigi, partiamo dal passato più recente. Sei stato tedoforo a Taranto in occasione del passaggio della fiaccola olimpica di Milano-Cortina. Raccontaci questa esperienza.
“Finalmente è arrivata anche a casa nostra. Io sinceramente non vedevo l’ora perché da ex atleta, che ha fatto quattro Olimpiadi, che ha vissuto questi momenti e queste emozioni così forti, portare la fiaccola con il conseguente significato e valore di quel percorso mi completa come atleta; mi mancava questo momento e grazie a quegli attimi ho rivissuto quelle emozioni olimpiche così magiche. Raccontarlo è difficile ma, al di là del percorso e del gesto, il messaggio che oggi io e altri ex atleti che si occupano di promozione dello sport, è stato non solo accendere il braciere ma accendere la passione per lo sport nei giovani. Era tra gli obiettivi di questo percorso”.

Come hai ritrovato Taranto in quell’occasione?
“Taranto ha risposto bene. C’era molta gente sia alla partenza che durante tutto il percorso. C’è stata tanta partecipazione, è stato un bellissimo momento di sport”.

Possiamo affermare che il passaggio della fiaccola é stato per Taranto un test-event prima dei prossimi Giochi del Mediterraneo. Quanto sarà importante per la città e per tutta la provincia quella manifestazione e come Taranto può sfruttare al meglio l’occasione per proiettarsi nel panorama sportivo internazionale?
“Questo passaggio è stato un bel test per far capire che lo sport a Taranto arriverà anche con i Giochi del Mediterraneo. Sarà un bel momento e Taranto ne dovrà far tesoro. Saranno due settimane intense dove a Taranto ci sarà tanta gente. Se pensiamo che gli atleti saranno oltre quattromila e a questi dobbiamo aggiungerci gli staff per ogni nazione, più i parenti e le famiglie, a Taranto arriveranno oltre ventimila persone. Sono certo che Taranto si farà trovare pronta e preparata non solo come strutture ma anche come ospitalità, un qualcosa che noi sappiamo fare molto bene. Sarà davvero un bel trampolino per Taranto”.

Sei responsabile del progetto scuole per i Giochi del Mediterraneo, come é nata questa opportunità?
“Lo faccio già a livello nazionale con Sport e Salute, faccio parte di un team di ex atleti e promuoviamo lo sport a partire dalle scuole e dalle palestre. Tramite i Giochi ho avuto la possibilità di farlo anche a casa mia. L’ho voluto fortemente perché io ho iniziato la mia carriera in nazionale proprio con i Giochi del Mediterraneo e quindi ci tenevo a far conoscere la manifestazione. Tra i ragazzi in pochi sanno di cosa si tratta e quindi è un bel momento non solo per spiegare in cosa consiste questa manifestazione ma anche per spiegare i valori dello sport che attualmente mancano un pochino tra i nostri giovani. Si cerca in questo modo di avvicinarli e di renderli protagonisti perché quello che promuovo io è anche il volontariato per i Giochi del Mediterraneo che è un modo per far vivere i ragazzi da vicino i Giochi”.

Come si incoraggia un ragazzo nel diventare volontario per i Giochi del Mediterraneo?
“Partiamo sempre con le presentazioni perché loro conoscono i pallavolisti di oggi e non tutti. Gli faccio vedere qualche mio video e dopo arriva il loro momento, il momento dedicato ai volontari, perché è un periodo che per loro fa anche credito per quanto riguarda la maturità. Tanti hanno già fatto i volontari in altre manifestazioni. Loro sono molto curiosi perché iniziano a far domande riguardo i luoghi e cosa dovrebbero fare. Cerco di spiegargli che per loro è un grande momento e sinceramente io ai miei tempi ne avrei approfittato. E’ un’esperienza che potrebbe anche proiettarli nelle scelte che faranno in futuro. Quando si parla di futuro, di quelle che saranno le loro professioni e quanto influirà questa cosa nel loro avvenire iniziano ad aderire con più semplicità”.

Come dicevi prima hai già incontrato diversi ragazzi di diversi istituti della città, qual’é stata la loro reazione?
“Hanno avuto un approccio molto molto positivo. Mi mancano solo due scuole a Taranto e dopo inizierò con le scuole che si trovano nei siti di gioco della manifestazione, quindi parliamo della provincia di Bari, Brindisi e Lecce”.

Tra i tanti successi sportivi quale ricordi con maggiore emozione e quale con un pizzico di rammarico?
“Ti direi l’Europeo vinto in Italia a Roma nel 2005 perché fu un grande Europeo giocato da noi. Vincemmo in finale con la Russia in un palazzetto stracolmo di gente e con tantissime persone che ci seguivano da casa. Poi mi viene in mente la finale olimpica persa con il Brasile ad Atene nel 2004. E’ vero che è stata una sconfitta ma lo sport ti insegna anche il rispetto per chi fa meglio di te. In quel momento ci inchinammo a quella squadra che a mio avviso è stata la compagine brasiliana più forte di tutti i tempi. Parliamo comunque di una medaglia d’argento, c’è gente che sogna anche solo di qualificarsi ad un’olimpiade”.

Parliamo di volley attuale, quanto è cambiato rispetto a quando giocavi tu?
“Non è cambiata tantissimo, è diventata molto più potente la pallavolo di oggi perché sono tutti fisicamente molto alti e forti. Credo abbia perso un pochino in tecnica, ad esempio ai miei tempi ai centrali insegnavano tutti i fondamentali: insegnavano a battere, a riceve e a palleggiare. I centrali di oggi attaccano una palla ogni tanto e devono essere bravi a muro, il bagher anche se non ce l’hanno non è un problema. Quindi è cambiata per quanto riguarda la potenza e ha perso in tecnica rispetto a quella dei miei tempi e anche quella prima dei miei tempi; parlo della “Generazione dei Fenomeni”, perché io ho vissuto la fine di quel periodo, il mio e quello successivo quando c’era Zaytsev. Già nell’ultimo periodo si è iniziato ad avvertire questo cambiamento”.

Ti vedresti un domani nel ricoprire un ruolo dirigenziale o tecnico, magari anche nella tua Puglia?
“In tanti mi hanno chiesto perché non alleno. Inizialmente volevo cambiare proprio vita perché fino ai 38 anni ho passato vent’anni tra palestra, pullman, alberghi e aeroporto. Avevo per me stesso solo quei dieci gioni all’anno di vacanza e dovermi ributtare in quella situazione mi ha fatto paura e mi fa paura ancora oggi. Però la porta è sempre aperta anche se bisognerebbe iniziare un percorso perché, chi arriva subito in serie A solo grazie al nome, difficilmente fa bene. E’ giusto fare la gavetta e delle esperienze perché è un mondo in cui se perdi qualche partita e ti massacrano. Nulla toglie che in futuro darò una mano in qualche società, se fosse Taranto sarebbe ancora più bello perché è casa mia”.

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