Dal rilancio annunciato troppe volte alla necessità di passare finalmente ai fatti. È questo il senso della lettera aperta che il segretario generale della Cgil di Taranto, Giovanni D’Arcangelo, ha indirizzato al presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano, ponendo al centro del dibattito il futuro del Porto di Taranto, infrastruttura strategica non solo per il territorio jonico ma per l’intero Paese.

Nel suo intervento, D’Arcangelo ripercorre le tappe di una crisi che dura da oltre un decennio e che si è aggravata all’indomani del ridimensionamento produttivo dell’ex Ilva, evento che ha comportato una drastica riduzione dei traffici portuali, calati di circa tre quarti. Da allora, sottolinea il sindacato, il porto è rimasto ostaggio di promesse, convegni e slogan elettorali, senza che a questi seguissero investimenti strutturali e una reale diversificazione delle attività.

Il quadro che emerge è quello di un porto progressivamente marginalizzato: «traffici in costante diminuzione, assenza di traffico ro-ro, operatori e imprese che scelgono altri scali, una retroportualità rimasta finora confinata agli annunci e alla nomina di consigli di amministrazione. Dati alla mano, la Cgil evidenzia come i traffici registrino segni negativi anche nell’ultimo periodo, con un calo del 31,6 per cento rispetto al novembre 2024».

Negli ultimi anni, osserva il numero uno provinciale della Cgil, si è aperta una nuova prospettiva legata allo sviluppo delle energie rinnovabili, in particolare all’eolico off-shore, con la possibilità di investimenti per la produzione, lo stoccaggio e l’assemblaggio di componentistica su circa 400mila metri quadrati di area portuale. Un’ipotesi sostenuta anche dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che aveva fatto intravedere una concreta opportunità di rilancio.

Tuttavia, a oltre 300 giorni dall’entrata in vigore del decreto Energia, il sindacato denuncia un silenzio che rischia di trasformare anche questa occasione in un’ennesima illusione. Nel frattempo, ricorda D’Arcangelo, «il territorio ha perso un investimento strategico: il gruppo Renexia ha infatti scelto il porto di Vasto per concentrare un progetto da 500 milioni di euro, con una potenziale ricaduta occupazionale di circa 1.500 posti di lavoro».

Da qui l’appello diretto al presidente Palmisano. La Cgil chiede l’apertura di «un luogo istituzionale di confronto stabile, all’interno della Provincia, che coinvolga l’Autorità di sistema portuale, le associazioni datoriali, le istituzioni locali e nazionali, i consiglieri regionali e i parlamentari del territorio. Un tavolo che non sia solo formale, ma capace di trasformare le intenzioni in impegni concreti».

 

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