“Le parole sono davvero superflue. Possono solo fare danno”. Se i nostri “abitanti” dei palazzi – da quelli romani, a quelli tarantini, passando per quelli baresi – avessero ascoltato almeno una volta nella loro vita la canzone “Enjoy the Silence” dei Depeche Mode, si sarebbero ricordati di questa strofa e magari avrebbero taciuto.

Ed invece, no, sull’ennesima vita tranciata di netto all’interno del siderurgico – a causa, ancora da accertare definitivamente, di condizioni di lavoro nelle quali la sicurezza è sempre in bilico – politici, grandi e piccoli, hanno dato vita alla consueta corsa al comunicato stampa di cordoglio.

Dalle ore 10.21 sino alle 18.27 di ieri la nostra posta elettronica è stata “invasa” da oltre una ventina di messaggi di esponenti del mondo della politica e del sindacato, che hanno voluto esserci.

Coloro che hanno scelto i social per mostrare la loro costernazione e la loro indignazione, dopo appena qualche ora, incuranti del lutto che ha ancora una volta colpito una comunità, hanno continuato la loro propaganda politica: “E’ colpa del governo Meloni!”.

Molti di questi, negli ultimi anni hanno avuto un ruolo all’interno della vicenda ex Ilva ma lo hanno svuotato di contenuti, semplicemente decidendo di non incidere o peggio di non decidere.

Tuttavia, di fronte ad una tragedia, come quella che ha colpito la famiglia del povero operaio Claudio Salamida – che ricordiamo lascia un figlio di appena tre anni – i nostri hanno voluto usare parole superflue anziché starsene in un silenzio composto e rispettoso di una vita che non c’è più.

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