Una condanna per calunnia, maturata al termine di un’inchiesta che ha smontato dossier rivelatisi privi di ogni fondamento.

È questo l’esito giudiziario della vicenda che vede protagonista Giovanni Gugliotti, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, ex sindaco di Castellaneta ed ex presidente della Provincia di Taranto, che ha patteggiato un anno, sei mesi e 15 giorni di reclusione (pena sospesa e non menzione). Cade invece l’accusa di false dichiarazioni al pubblico ministero.

Al centro dell’indagine una sequenza ordinata, numerata, metodica: undici esposti anonimi, inviati alla Procura di Taranto tra il 2023 e il 2024, ciascuno corredato da un titolo, un tema preciso e una firma ricorrente, lo pseudonimo «Pippi Malandrino», talvolta affiancato dall’alias «Ernesto Calabrese». Un vero e proprio “dossier seriale” che, secondo l’accusa, ampliava progressivamente il perimetro delle contestazioni e il numero dei soggetti coinvolti.

Ogni esposto richiamava il precedente, stratificando sospetti e accuse nei confronti di circa quaranta persone tra amministratori pubblici, politici, dirigenti, imprenditori e funzionari. Il principale bersaglio era Maurizio Cristini, presidente del Consiglio comunale di Castellaneta.

Nel primo e nel quinto dossier — «Cristini clan Mola» e «Cristini anche lo sport» — si ipotizzava l’esistenza di un’associazione per delinquere dedita a riciclaggio, frodi commerciali e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, attraverso società attive nei settori dell’energia e dei servizi. Accuse che gli accertamenti hanno smentito.

Il secondo e il sesto esposto, «Cristini truffe 110» e «Cristini banche al soldo», spostavano il focus sulle presunte truffe legate al Superbonus e su irregolarità nei rapporti con istituti di credito. Anche in questo caso, le verifiche non hanno fatto emergere alcun riscontro documentale.

Con il terzo dossier, «Cristini infiltrazioni lista Con», il racconto assumeva una dimensione politica: si parlava di voto di scambio e di condizionamento delle elezioni amministrative del 2023 a Castellaneta, ipotizzando pressioni, minacce e promesse di utilità per orientare i consensi. Le indagini hanno però escluso anomalie o condotte penalmente rilevanti.

Il settimo esposto, «Cristini, anche l’energia è sporca», chiamava in causa due dipendenti comunali accusati di aver favorito un’azienda nel settore fotovoltaico eludendo regolamenti e obblighi economici. Gli accertamenti hanno chiarito che il regolamento richiamato era stato annullato da una sentenza e che le procedure seguite risultavano regolari.

L’ottavo dossier, «Cristini – le mani del clan sulle Poste italiane», ipotizzava corruzione e concussione in una gara d’appalto nazionale. Anche qui, la verifica degli atti ha certificato la legittimità della procedura, aggiudicata secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Nel nono esposto, «Cristini – Comune Cosa nostra», il salto di qualità: venivano evocati presunti legami mafiosi e falsi atti pubblici.

Per la Procura, è il punto più alto della costruzione calunniosa. Il decimo e l’undicesimo dossier estendevano ulteriormente il fronte delle accuse, chiamando in causa la gestione dei rifiuti, proroghe tecniche, assunzioni e mobilità nella polizia locale, sempre con contestazioni risultate infondate.

Convocato dagli inquirenti, Gugliotti — difeso dall’avvocato Antonio Raffo — aveva negato di essere l’autore degli esposti, sostenendo di aver rinvenuto alcune buste già pronte nella propria cassetta postale e di essersi limitato a spedirle.

La nomina a presidente dell’Autorità portuale del Mar Ionio è arrivata il 12 novembre, con decreto firmato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Nomina che non ha mancato di suscitare polemiche in ambienti politici e non solo. Ai parlamentari della commissione Trasporti della Camera che sottolineavano una carenza di titoli specialistici, Gugliotti rispose: «Ho la patente nautica e conosco il Diritto di navigazione».

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