Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria ha ricevuto dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il via libera con prescrizioni, alla richiesta di modifica non sostanziale dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ottenuta lo scorso luglio, in vista della fermata delle batterie di forni a coke dello stabilimento siderurgico di Taranto. Richiesta avanzata dalla società tempo addietro come anticipammo in un precedente articolo.
Lo scenario di fermata temporanea delle batterie di forni a coke è stato richiesto al fine di condurre le attività manutentive aventi ad oggetto la sostituzione del Reattore Catalitico 63k01 dell’impianto di desolforazione dell’area Sottoprodotti. Intervento che per l’azienda richiede necessariamente la fermata dell’impianto di desolforazione del gas coke, condizione non compatibile con il regolare esercizio del trattamento gas di cokeria e quindi con l’esercizio delle batterie di forni a coke in quanto, il tenore di H2S nel gas di cokeria, a valle della desolforazione, deve rispettare il valore limite pari a 500 mg/Nm3 come media giornaliera in conformità alle BAT Conclusions di settore.
Le attività manutentore saranno eseguite dal 20/01/2026 al 30/04/2026: in tale periodo l’attività produttiva sarà condotta solo mediante coke d’acquisto e l’attuazione delle misure previste dalla “Procedura per la fermata delle batterie a coke con marcia ad un solo altoforno” che in particolare prevede di effettuare la fermata produttiva delle batterie di forni a coke del sito attualmente attive nn. 7-8-12 (la batteria n. 9 è già ferma e in riscaldo con gas coke), la messa in riscaldo delle batterie nn. 7-8-9-12 (al fine di preservare la funzionalità delle stesse e poterne consentire un successivo riavvio) attraverso la combustione di una miscela di gas metano/azoto (in sostituzione del gas coke) prodotta dalla stazione di miscelazione azoto/metano. Il cui esercizio è autorizzato dalla prescrizione n. 120 del provvedimento di rinnovo dell’AIA che prevede che il “Gestore è autorizzato ad esercire tale sistema esclusivamente in condizioni di emergenza o comunque non derivanti dalla sua volontà”.
E’ inoltre previsto che “le emissioni convogliate risultanti dal processo di combustione della miscela di gas metano/azoto continueranno ad essere emesse attraverso i camini di cokefazione E424, E425 e E428, che saranno monitorati tramite i sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni (SME) in atmosfera già presenti e secondo quanto già disciplinato dalla prescrizione n. 119 del provvedimento di rinnovo dell’AIA n. 436/2025″, e che “con riferimento all’impianto di agglomerazione, non prevede variazioni di natura ambientale, per tale fase di processo restano invariate le prescrizioni del provvedimento di rinnovo dell’AIA n. 436/2025 dello scorso luglio e, quindi, le emissioni al camino E312 relativo alla fase di sinterizzazione devono continuare a rispettare i valori limite di emissione (VLE) indicati dalla prescrizione n. 143 del citato provvedimento autorizzativo”.
Ciò detto, al fine di avere conferma che non ci sono “variazioni di natura ambientale”, sarà “opportuna una successiva valutazione dei dati di monitoraggio delle emissioni al camino E312 registrati durante l’esercizio dell’impianto di agglomerazione nel nuovo assetto temporaneo”.
Pertanto il “Gruppo Istruttore della Commissione Istruttoria AIA – IPPC Stabilimento siderurgico di Taranto” ha espresso parare conclusivo istruttorio favorevole con prescrizioni.
Tra le più importanti vi sono quelle di natura strettamente ambientale. “Comunicare, almeno 15 giorni prima, la data di riavvio delle batterie di forni a coke, previsto entro il 30/04/2026, trasmettendo le procedure previste per tale riavvio e adottando ogni misura volta a contenere le eventuali emissioni generate durante tale periodo transitorio; trasmettere all’Autorità di controllo una relazione tecnica contenente i dati di monitoraggio delle emissioni al camino E312 registrati durante i primi 20 giorni di esercizio nell’assetto temporaneo oggetto del presente parere e le relative valutazioni e i dati di monitoraggio allo scarico 1AI, con particolare riferimento alle emissioni di Cianuri e Fenoli, registrati durante i primi 10 giorni di esercizio nell’assetto temporaneo; di eseguire tutte le procedure e pratiche operative già previste nel Sistema di Gestione Ambientale per la fermata delle cokerie per la conseguente fermata degli altri impianti (anche a causa della mancanza del gas coke) e per il controllo periodico delle batterie in riscaldo, delle tubazioni gas coke reparto sottoprodotti e delle tubazioni gas coke e gas AFO in cokeria; di riportare su un registro gli eventuali eventi di emissioni visibili (registrati anche con dispositivi WES in uso) e le relative cause e di trasmetterlo all’Autorità di controllo con frequenza settimanale; continuare ad effettuare, con la frequenza settimanale attualmente prevista dal PMC, le attività di monitoraggio discontinuo delle emissioni diffuse sui piani di carica delle batterie di forni a coke, inviando all’Autorità di controllo, con la stessa frequenza, i relativi risultati in particolare, durante la fase finale di distillazione; di inviare con frequenza settimanale, i dati di portata e composizione dei gas inviati in torcia a valle della fermata dell’estrattore del gas coke dai tubi di sviluppo delle batterie di forni a coke e durante il periodo di fermata temporanea delle citate batterie; e con frequenza mensile, i dati relativi ai quantitativi di coke consumato nel periodo 20/01/2026 – 30/04/2026. oltre allo stato di avanzamento delle attività”.
Secondo quanto emerso sino ad oggi, la fermata interesserà fino a un massimo di 240 lavoratori su un totale di 560 addetti delle batterie coinvolte. Ma da fonti aziendali emerge che il personale sarà impiegato prioritariamente in percorsi di formazione professionale, organizzati a rotazione. Alcuni moduli sono già in corso, altri partiranno nelle prossime settimane. Solo qualora la formazione non dovesse coprire l’intero bacino dei 240 addetti, la parte residua sarà collocata in cassa integrazione. I ricorso agli ammortizzatori sociali non dovrebbe comportare incrementi rispetto al perimetro attuale, che resta fissato in 4.450 unità sull’intero gruppo, di cui circa 3.800 nello stabilimento di Taranto.
Ma restano forti le preoccupazioni delle organizzazioni sindacali che intravedono da mesi in questa fermata, la possibilità di una mancata e definitiva ripartenza degli impianti (che a cascata rischiano di coinvolgere molte aziende dell’indotto e dell’appalto che già hanno manifestato le prime turbolenze con le crisi delle ditte Semat Sud e Pitrelli) anche a fronte del fatto che difficilmente le trattative per la cessione degli impianti al fondo americano Flacks Gruop potranno concludersi entro il primo quadrimestre dell’anno. Specie poi a fronte del fatto che al momento i confronti sul piano industriale e gli investimenti futuri tra la società e i commissari straordinari di Ilva in AS e Acciaierie d’Italia in AS sono appena iniziati e sono ancora in fase preliminare, successivamente ai quali si dovrà poi passare al conforto con le parti social sul piano occupazionale.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2026/01/05/ex-ilva-stop-cokeria-riparte-afo-2/)
