“A valle del bando è stata valutata come preferibile l’offerta pervenuta da Flacks e devo dire, seppur a fronte di un prezzo simbolico, prevede un investimento iniziale di 500 milioni e la decarbonizzazione del processo produttivo è richiesta già dal bando di gara, compresa la salvaguardia di circa 6.000 posti di lavoro. La proposta che è pervenuta è una proposta aperta a future partecipazioni, anche pubbliche e di minoranza”. Così sulla cessione dell’ex Ilva si è espresso il sottosegretario alle Imprese e al Made in Italy, Fausta Bergamotto, replicando nell’Aula della Camera al termine della discussione generale sul Dl ex Ilva (già approvato dal Senato).

“I comitati di sorveglianza di Acciaierie d’Italia e di Ilva – ha ricordato Bergamotto – hanno espresso nei scorsi giorni parere favorevole e quindi i commissari negozieranno in via esclusiva con Flacks per stipulare l’atto finale di cessione. Seguirà chiaramente l’avvio del processo di consultazione sindacale ai fini dell’accordo”.

Quanto al provvedimento in discussione a Montecitorio, in vista del via libera definitivo, la sottosegretaria ha puntualizzato: “Al di là del numero di provvedimenti che si sono succeduti in questo periodo, e che sono stati fortemente criticati, ma al tempo stesso anche assolutamente necessari, non si è trattato di provvedimenti-ponte, perché se oggi ci troviamo ancora qui, è anche grazie alla possibilità che ci hanno dato i provvedimenti precedenti, di fare in modo che Invitalia potesse chiedere l’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia”.

Bergamotto ha quindi ribadito che il finanziamento di 149 milioni aggiunto nel corso dell’esame a Palazzo Madama, per consentire la continuità produttiva qualora la procedura di cessione non si concluda entro il 30 gennaio, “è stato del tutto condiviso con la Commissione europea e la restituzione di capitali e interessi avverrà entro sei mesi dall’erogazione”. Peraltro, ha sottolineato, “la necessità di arrivare al ‘closing’ con gli impianti in produzione è l’unica condizione che è stata posta da Flacks”.

Illustrando lo situazione di Taranto, Bergamotto ha evidenziato che dei quattro altoforni ne è in funzione solamente uno, a causa del sequestro di AFO1 (“è stata recentemente respinta la richiesta di dissequestro”), della chiusura da tempo di un secondo impianto e della manutenzione di AFO4 (“per il pessimo stato in cui fu consegnato dalla precedente gestione”). “Questo stato di fatto – ha sintetizzato – comporta che la produzione non raggiunge il cosiddetto ‘break even point’, cioè il punto in cui i ricavi si equivalgono e superato il quale l’impresa effettua dei guadagni”. Ma, ha assicurato: “Lo stabilimento, non appena verrà ultimato il ‘revamping’ dell’AFO2, sarà in grado di produrre 4 milioni di tonnellate annue e questo in base all’Aia rilasciata a luglio dell’anno scorso, che come noto tiene conto anche delle valutazioni di incidenza sanitaria, come prescritto dalla Corte di Giustizia europea”.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

One Response

  1. Sono arrivati i furbetti ,che non si sia sparsa la voce che i tarantini sono i fessi della compagnia …mamma li turchi …siamo nella me più totale ,sinistri ,ignavi e ce me ne futte a mme ,si salvi chi può , che la monnezza sia con noi …

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