La notizia è di quelle importanti, perché attesa da oltre vent’anni. E potrebbe finalmente segnare uno spartiacque decisivo in una delle vicende ambientali, economiche e paesaggistiche più importanti per il territorio tarantino.
La società FINCANTIERI INFRASTRUCTURE OPERE MARITTIME S.P.A. è stata autorizzata con un’ordinanza dalla Capitaneria di Porto di Taranto, per una durata di 61 giornate da individuarsi dal giorno 20 gennaio al giorno 21 marzo 2026, in ore diurne, ad effettuare attività di bonifica bellica subacquea, rilievi batimetrici e indagini magnetometriche nello specchio acqueo prospicente la Base Navale Sommergibili ubicata in località “I° Seno – Mar piccolo” del Comune di Taranto. Stessa attività effettuerà la società “CESUB”, al fine di effettuare attività di bonifica bellica subacquea nella località della Stazione Navale Mar Grande nel Porto di Taranto dal 21 gennaio al giorno 31 dicembre 2026.
Per il periodo temporale in questione, sarà interdetto a chiunque ed a qualsiasi titolo l’uso dello specchio acqueo indicato. Le unità in navigazione in prossimità del medesimo dovranno procedere con cautela e mantenersi a distanza di sicurezza dai mezzi nautici impiegati nei lavori, osservando scrupolosamente le norme per prevenire gli abbordi in mare, prestando massima attenzione alle segnalazioni che potrebbero provenire dalle citate unità.
Stiamo parlando di quello che è a tutti gli effetti un passaggio ineludibile per per riprendere e portare finalmente a compimento la bonifica dei sedimenti del primo seno del Mar Piccolo dal PCB, quanto meno per quanto riguarda le aree più contaminate, che sono state individuate negli anni diverse zone prospicienti l’Arsenale della Marina Militare: l’ex area IP, l’ex area Gittata e l’ex area 170 ha. Ed è proprio quest’ultima l’area che sarà interessata dall’attività in questione autorizzata dalla Capitaneria di Porto di Taranto.
Soltanto successivamente alla bonifica, si procederà una volta autorizzata alla caratterizzazione dell’area, l’ennesima che si svolgerà negli ultimi anni e che fornirà ulteriori dati essenziali da incrociare con quelli già in possesso della struttura commissariale per le bonifiche guidata dal commissario straordinario Vito Felice Uricchio (nel cui database vi sono oltre 60 gigabyte di dati). Che ha tra le sue priorità proprio la bonifica del primo seno del Mar Piccolo, intervento per il quale ha in dote un finanziamento ancora oggi pari a 35 milioni di euro.
Terminata la fase di caratterizzazione si procederà poi con la bonifica dei sedimenti vera e propria, attraverso le tecniche che saranno individuate dalla struttura commissariale con l’ausilio e il sostegno degli enti di controllo ambientali e sanitari come la Asl di Taranto, ARPA Puglia, ISPRA, CNR, oltre al coinvolgimento delle istituzioni locali e delle cooperative dei mitilicoltori. Quest’ultimi i primi e maggiormente interessati a che tale problema trovi finalmente una soluzione definitiva, da quando nel 2011 la contaminazione dei mitili esplose in tutta la sua drammaticità.
Una realtà ben conosciuta da tempo e sulla quale esistevano studi scientifici che non lasciavano spazio alcuno a fraintendimenti di sorta. Basti soltanto pensare ad esempio, tra il 2005 ed il 2009 gli Uffici del Commissario Delegato per l’emergenza rifiuti in Puglia prima (Rif. Doc. ICRAM Progetto Preliminare di Messa in sicurezza d’emergenza Mar Piccolo di Taranto Area 170 ha-Relazione tecnica, 2005) e del Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Puglia poi (Rif. Doc. ISPRA CII-El-PU-TA-Mar Grande II Lotto e Mar Piccolo-01.06, Agosto 2010), eseguirono all’interno del perimetro del Sito di bonifica di Interesse Nazionale di Taranto (D.M. 10 gennaio 2000 recante il decreto di perimetrazione, pubblicato in G.U. n. 45 del 24/02/2000), le caratterizzazioni ambientali finalizzate alla messa in sicurezza e bonifica dell’area.
Complessivamente il quadro ambientale che emerse già allora evidenziava una presenza di contaminanti organici e metalli pesanti su varie aree del bacino del Mar Piccolo. In particolare, per l’area a sud del 1° seno (l’“Area 170 ha”), una contaminazione prevalente da PCB, Arsenico e Mercurio, e per il restante bacino una presenza cospicua di Mercurio, Rame, in misura minore Zinco e Piombo, nonché di PCB e Idrocarburi totali, uniti a PCDD, PCDF e PCB diossina simili (T.E.), soprattutto nel 1° seno. Per quanto riguardava la presenza di PCB, PCDD/F, Diossine e PCB diossina-simili nei sedimenti, anche i dati e i monitoraggi regionali dei corpi idrici superficiali (acque di transizione) ai sensi del D.M.56/2009, condotti da ARPA Puglia, evidenziarono per il Mar Piccolo una condizione di criticità, maggiormente evidente per il 1° seno, se paragonate alle concentrazioni rilevate per gli altri ambienti di transizione regionali.
Nella “Relazione tecnica sullo stato di inquinamento da PCB nel SIN Taranto ed in aree limitrofe”, effettuata dal Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia (presentata durante la Giunta Regionale del 2 novembre 2011 dall’assessore alla Qualità dell’Ambiente Lorenzo Nicastro) si leggeva che nella zona “170 ha”, così come in un’altra posta a nord del I seno a circa 200 metri ad ovest della penisola di Punta Penna, la diffusione dell’inquinante avviene attraverso la ripetuta sospensione di sedimenti contaminati presenti sul fondo.
Basti pensare che fu calcolato che la movimentazione dei mezzi navali, cioè la movimentazione delle navi militari e il trascinamento delle ancore , comportava una risospensione quantificata in diecimila volte superiore alla risospensione derivante dagli interventi di dragaggio, rendendoli costantemente disponibili al naturale filtraggio da parte dei mitili. Compromettendo la contaminazione della flora, della fauna marina e per la salute umana.
Nell’aprile del 2014 venne pubblicato lo studio sul Mar Piccolo realizzato da ARPA Puglia, in collaborazione con tre istituti del CNR (l’IRSA, Istituto di Ricerca sulle Acque sede di Bari, lo IAMC, Istituto per l’ambiente marino costiero sede di Taranto e l’IRPI, Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica sede di Bari), il Politecnico di Bari e Conisma. Che era stato espressamente richiesto dall’ex commissario straordinario per le bonifiche Corrado Pini, per avere una conoscenza dettagliata anche sulle caratteristiche geotecniche dei sedimenti superficiali del 1° seno del Mar Piccolo. Uno studio monstre di 128 pagine, che pubblicammo a puntate e quindi messo a disposizione della conoscenza di chiunque.
Studio che confermò l’inquinamento dei sedimenti, classificandoli come fonte secondaria attiva. A questo scopo furono campionati anche i sedimenti presenti nelle due stazioni localizzate nell’area individuata come maggiormente contaminata (“Area 170 ha” Arsenale Militare). Per quanto riguardava le concentrazioni dei PCB determinate nei sedimenti, la stazione 2 (quella più a ridosso dell’area marina antistante l’Arsenale), con un valore di 3.278 ng/g p.s., risultò notevolmente più contaminata della stazione 1 (1.986 ng/g p.s., area posta più a largo). In entrambi i sedimenti, tutti i congeneri presentarono valori determinabili. Tali valori erano superiori al limite di intervento proposto dall’ISPRA per le bonifiche nel SIN di Taranto, pari a 190 μg/Kg p.s. Secondo queste indicazioni e, tenendo conto dei congeneri determinati in questo studio, i sedimenti analizzati superavano ampiamente i citati limiti e confermano l’elevato grado di contaminazione presente almeno per l’area a sud del I seno del Mar Piccolo.
“I sedimenti della stazione 1 (leggermente più in mare aperto rispetto all’altra) hanno mostrato concentrazioni di Cromo, Ferro, Alluminio e Vanadio più elevate rispetto ai sedimenti della stazione 2, mentre i sedimenti della stazione 2 hanno evidenziato dei livelli di Arsenico, Rame, Zinco, Piombo e, soprattutto, Mercurio più alti rispetto ai sedimenti della stazione 1. La distribuzione percentuale dei metalli nella frazione pelitica è risultata più o meno confrontabile nei sedimenti delle due stazioni. Le concentrazioni di Arsenico, Rame, Piombo, Zinco e Mercurio nelle due stazioni sono risultate, inoltre, superiori ai valori di intervento proposti dall’ISPRA” riportava lo studio in questione.
I dati ricavati da tutti questi studi, hanno mostrato come il settore meridionale del I seno (indicato come area 170) risulta essere il più compromesso dal punto di vista ambientale, presentando la concentrazione di alcuni metalli pesanti superiore rispetto ai limiti di legge determinati dal Decreto Legislativo 152/2006.
(leggi tutti gli articoli sul mar Piccolo https://www.corriereditaranto.it/?s=mar+piccolo&submit=Go)
