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Tra emozioni arcaiche e tecnologie divine

In una recente intervista a La7 il noto giurista Sabino Cassese, già membro della Corte Costituzionale, ha dichiarato che lo scenario internazionale degli ultimi mesi è sconvolgente quanto inedito perché- a suo parere- nel corso del secolo scorso e dei primi Anni Duemila si era sempre fatto riferimento a dei principi umanitari e ad un rispetto tra nazioni che ora va sfumando.

Il riferimento di Cassese ha degli illustri precedenti, basti pensare alla Medea di Euripide, la quale giustifica il fatto di aver recuperato le spoglie del fratello dicendo che anch’egli, sebbene colpevole di tradimento, è degno di sepoltura entro le mura della città “secondo regole non scritte ma che tutti conoscono e che si tramandano da sempre”.

Di contro altri osservatori, tra cui Marco Travaglio, hanno commentato gli accadimenti di questi anni rammentando che già in altri scenari come Sarajevo, la Cecenia, la Crimea e diversi ambiti del continente asiatico siano stati teatro di soprusi e violenze ben lontani da quelle regole diplomatiche che in linea teorica gli Stati si sono dati soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale: basti pensare al falso storico che servì a Powell per dire che Saddam Hussain minacciava di usare l’antrace per scatenare la campagna militare- non autorizzata dall’ONU- degli Usa in Iraq.

Questi ed altri temi di drammatica attualità innervano il bel libro pubblicato nelle scorse settimane da Feltrinelli ed intitolato “Una strana disfatta”.

L’autore del testo è Didier Fassin, dal 2019 vicepresidente di Medici senza frontiere ed insigne medico-antropologo al quale si devono decisivi dossier sul rapporto malato-terapeuta (ricerca sul campo in Senegal sui malati di Aids), nonché diverse fortunate pubblicazioni fra le quali spicca il volume intitolato “Le vite ineguali: quanto vale un essere umano”, in cui cerca di quantificare il valore-merce di un corpo umano a partire da quelli che definisce i “nomadi forzati”, ovvero rifugiati, migranti ed irregolari.

Oggi professore di Sociologia a Princeton, Fassin parte dalla memorabile sintesi che fece anni fa Edward Osborne Wilson, studioso della eusocialità tra gli insetti, secondo il quale oggi gli uomini “hanno emozioni arcaiche, istituzioni medioevali e tecnologie divine”. Esiste cioè, per dirla in termini giornalistici, un mismatch (un divario) tra lo sviluppo neurologico, e potremmo dire anatomico, di homo sapiens (che richiede millenni) rispetto all’accelerato e costante sviluppo della technè, imprigionata in assetti istituzionali di tipo ancora feudale, ovvero inadatti ai cambiamenti sociali, economici e geopolitici tipici di questo tempo di instabilità. Fassin nel libro, forse con eccessiva acribia, elenca numeri e schemi riferiti al recente dramma di Gaza, ove in risposta all’attentato terroristico del 4 ottobre 2023 si calcola che siano state provocate da Israele addirittura 21.000 vittime, tra le quali numerosi bambini, al ritmo di 100 al giorno tra bombardamenti e decessi per malnutrizione e gelo.

L’elenco degli orrori ragionato e minuzioso che elabora l’autore individua in Netanyahu e in Trump gli artefici con spericolati paragoni con Hitler e altri autocrati passati alla storia per la loro crudeltà ma, al netto del coinvolgimento emotivo inevitabile in un medico che sul campo ha visto ciò che racconta nel libro, è purtroppo innegabile che con inusitata celerità l’asse del mondo si stia spostando verso un “Occidente senza morale”.

Staremmo cioè vivendo, secondo alcuni esperti di geopolitica, una fase di capitalismo febbricitante definito “capitalismo della finitudine” secondo una felice locuzione dello storico francese Arnaud Orian.

La necessità di petrolio e gas come pure la crescente ricerca di terre rare per costruire i nostri giocattoli tecnologici starebbe spingendo le nazioni a nuove conquiste e quindi la storia starebbe facendo un salto all’indietro, tornando ai soprusi e alle occupazioni dei secoli scorsi: in tale ottica si spiegherebbe non solo l’attacco russo all’Ucraina, ma anche la pretesa cinese su Taiwan, la politica nucleare dei nordcoreani e soprattutto quest’ultimo anno alla Casa Bianca di Donald Trump, caratterizzato non solo da iperboli viscerali ma anche da concreti appetiti come in Venezuela (dottrina Monroe) e in Groenlandia.

Insomma, ci ricorda l’autore, siamo ben lontani dall’ottimistica fine della storia teorizzata nel bestseller omonimo di Fukuyama nel 1992: il neoliberismo dilaga, ma con tanti distinguo e soprattutto con devastanti effetti collaterali e le sfere d’influenza che hanno garantito al mondo un discreto equilibrio tra la fine della Seconda guerra mondiale e il crollo del Muro di Berlino del 1989 sono ben lungi dal restare in piedi.

“Una strana disfatta. Sul consenso all’annientamento di Gaza”
di Didier Fassin
Feltrinelli editore- 2025
pp.128- Euro 12,00

*recensione a cura di Alessandro Epifani

 

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