“Leggere di una presunta crescita del 3% nel settore commercio a Taranto stride violentemente con la realtà quotidiana dei nostri imprenditori e con i dati impietosi che il nostro Centro Studi analizza da oltre un decennio”.
Con queste parole il direttore generale di Confcommercio Taranto, Tullio Mancino, interviene per rettificare le recenti proiezioni pubblicate da organi di stampa sulla desertificazione commerciale in Puglia.
Secondo Mancino, il dato positivo citato da alcune testate si basa su un equivoco statistico: “Esiste una differenza sostanziale tra ‘localizzazioni attive’ e salute demografica del sistema impresa. Quello che viene scambiato per segno positivo è in realtà il riflesso di un turnover selvaggio : saracinesche che aprono e chiudono nel giro di pochi mesi, spesso legate a comparti a bassa specializzazione, che non lasciano valore sul territorio, creando solo l’illusione ottica di una tenuta”.
Per chiarire il concetto di “localizzazione”, si propone un esempio concreto: “immaginiamo un locale commerciale in una via del centro. Per vent’anni ha ospitato una storica merceria: una sola impresa, una sola localizzazione stabile. Se quella merceria chiude e in tre anni in quello stesso locale si alternano un temporary shop di cover, un distributore automatico di snack e una friggitoria che chiude dopo sei mesi, le statistiche sulle ‘localizzazioni’ registreranno tre nuove aperture.
Per la burocrazia il settore appare vitale e in crescita, ma per l’economia reale abbiamo perso un presidio storico, sostituito da attività precarie che non creano continuità occupazionale né valore sociale. È questa moltiplicazione di ‘insegne precarie’ che gonfia artificialmente il dato del +3%”.
I dati elaborati dal Centro Studi Confcommercio Taranto per il periodo 2014-2024 confermano la gravità dello scenario:
- Saldo Netto Negativo-Nel decennio, la provincia ha registrato 8.673 cessazioni a fronte di sole 6.022 nuove iscrizioni, con una perdita reale di oltre 2.650 imprese.
- Indice di Ricambio-La capacità del sistema di rigenerarsi è ferma al 69,4%. “Significa che per ogni 10 saracinesche che si abbassano definitivamente – spiega Mancino – ne vengono rialzate meno di 7. Abbiamo un deficit strutturale del 30% che sta svuotando i nostri quartieri”.
- Crollo della vocazione imprenditoriale:Le nuove iscrizioni sono passate dalle 696 del 2014 alle 437 del 2024, segnando un drammatico -37,2%.
Mancino si sofferma poi sul dato occupazionale: “si parla di aumento dei contratti, ma occorre onestà intellettuale nell’analizzarne la natura. Gran parte della crescita occupazionale è trainata dal comparto food ed è caratterizzata da una forte precarizzazione: parliamo di contratti stagionali, a tempo determinato o part-time ciclici”.
“Scompare il lavoro stabile e professionale tipico del negozio di vicinato specializzato – come librerie (-27%) o abbigliamento (-22%) – sostituito da un’occupazione frammentata e legata ai picchi del consumo rapido. Non è questa l’economia che garantisce stabilità sociale alle famiglie tarantine”.
“Non siamo di fronte a una controtendenza positiva, ma a una metamorfosi subita che chiamiamo desertificazione. Il nostro obiettivo per il 2026 è trasformare questi dati in politiche concrete: serve una fiscalità di vantaggio e un piano di rigenerazione urbana che rimetta al centro il commercio di prossimità come presidio sociale, prima che i nostri centri urbani diventino gusci vuoti dedicati solo al consumo rapido”.