Nessuna sospensiva per la nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che disciplina l’attività dell’ex Ilva di Taranto, oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Il Tar di Lecce, come altamente prevedibile, ha scelto di non intervenire in via d’urgenza sul provvedimento, rinviando la questione alla fase di valutazione di merito del ricorso presentato da associazioni e movimenti ambientalisti.
Rimane quindi operativa l’Autorizzazione Integrata Ambientale emanata dal ministero dell’Ambiente a fine luglio, che autorizza la continuità produttiva degli impianti per un arco temporale di 12 anni. Il nuovo provvedimento ha sostituito la prima autorizzazione autorizzazione dell’agosto 2011, giunta a scadenza nell’agosto 2023, periodo dal quale l’acciaieria ha operato in regime transitorio, in attesa del nuovo via libera ministeriale.
La decisione ha quindi comportato il rigetto dell’istanza cautelare non accogliendo la richiesta avanzata dai legali dei ricorrenti riguardo al fermo precauzionale degli impianti. L’udienza potrebbe essere fissata prima dell’estate, ma per chi ben conosce le vicende dell’ex Ilva, specie quelle amministrative e giudiziarie, sa che anche questo ricorso come tutti gli altri mossi nel corso degli ultimi 20 anni sul fronte AIA, difficilmente sortiranno l’effetto sperato dai ricorrenti.
Restando sul fronte giudiziario, si sono perse le tracce circa la sentenza attesa dal Tribunale di Milano. Al Tribunale lombardo è attesa la sentenza relativa all’azione inibitoria, con lo stop alla produzione perché ritenuta inquinante e nociva, promossa da un gruppo di cittadini di Taranto e dall’associazione “Genitori Tarantini”. Il Tribunale di Milano deve pronunciarsi in base alla direttiva europea sulle emissioni e alla sentenza di giugno 2024 della Corte di Giustizia Europea (un impianto industriale va fermato se la sua attività determina danni alla salute e all’ambiente), ma anche valutare la nuova Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’ex Ilva a luglio scorso e che proprio alla sentenza della Corte UE si richiama.
Acciaierie d’Italia ha ottemperato alla prescrizione prevista dall’AIA, relativa alle integrazioni richieste dall’Istituto Superiore della Sanità sulla Valutazione di Impatto Sanitario. Si è quindi in attesa di un nuovo eventuale pronunciamento dell’Istituto o in alternativa del ministero della Salute. Probabilmente è quello che attendono anche i giudici di Milano prima di esprimersi in via definitiva su una questione così complessa.
Infine, è stata fissata per il 9 febbraio dal gip di Taranto, Mariano Robertiello, l’udienza in camera di consiglio nella quale si discuterà il ricorso dell’ex Ilva contro il mancato dissequestro dell’altoforno 1. É l’impianto che a maggio scorso ha subito un incendio ad una delle tubiere che ha determinato il sequestro senza facoltà d’uso. Una prima istanza di dissequestro é stata avanzata dall’azienda in estate e respinta dalla Procura ad agosto. Una seconda risale alle scorse settimane ed è stata rigettata dalla Procura il 23 dicembre con la motivazione che vanno condotti altri accertamenti sull’altoforno.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)
Veramente il vero ricorso ,di quello scempio di comune, è quello per il dissalatore,il resto non ci stupisce …