Il mancato avvio dei corsi di riqualificazione professionale, la scadenza della Taranto Port Workers Agency al 31 dicembre e la situazione operativa del Porto di Taranto al centro dell’assemblea dei lavoratori portuali che si è svolta nel pomeriggio di giovedì 29 gennaio presso la sede di Uiltrasporti Taranto.

Si parte proprio dai corsi di formazione: la Regione Puglia ha finanziato con 15 milioni di euro i percorsi formativi, ma è necessario convocare urgentemente il Comitato di Pilotaggio per definire i profili professionali richiesti dagli operatori portuali autorizzati o in via di autorizzazione.

“Avevamo incontrato i lavoratori nel mese di maggio – spiega il segretario generale di Uiltrasporti Taranto, Carmelo Sasso –  e ci eravamo dati degli impegni e degli appuntamenti. Purtroppo, dopo le riunioni del mese di agosto con gli attori istituzionali, ovvero Comune, Provincia e Autorità portuale, nonché i parlamentari eletti in area ionica, l’attenzione promessa sulla questione portuale non si è tramutata in nulla di concreto. Siamo fortemente preoccupati”.

Ma di chi sono le responsabilità del mancato avvio? “I corsi erano stati pensati e tarati sulle linee di sviluppo che due anni fa erano presenti nel porto di Taranto – afferma Sasso – quindi l’eolico offshore galleggiante, la cantieristica navale, tutte attività che sono rapidamente svanite con l’abbandono di progetti di Ferretti, di Renexia. Purtroppo, anche la questione di stallo riguardo alla grande fabbrica non aiuta gli investitori, anzi, alcuni addirittura, come nel caso di Vestas, tendono a fuggire via. Altri, purtroppo, quelli che potrebbero venire a Taranto, sono molto spaventati”.

Una situazione decisamente poco rosea e aggravata da una serie aggiuntiva di fattori.

In primis, il porto ionico è privo da tre anni di un operatore per la fornitura di manodopera temporanea, come avviene altrove in Italia: una carenza che crea divario competitivo rispetto agli altri porti nazionali e regionali, arrecando danno ai lavoratori iscritti alla TPWA, che potrebbero trovare finalmente stabilità occupazionale dopo circa un decennio.

Ed è proprio l’esistenza della TPWA ad aver creato una criticità normativa di cui non si registrano precedenti sul territorio nazionale, impedendo sia l’avvio del bando pubblico per l’individuazione dell’operatore che per la costituzione eventuale dello stesso come da art.17 (rispettivamente comma 2 e 5).

Una situazione per cui sindacati e lavoratori chiedono con urgenza il ripristino delle condizioni di concorrenza leale con le altre realtà portuali, in cui gli operatori ex artt.16 e 18 possono avvalersi dei lavoratori delle cosiddette compagnie portuali.

Altro punto dolente è il rapporto con l’operatore turco Yilport: “Da anni inadempiente rispetto agli impegni assunti con l’AdSP del Mar Jonio – continua Sasso – l’operatore che ha in concessione oltre 1 milione di metri quadrati sul Molo Polisettoriale, al momento sottoutilizzato e privo di traffici adeguati, deve necessariamente ridefinire i termini della concessione”. Sulla questione è intervenuto anche l’attuale presidente dell’AdSP del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti: “Proprio da Yilport – ha dichiarato – è recentemente giunta una richiesta di rivisitazione della concessione, anche alla luce del decreto che individua il porto di Taranto tra gli hub nazionali di riferimento prioritari per lo sviluppo degli impianti eolici offshore galleggianti in Italia. Impianti che dovrebbero ricadere nella parte in concessione all’operatore turco”.

E proprio a proposito dell’eolico offshore, Gugliotti ha annunciato una novità: “Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ci ha chiesto di chiede di procedere con la progettazione del consolidamento della banchina; ricordo, infatti, che la prima fase per la realizzazione dell’hub per l’eolico offshore a Taranto è quella di consolidare i 50 ettari che all’epoca furono candidati per la partenza di questa importante iniziativa. Il Ministero finalmente ci ha scritto, ribadendo la disponibilità delle risorse economiche per fare questo tipo di intervento e ci ha chiesto di andare avanti con la progettazione”.

In generale, dall’assemblea è emersa la volontà di costituire una “cabina di regia” insieme agli attori istituzionali coinvolti, dal Comune alla Provincia, dalla Regione ai parlamentari ionici, con e presso l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio. Un organismo, insomma, che porti avanti concretamente le azioni necessarie al rilancio del porto e verifichi l’attuazione di quanto stabilito progressivamente.

Non ultimo, sarà necessario verificare l’allineamento tra i tempi di realizzazione degli interventi e la scadenza della misura di legge che autorizza l’esistenza della TPWA, la clausola sociale e la corresponsione dell’IMA (indennità di mancato avviamento) che garantisce l’attuale sostentamento degli ex TCT. La scadenza della norma di legge, infatti, è fissata al 31 dicembre 2026 ed è chiaro che in caso di tempi più lunghi sarà necessario chiedere un’ennesima proroga al Governo.

Da cosa passa il futuro di questi lavoratori? “Sicuramente dal rilancio del porto – è la risposta di Gugliotti –  che ci auguriamo possa avvenire quanto prima; certo, non è una cosa semplicissima però noi stiamo provando ad incidere su più leve. È imperativo avviare un dialogo aperto, proficuo, anche serrato con il Governo per comprendere come poter procedere rispetto alle esigenze di tante famiglie, il cui futuro è nuovamente a rischio”.

*Sull’argomento: Si è cercato ex tct – Corriere di Taranto

 

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