Taranto si candida a diventare non solo un hub energetico, ma un vero e proprio hub del cambiamento, capace di guidare la transizione ecologica, industriale e occupazionale del Mezzogiorno.

È il messaggio emerso con forza dal convegno “Porti, energia e sviluppo sostenibile”, svoltosi il 30 e 31 gennaio presso il Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

L’evento è stato promosso dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio nell’ambito del progetto Blue Taras con il supporto di enti patrocinanti, tra i quali il Comune di Taranto.

Due giornate di confronto tra istituzioni, mondo accademico, imprese e operatori del settore hanno messo in evidenza come il porto di Taranto, grazie alle sue caratteristiche infrastrutturali, industriali e strategiche, possa svolgere un ruolo chiave nella decarbonizzazione, nello sviluppo delle energie rinnovabili – in particolare dell’eolico offshore – e nella riconversione sostenibile del territorio.

In questo contesto, la viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ,Vannia Gava, ha ribadito il sostegno del Governo al percorso di trasformazione del porto e della città: «Il governo intende dare risposte al territorio: restituiremo alla comunità le aree danneggiate negli anni. Le attività portuali – ha proseguito la viceministra – sono il motore di crescita e quello di Taranto è un nodo strategico per la riconversione industriale, che significa anche creazione nuovi posti di lavoro. Taranto è, ad esempio, tra i porti in Italia idoneo a ospitare l’eolico off-shore. Crediamo in uno sviluppo sostenibile per creare economia salvaguardando salute e territorio: per questo abbiamo destinato a Taranto sia dei finanziamenti ma anche decreti per semplificazioni importanti. Il governo vuole mettere i soldi, ma vuole soprattutto mettere le persone e le aziende in condizioni di poterli spendere, di “mettere a terra” più velocemente possibile tutti i progetti. La sfida dell’immediato futuro è quella di salvaguardare i porti italiani, tra cui quello di Taranto, per evitare la delocalizzazione dei traffici su altri porti».

La prima giornata di lavori, sul tema “Il porto come hub per la transizione energetica”, ha consentito di delineare una linea strategica chiara: accelerare la messa a terra di investimenti e progetti, restituendo al territorio le aree da ripristinare e rafforzando il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale come motore di sviluppo economico e industriale del Paese.

Il confronto ha affrontato temi centrali quali le infrastrutture di collegamento, la tutela dell’ambiente marino, la dimensione subacquea e i progetti di innovazione tecnologica legati a difesa, sicurezza e sostenibilità. È stata inoltre sottolineata l’importanza della formazione e della ricerca nelle discipline del mare, insieme alla necessità di restituire spazi e opportunità alle imprese per attrarre e consolidare nuova economia sul territorio. Le prospettive legate all’idrogeno e ai combustibili alternativi hanno evidenziato come innovazione e sviluppo sostenibile possano procedere in modo integrato. Sul fronte delle Comunità Energetiche Rinnovabili Portuali, il dibattito si è concentrato sulla normativa nazionale, sul valore dei benefici sociali e sulla sostenibilità economica di lungo periodo delle CERP e delle infrastrutture energetiche connesse.

La seconda giornata di lavori ha concentrato l’attenzione sull’eolico offshore, uno dei settori più complessi e strategici per l’Italia e, in particolare, per la Puglia.

Il porto di Taranto, sede dell’unico parco eolico near shore operativo nel Paese, è stato presentato come caso di studio di rilevanza europea, evidenziando come attorno allo scalo jonico si sia sviluppato un ecosistema industriale capace di generare filiere integrate per la produzione di componenti e impianti eolici. Sotto il coordinamento di Fulvio Mamone Capria, Presidente di AERO, il confronto ha approfondito le opportunità industriali per il sistema Paese e le prospettive di crescita per il Mezzogiorno. Gli interventi hanno affrontato in modo organico i principali nodi del settore: dal quadro del diritto internazionale ed europeo sulle rinnovabili offshore alle opportunità offerte dalle Zone Economiche Esclusive, dalla sicurezza delle infrastrutture marittime alla normativa nazionale sui parchi eolici in mare, con particolare riferimento alla complessità degli iter autorizzativi. Ampio spazio è stato dedicato anche alle misure di mitigazione dell’impatto sull’ecosistema marino, alle esperienze industriali – tra cui quella di Vestas Blades Italia – e alla pianificazione energetica regionale.

Il convegno, si chiude dunque con una visione condivisa: il porto di Taranto come infrastruttura strategica per l’energia, l’innovazione e il cambiamento sostenibile, al centro di una nuova alleanza tra istituzioni, territorio e sistema produttivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *