Poco più di un anno fa, precisamente il 21 febbraio 2025, cadeva il governo cittadino, quello definito Melucci bis. Tra i protagonisti di quella caduta (si recò dal notaio per firmare la sfiducia…) c’era l’attuale sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che il corriereditaranto.it ha incontrato a Palazzo di Città.

Sindaco, nel corso della conferenza stampa di fine anno ha dichiarato di aver trovato una situazione economica dell’ente peggiore di quella che immaginava. Conferma?

“Lo confermo e ne approfitto anche per fare un po’ di chiarezza con tanti filosofi della politica che ci sono in giro. Ricordo che è importante approfondire le norme e i ruoli. Il ruolo del Consigliere comunale o del Presidente del Consiglio comunale è diverso da quello dell’esecutivo.

Quando qualcuno mi ricorda di aver fatto parte delle precedenti amministrazioni, rispondo che il Consigliere comunale vede alcune cose, la gestione diretta della cosa pubblica ne vede altre. È ovvio che io ho vissuto la macchina amministrativa e che qualcosa l’ho vista e questo è stato il motivo per cui, fu deciso di interrompere il cammino della precedente amministrazione.

Mi recai dal notaio perché non ero soddisfatto di come veniva gestita la cosa pubblica. In quel periodo, esattamente un anno fa, tra l’altro, non avevo il minimo pensiero di dover diventare sindaco. Quando, poi, sono diventato sindaco, ho guardato in prima persona i tanti dossier ancora aperti, molti dei quali lo sono ancora tutt’oggi. Alcuni li abbiamo chiusi, altri li stiamo prendendo in considerazione facendo tanta fatica – andando contro il tempo, che in questo momento è particolarmente tiranno – per cercare di reperire le risorse umane e quelle economiche per chiuderli. Molto spesso parliamo di dossier che non sono di competenza dell’Ente come il Cis, che è una forma di finanziamento importante, in grado di cambiare in meglio le sorti del nostro territorio.

È facilmente immaginabile che i preventivi di spesa fatti nel 2015 non sono attualizzabili. Ci sono due strade: o rinunciare ad alcuni finanziamenti, quindi ad alcune opere, o il Governo dovrà rimpinguare le risorse mancanti per completare le stesse. Io propendo per la seconda soluzione. Perché parliamo di opere fondamentali come il ponte Girevole o il restauro di alcuni palazzi storici della città vecchia, alcuni dei quali sono a rischio di crollo”.

Alla luce della sentenza Boc, queste risorse possono provenire da questa sorta di tesoretto, che pare di capire determinante per le sorti dell’attività amministrativa, che, come lei stesso ha dichiarato, potrebbe restare ingessata?

“Seppur la notizia è chiaramente positiva e noi l’abbiamo colta con gioia, quella partita non è ancora chiusa perché Banca Intesa potrebbe ricorrere in Cassazione. E ancora, 48 milioni di euro sono certamente un tesoretto rispettabilissimo ma non rappresentano una quantità di denaro infinita, soprattutto se si pensa che quella quantità di denaro non può essere spesa per ogni cosa.

Per esempio ci sono alcune questioni che riguardano la spesa corrente che non possono essere affrontate”.

Lei ha parlato di tagli alle spese, citando i servizi sociali che rappresentano un punto di riferimento importante per una realtà a rischio “bomba sociale” come Taranto…

“Innanzitutto ho sentito gente dare dei numeri a caso. Nelle prossime ore faremo una riunione sul bilancio preventivo e solo dopo avremo la situazione più chiara. Quando ho parlato dei servizi sociali, lo ribadisco, ho detto che potremmo tagliare delle risorse perché sono spese correnti per le quali abbiamo il bilancio ingessato.

Non voglio dire che taglieremo i fondi dei servizi sociali e che tagliamo anche i servizi, può sembrare un ossimoro, ma non lo è, perché l’Amministrazione sta lavorando con una programmazione tale da non mettere in difficoltà le famiglie che già lo sono. Stiamo pensando a soluzioni interne che certamente daranno risposte alla popolazione.

Non toccheremo, ad esempio, gli asili; li lasceremo a gestione pubblica. Abbiamo da aprire nuovi asili; lo faremo per andare incontro alle esigenze delle famiglie ma non abbiamo ulteriori risorse per la loro gestione. Quindi, dobbiamo scegliere se rinunciare ad aprirli e non fornire un servizio o pensare a dei modelli di gestione, sempre con il controllo dell’amministrazione pubblica, da affidare ai privati.

Un altro capitolo importante è quello della rottamazione. La rottamazione per noi è un segnale da dare a quei cittadini che avrebbero voluto pagare e che non erano nelle condizioni di farlo. Quindi non ci sentiamo di penalizzare questa fascia di popolazione.

Chiaramente tutte queste operazioni finanziarie hanno delle ricadute dirette e indirette sul bilancio e quindi con le simulazioni, che andremo a fare, rispetto alle annualità alle quali estendere la rottamazione capiremo come procedere. Certamente posso dire che abbiamo ereditato una posizione del 2025 appesantita di diversi milioni di euro, che abbiamo sensibilmente ridotto”.

Cambiamo argomento. A proposito di ex Ilva, ha letto l’intervista a Michael Flacks (Ceo Flacks Group, interessato ad acquisizione siderurgico di Taranto, ndc) su “Quotidiano di Puglia”?

“Ho letto il titolo ma voglio approfondire perché è un tema particolarmente caldo”.

L’hai mai incontrato?

No. Non ho mai avuto questo piacere. L’ho visto in fotografia. Mi sembra un ragazzo simpatico”.

Le riporto una dichiarazione che ha rilasciato, che ha fatto sorridere in parecchi: “Voglio specificare che l’impianto siderurgico è molto ben gestito e in ottime condizioni”. Che ne pensa?

“Secondo me non è mai venuto a Taranto. Però adesso, al netto di questo, il tema va affrontato con serietà e mi permetto di dire severità. Io continuo ad essere convinto che è indispensabile una partecipazione forte dello Stato, con la formula che si ritiene più utile. Credo che rappresenta la forma di garanzia più alta. Noi, come Comune, siamo fermi sempre sulla stessa posizione. Pretendiamo che l’impianto sia rispettoso della salute, dell’ambiente e che tenga in debita considerazione i livelli occupazionali”.

Vuoi lasciare un messaggio a Flacks? Lo vuole invitare a Palazzo di Città?

Io non mi permetterei mai di scavalcare le attività che sta facendo il governo, per il quale ho tanto rispetto. Io rispetto i livelli istituzionali, c’è una procedura in atto. A loro sta la competenza delle politiche industriali e sono certo che stiano valutando tutti i dettagli per capire se l’operazione è sostenibile o meno”.

Altro tema attuale quello del rigassificatore on shore. La posizione del Comune di Taranto qual’è?

“Devo approfondire. Ho il fascicolo sul mio tavolo da ieri, l’ho letto velocemente”.

Ma non le sembra che in questa città ogni volta si facciano due passi in avanti, poi si torna indietro subito dopo? Ossia che ciclicamente vengono riproposte questioni sulle quali sembrava che si fossero messi dei paletti?

“Ne sono convinto anche io. Lo ritengo un fenomeno quasi naturale. Cioè una città a vocazione industriale, con un’economia prevalente, ha bisogno di tempo per poter avere un altro volto. E qui il nostro impegno e la nostra caparbietà sta nell’ insistere su quegli investimenti necessari per guardare a una diversificazione economica. Noi abbiamo bisogno di far crescere economie alternative: Il porto con tutto ciò che è annesso e connesso, la cantieristica navale, l’università, il turismo”.

Economie alternative che avrebbere dovuto già essere prese in considerazione dal 2012 mentre, invece, si è pensato esclusivamente a tenere in piedi un impianto siderurgico che fa acqua da tutte le parti sebbene oggi abbiamo appreso, con grande sorpresa, che si tratta di uno stabilimento ben gestito e tenuto in ottime condizioni…

*Fine prima parte – domani nella seconda si parlerà di Trasporti, Sicurezza, Giochi del Mediterraneo e Stadio Iacovone.

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