Il loro lavoro non conosce orari né festività: sono operativi 24 ore su 24, sette giorni su sette. Il loro obiettivo è prestare il primo soccorso, diventando spesso decisivi nel salvare una vita. Conoscenza del territorio, formazione approfondita e continua, senso di abnegazione e aggiornamento costante a nuove tecniche, strumentazioni e protocolli sono parte integrante del loro bagaglio professionale,

Sono gli operatori del 118, professionisti dell’emergenza quotidianamente esposti ad aggressioni e contestazioni, costretti a turni massacranti a causa della cronica carenza di personale e retribuiti in modo spesso non adeguato all’impegno richiesto. Eppure rappresentano un pilastro fondamentale del sistema pubblico di emergenza territoriale, tanto indispensabile quanto ancora troppo poco valorizzato.

“Il 118 è un baluardo che non può cadere, è lo scudo di difesa del cittadino” afferma il dottor Mario Balzanelli, direttore dell’U.O. Servizio 118 dell’ASL di Taranto e presidente nazionale della SIS118, instancabile promotore di iniziative pubbliche che mettano al centro la prevenzione e rendano il cittadino più consapevole e responsabile della propria incolumità. Ai microfoni del CorrierediTaranto.it gli abbiamo chiesto di fornirci un’istantanea del servizio, tra punti di forza, criticità e dati del nostro territorio.

Dottor Balzanelli, partiamo dai numeri: quanti interventi svolgete mediamente ogni giorno?

“Sul territorio della provincia di Taranto eseguiamo una media di 230 interventi quotidiani, in condizioni normali. Il numero aumenta, logicamente, durante il periodo di picco influenzario e durante l’emergenza caldo, quando arriviamo a superare i 300 interventi giornalieri: posso garantire che sono dati che denotano un’altissima quantità di richieste di interventi”,

Quali sono le motivazioni per cui viene richiesto maggiormente il vostro intervento?

“Sicuramente le emergenze cardiovascolari e i traumi, in particolare quelli causati da cadute e da incidenti stradali”.

Parliamo di criticità e punti di forza del servizio, allo stato attuale delle cose.

“La prima criticità, nonchè la più importante, è senza dubbio la gravissima riduzione dell’organico medico.
Da 75 medici previsti in pianta organica per far fronte ai percorsi di assistenza in emergenza alla popolazione provinciale, siamo rimasti in 13 per tutta la provincia di Taranto. Una riduzione di personale, quindi, che definirei drammatica e che ci pone di fronte all’impellente necessità di esperire qualunque tentativo utile sul piano amministrativo per reclutare nuovo personale”.

Una figura professionale fondamentale ma poco appetibile, insomma, anche contrattualmente.

“Come Società Italiana Sistema 118 stiamo spingendo sul Governo perché siano previsti meccanismi incentivanti per chi lavora nel 118, considerando l’impegno e l’importanza salvavita di questa figura professionale del medico dell’emergenza territoriale, e quindi una rivalutazione drastica dei contratti, perché altrimenti l’abbandono in massa dal servizio è pressoché certo per quasi tutte le regioni del Paese”.

Se dovesse individuare, invece, i punti di forza del servizio sul nostro territorio?

“La capacità di far fronte in maniera ottimale alle richieste dei cittadini, nonostante le criticità esposte precedentemente.

Nonostante la carenza importante di personale siamo organizzati in modo da garantire una risposta immediata con i mezzi infermierizzati all’emergenza, con la supervisione in tempo reale del medico in servizio nella centrale operativa, che in base alle situazioni più critiche valuta se prescrivere terapie potenzialmente salvavita sulla base di specifici protocolli internazionali.

Insomma, ancora oggi riusciamo a medicalizzare la maggior parte dei codici rossi, le situazioni più gravi, garantendo comunque una medicalizzazione di emergenza con ottimi risultati in termini di tempo e di qualità del servizio: in merito alla tempistica di raggiungimento degli scenari critici posso dire che siamo tra i 118 più veloci d’Italia, con una media di arrivo in 13 minuti nelle aree urbane e sempre entro i 18–20 minuti nelle aree extraurbane; contestualmente, riportiamo anche elevate percentuali di successo dagli arresti cardiaci improvvisi, con pazienti rianimati con successo sul territorio e dimessi vivi dalle sedi ospedaliere.

Ci attestiamo, infatti, su percentuali di sopravvivenza dell’8%, che rientra tra le medie migliori certificate e documentate dalla letteratura scientifica internazionale”.

Il dottor Mario Balzanelli

Quali aspettative riponete nel nuovo governo regionale?

“Abbiamo grande fiducia nella Regione Puglia, abbiamo avuto modo di incontrare recentemente il neo assessore alla sanità, Donato Pentassuglia, nell’ambito di un incontro dedicato che si è svolto a Bari con i direttori delle centrali operative 118. Le nostre richieste restano essenzialmente quelle di un potenziamento significativo del 118 dal punto di vista dei mezzi e del personale, in quanto il servizio rappresenta il sistema dell’emergenza che tutela la vita di tutti i cittadini e, peraltro, costituisce un LEA, ovvero un livello essenziale di assistenza garantito dallo Stato.

Il 118 è un baluardo che non può cadere, è lo scudo di difesa del cittadino. Quindi noi dalla Regione Puglia ci attendiamo un drastico rinforzo, una valorizzazione di chi lavora nel 118, perché senza una valorizzazione di tutti i professionisti che vi lavorano, medici, infermieri e soccorritori, è chiaro che il sistema andrà incontro a parametri di disfunzionalità sempre maggiori.

Dobbiamo puntare a migliorare la qualità dell’assistenza e dobbiamo puntare a migliorare la solidità del sistema e quindi le condizioni di lavoro di chi ci lavora, degli operatori, perché altrimenti tendono ad andarsene e il livello qualitativo scenderà inesorabilmente. Il 118 è in gravissima difficoltà, non solo in Puglia ma in tutta Italia”.

Un mestiere, peraltro, non esente da aggressioni che mettono a rischio l’incolumità degli stessi operatori, similmente a quello che accade negli ospedali e soprattutto nei Pronto Soccorso.

“Sì, le aggressioni sono le più elevate in quanto a frequenza oggettiva a livello nazionale e anche a livello locale. Anzi, al primo posto ci sono proprio gli operatori del 118 perché lavorano in campo aperto, poi quelli del Pronto Soccorso.

Gli episodi numericamente sono davvero allarmanti e, purtroppo, non siamo in grado di difenderci. Abbiamo chiesto con forza e attendiamo l’acquisto da parte dell’azienda delle bodycam che ci sono state promesse quantomeno per documentare quanto accade e con la speranza che possano rappresentare anche un elemento deterrente nei confronti di potenziali aggressori.

A livello nazionale, come presidente nazionale della SIS 118, chiederò al legislatore di introdurre la possibilità di un utilizzo routinario, in caso di aggressione del personale, degli spray anti-aggressione alla capsaicina, perché se ogni cittadino è legittimato per autodifesa, non capiamo perché noi che andiamo a difendere la vita delle persone non possiamo trovare un meccanismo di difesa quando veniamo aggrediti. Chiamare le forze dell’ordine ad aggressione avvenuta, infatti, non è abbastanza”.

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